“E digghe a chi me ciamma rénegôu
Che a tûtte ë ricchesse a l’argentu e l’öu
Sinán gh’a lasciòu de luxî au sü
Giastemmandu Mumä au postu du Segnü”
F. De Andrè, Sinan Capudan Pascià
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 0: Arrivo a Istanbul
- Day 1: La città vecchia
- Day 2: Bazar e città nuova
- Day 3: Corno d’Oro e crociera nel Bosforo
- Conclusioni
Introduzione
Bestemmiare Maometto al posto del Signore. Riascoltando Sinan Capudan Pascià, meraviglioso brano di De Andrè, ho pensato che, in fin dei conti, l’essenza di Istanbul potrebbe stare più o meno lì. Istanbul è un connubio fra Islam e Cristianesimo, Oriente e Occidente, Asia ed Europa, due mondi che si intersecano in una sintesi armoniosa, dando talvolta l’impressione di non toccarsi mai. Il tempo è scandito dalle preghiere, che risuonano incessanti dalle oltre 2500 moschee presenti nella città, mentre lo spazio sembra dilatarsi indefinitamente.
Con i suoi circa 15 milioni di abitanti, Istanbul è infatti l’unica città al mondo ad estendersi geograficamente fra due continenti, ad ulteriore dimostrazione delle sue caratteristiche culturali e delle sue dimensioni, che la rendono il centro municipale più grande d’Europa e dei Balcani, e fra i primi dieci al mondo. Ciò è dovuto anche alla sua collocazione sullo Stretto del Bosforo, che ne permette il collegamento diretto con il Mar Nero e il Mar di Marmara, prima che col Mar Mediterraneo.
Ripercorrere la storia della città è un esercizio che richiederebbe troppo tempo. Basti ricordare che il suo nome è cambiato 4 volte nel corso dei secoli, e il suo passato l’ha vista diventare prima capitale dell’Impero Romano d’Oriente e poi dell’Impero Ottomano. E non è un caso se la città ospita circa la metà dei musei e dei monumenti storici di maggiore rilievo della Turchia.
Ho visitato Istanbul nel Dicembre del 2019, in compagnia dei miei genitori e di mio fratello, costretti in modo poco democratico a seguire l’itinerario che avevo ideato, che vi presento nei prossimi paragrafi.
Itinerario in breve
È possibile dividere Istanbul in 4 macro aree, ovvero la Penisola storica, suddivisa fra città vecchia e Bazar, il Corno d’Oro e la città nuova. Trovate una suddivisione delle zone sulla mappa che ho creato solo per voi affezionati follower.
Le parti più importanti e famose della città sono sicuramente nella Penisola storica, ma ogni singolo quartiere ha qualcosa di diverso da raccontare. Di seguito la tabella riassuntiva dell’itinerario che abbiamo seguito, suddiviso in 3 giorni pieni.
| Day | Itinerario | Mappa |
|---|---|---|
| 0 | Volo FCO-SAW nel pomeriggio | – |
| 1 | Città vecchia | Città vecchia |
| 2 | Bazar e città nuova | Bazar Città nuova |
| 3 | Corno d’Oro e Crociera nel Bosforo | Corno d’Oro Bosforo |
| 4 | Volo di rientro SAW-FCO in mattinata | – |
In città ci siamo mossi prevalentemente a piedi, utilizzando qualche volta i mezzi pubblici e i taxi, che sono piuttosto economici. Per arrivare a Istanbul si può contare sulla presenza di due aeroporti internazionali. Il primo è il Nuovo Aeroporto di Istanbul (IST), situato a nord della città nella zona europea, il secondo è il Sabiha Gökçen (SAW), che si trova invece a sud, nella zona asiatica. Per raggiungere il centro dagli aeroporti si possono prendere comodamente i mezzi, in particolare un autobus dal Nuovo aeroporto (servizio attivo fra le 6 e le 23) e la metro dal Sabiha Gökçen. Il tragitto dura in entrambi i casi oltre un’ora, tempo durante il quale ci si può già rendere conto della grandezza della città. La maggior parte delle città italiane sono bel collegate a Istanbul con voli diretti.
Nota: per visitare Istanbul è necessaria solo la carta di identità, ma con un passaporto di validità residua di almeno 5 mesi si accelerano i controlli di sicurezza.
Day 0: Arrivo a Istanbul
Il nostro volo della Pegasus Airlines diretto all’aeroporto Sabiha Gökçen parte da Fiumicino nel tardo pomeriggio. Il volo è abbastanza tranquillo, viaggio seduto accanto ad una ragazza irachena con cui scambio un paio di consigli su come ottimizzare i tempi per visitare la città. Scoprirò solo una volta rientrato in Italia che si trattava di una persona piuttosto nota nel suo paese, cosa che apprendo dalla sua pagina social, nella quale pubblica ancora oggi costantemente foto e video che la ritraggono durante interviste sui TG nazionali.
Arriviamo al nostro hotel in serata, essendo in 4 decidiamo di prendere un taxi, che ci costa quanto prendere i mezzi. Non mi sovviene il nome dell’hotel, ma ricordo bene che fosse situato nella città vecchia e si affacciava direttamente sulla Moschea Blu. Facciamo un primo, rapido giro della città vecchia by night, avendo un’oretta di autonomia prima che le palpebre inizino a calare.


Day 1: La città vecchia
Il nostro tour della città inizia da Piazza Sultan Ahmet, un tempo denominata Piazza dell’Ippodromo. La piazza, che oggi rappresenta uno dei centri più vitali della città, risale al periodo storico intercorso fra gli imperi di Settimio Severo e Costantino, durante i quali divenne uno dei più grandi ippodromi del mondo. Al suo interno si trovano alcuni monumenti di particolare interesse:
- L’Obelisco di Teodosio, il monumento più antico di Istanbul, risalente al quindicesimo secolo a. C. e costruito per volere del Faraone Tutmosis III. Deve il suo nome all’omonimo Imperatore romano, che lo fece trasportare dall’Egitto. L’obelisco è decorato da diversi geroglifici, sulla cima sono rappresentati il dio Amon e il Faraone mano nella mano.
- La Colonna Serpentina, costruita in Grecia nel quinto secolo a.C. come offerta ad Apollo dopo la vittoria dei greci nella battaglia di Platea, e trasportata a Istanbul (allora Costantinopoli) dall’Imperatore Costantino. Il monumento deve il suo nome ai due pezzi attorcigliati che lo compongono, originariamente rappresentanti due serpenti, prima che fossero danneggiati circa 3 secoli fa.
- La Fontana tedesca, donata alla città agli inizi del ‘900 dal Kaiser Guglielmo II, che la progettò personalmente.
- La Colonna di Costantino, fatta erigere non dal famoso imperatore omonimo, ma dal meno noto Imperatore Costantino VII, in onore di suo nonno, l’Imperatore Basilio I.


Ubicato a pochi passi dalla Piazza dell’Ippodromo, si trova il Museo di Arte Turca e Islamica, in origine palazzo del Gran Visir Ibrahim Pascià. All’interno del museo sono custodite diverse opere in legno, terracotta, pietra e metallo, ma la collezione più importante è quella dei tappeti fatti a mano. Non essendo troppo appassionati di questo genere di arte, abbiamo tralasciato la visita, ma se siete interessati potete acquistare i biglietti sul sito del museo (costo 17€, apertura 9-17, eccetto lunedì). Poco distante dal Museo si trova poi la Moschea Sokollu, edificata per volere della moglie del Gran Visir Sokollu Mehmet Pascià di Serbia nel XVI secolo.
Dopo l’Ippodromo, è il turno della Moschea Blu, una delle attrazioni principali e più famose di Istanbul. Venne fatta costruire dal sultano Ottomano Ahmet I agli inizi del ‘600 e deve il suo nome al colore delle oltre 20000 piastrelle di maiolica e dei dipinti usati per decorarne gli interni. Pare che il termine “turchese” derivi proprio dai colori di questa moschea, coniato dai francesi come “colore dei turchi”. La moschea presenta 6 minareti, numero dovuto, secondo una leggenda, alla decisione dell’architetto a cui vennero commissionati i lavori, che finse di comprendere scorrettamente la richiesta del sultano, che chiedeva che i minareti fossero d’oro (i termini turchi di “oro” e “6” si pronunciano in modo simile). Assolutamente da vedere è il cortile esterno, che offre una magnifica vista. A nord-est della moschea è presente poi il mausoleo, che ospita diverse tombe, fra cui quella del sultano Ahmet I e di sua moglie. La visita della moschea è gratuita ed è possibile dall’alba al tramonto, ad eccezione dei 5 momenti di preghiera che si intervallano durante la giornata. Per la visita prendiamo tutto il tempo necessario per poter vedere ogni angolo.



A pochi metri dalla Moschea Blu, può valere la pena visitare il Museo dei Mosaici, all’interno del quale sono custoditi, per l’appunto, mosaici risalenti prevalentemente al IV e V secolo.
La nostra tappa successiva è il Parco di Sultanahmet, dal quale apprezziamo il bellissimo scorcio con vista su Aya Sofya (verso nord) e sulla Moschea Blu (verso sud). Nel parco si trovano anche i Bagni di Aya Sofya, fatti costruire dal Sultano Hurrem. Il costo dei bagni è piuttosto elevato (a partire da 95€).
Ci dirigiamo poi verso la Cisterna Yerebatan, nota anche come Basilica Cisterna. A Istanbul esistono diverse cisterne, costruite anticamente per sopperire alla carenza di acqua all’interno delle mura della città, mediante il loro rifornimento dalle foreste vicine. Le cisterne servivano anche come serbatoio durante i periodi di guerra, in cui gli eserciti nemici erano soliti distruggere gli acquedotti o avvelenare l’acqua. La Cisterna Yerebatan è la più grande e importante della città e venne fatta costruire dall’Imperatore Giustiniano. È possibile visitarla internamente, scendendo fino ai punti più bassi. Fra le cose più suggestive da vedere, sono da menzionare le teste di Medusa, portate alla luce in tempi recenti e usate come base di alcune colonne. L’ingresso (apertura 9-18:30) è a pagamento, i biglietti si possono acquistare sul sito della Cisterna.


Usciti dalla Cisterna Yerebatan, proseguiamo verso Santa Sofia (Aya Sofya), una delle attrazioni più iconiche di Istanbul. Il suo nome non deriva da una santa di nome Sofia, bensì dal termine greco che indica la Sapienza (di Dio, in questo caso). L’imponente edificio nella sua forma attuale risale all’Impero di Giustiniano, che la fece costruire come chiesa, funzione che ha ricoperto fino alla conquista ottomana del 1453, in seguito alla quale venne riconvertita in moschea. Durante la conversione, molte decorazioni raffiguranti soggetti umani vennero ricoperte da uno strato di intonaco, in quanto nell’Islam pare sia proibito pregare in luoghi in cui si trovano immagini umane. A partire dal 1934, gli strati di intonaco sono stati rimossi, successivamente alla decisione del governo di Ataturk (fondatore della Repubblica turca) di chiudere l’edificio al culto e aprirlo al pubblico sotto forma di museo. Dal 2020, per volere del presidente Erdogan, Aya Sofya è stata riaperta al culto islamico. L’ingresso costa 25€, la visita vale sicuramente la cifra richiesta. I biglietti possono essere acquistati anche online sul sito del museo (entrata 9-19:30, eccetto lunedì). Fra le parti più attrattive della chiesa/moschea/museo è da menzionare l’enorme cupola, che ha mantenuto il primato delle dimensioni fino alla costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze.



Accanto a Santa Sofia, merita un’occhiata la Fontana di Ahmed III, costruita dall’omonimo sultano nei primi del ‘700, prima di arrivare ad un’altra delle attrazioni più importanti della città, ovvero il Palazzo Topkapi.

Il Palazzo Topkapi fu fatto costruire come residenza dei sultani dopo la conquista della città ad opera degli ottomani nel 1453, e deve il suo nome al termine turco che indicava la serie di cannoni posti dinanzi la porta del palazzo. A partire dal 1924, il palazzo è adibito a museo, che detiene il primato nazionale fra quelli più visitati. L’edificio è molto grande, le mura che lo circondano potrebbero addirittura racchiudere l’intero Vaticano. Nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni, pertanto lo stile architettonico è un mix di diverse culture. Il palazzo è diviso internamente in due parti, una interna, in cui vivevano il sultano e la sua famiglia, e un’altra esterna, adibita all’amministrazione governativa e militare. A livello planimetrico, le aree principali constano di 4 cortili e dell’Harem, quest’ultimo a sua volta costituito da diverse sezioni. Nel palazzo si trovano poi, oltre a varie collezioni di armi (fra le più importanti del mondo), porcellane e tesori imperiali, anche una serie di reliquie sacre, fra le quali sono da menzionare:
- La spada e il mantello di Maometto
- Il dente di Maometto, caduto durante la battaglia di Uhud
- La staffa attribuita a Mosè
- La spada di Davide
- Il turbante attribuito a San Giuseppe
- Il braccio attribuito a San Giovanni Battista
Trovate tutte le informazioni sul sito del museo, dove potete anche acquistare i biglietti (costo a partire da 25€, apertura 9-18, eccetto martedì). Per la visita va considerata qualche ora (da 2 a 4, in base al vostro interesse), il palazzo nel suo complesso è molto grande e merita una visita accurata.


Le ultime attrazioni da segnalare nella città vecchia sono la Chiesa di S. Irene e il Museo Archeologico, quest’ultimo contenente una collezione di oltre un milione di oggetti provenienti da diverse nazioni, che lo rendono il più grande museo della Turchia e fra i primi dieci al mondo. Il museo è composto dal museo archeologico, dal museo del Mondo Antico e dal museo delle maioliche. Il biglietto di ingresso (apertura 9-17 o 9-19, rispettivamente nel periodo invernale ed estivo) costa 15€ e può essere acquistato sul sito del museo.
Day 2: Bazar e città nuova
Bazar
Il nostro secondo giorno inizia dal Mausoleo di Mahmut II, che ospita i sarcofagi di tre importanti sultani ottomani e dei loro parenti stretti, vissuti a cavallo fra l’800 e il ‘900. Ci fermiamo poco, il nostro primo vero obiettivo è il Grand Bazar, che raggiungiamo con una breve passeggiata in pochi minuti. Il Grand Bazar risale all’era bizantina ed è considerato il centro commerciale più antico del mondo. L’area del Grand Bazar è molto estesa e comprende circa 60 strade, 12 moschee e oltre 4000 negozi, nei quali si possono trovare le merci più impensabili. Il mercato è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, eccetto domenica.


Proseguiamo ancora a piedi fino ad arrivare a Beyazit square, la piazza pubblica più grande di Istanbul. Nota anche come Piazza della Libertà e costruita sull’antico foro di Teodosio, la sua attuale forma risale alla metà del ‘900, avendo subito diverse variazioni nel corso del tempo. Il suo nome deriva da quello dell’omonimo sultano che fece costruire la Moschea situata su uno dei lati della piazza, a cavallo fra il ‘400 e il ‘500. La moschea è fra i più grandi esemplari di architettura ottomana ed è la più antica di tutta la città. Il complesso della moschea comprende anche un ostello, una scuola religiosa e dei bagni termali. Sugli altri lati della piazza si trovano la Torre di Beyazit, edificata per sorvegliare eventuali incendi,e l’ingresso dell’Università, che ospitava originariamente il Ministero Militare (divenne Università quando i ministeri vennero trasferiti ad Ankara).

Continuiamo la nostra avventura dirigendoci verso la Moschea di Solimano il Magnifico, una delle più grandi moschee della città, risalente alla metà del ‘500 e costruita in onore del Sultano Solimano II. Il progetto della moschea è dell’architetto Sinan, il più famoso architetto ottomano. La moschea è ben visibile già dal Ponte di Galata, ma sicuramente merita una visita da vicino e internamente. La visita dell’interno è gratuita ed è consentita fuori dagli orari delle preghiere. Fra le particolarità della moschea sono da menzionare le finestre e le vetrate decorate a mano, oltre alle uova di struzzo appese ai candelabri, il cui odore pare tenga lontani i ragni. Molto bella è anche la vista della città che si può apprezzare dalle mura della moschea. Accanto alla moschea è inoltre situato un cimitero, nel quale si trovano, fra gli altri, il mausoleo del sultano e quello di sua moglie, riconoscibili dal diverso colore delle lapidi (verde) rispetto a quello delle altre (grigio).




Non lontana dalla Moschea del Solimano e dall’Università, è ubicata la Moschea di Sehzade, fra le più grandi della città e fatta costruire dal sultano in onore del figlio, morto prematuramente.

Dalla Moschea del Solimano, camminando lungo la strada del mercato (Uzunçarşı Caddesi), arriviamo a Eminonu square e soprattutto al Bazar egiziano, noto per il suo mercato delle spezie concepito in maniera inusuale come parte della Nuova Moschea. L’appellativo di egiziano non deriva, come falsamente si crede, dall’influsso delle spezie egiziane, ma dal fatto che la costruzione del Bazar fu eseguita prevalentemente con i proventi delle tasse riscosse dagli ottomani in Egitto. L’atmosfera orientale di questo Bazar è particolarmente visibile.


Dato che ci siamo, visitiamo anche la Nuova Moschea (Yeni Cami), così chiamata non perché sia particolarmente nuova (venne costruita nel ‘600), ma perchè la sua prima fondazione fu abbandonata e caduta in rovina, prima che il progetto venisse ripreso per essere portato a termine nell’arco di ben 66 anni, durata record per la costruzione delle moschee di Istanbul (considerate che per la costruzione della Moschea Blu vennero impiegati solo 7 anni). Vicino la Nuova moschea è situata poi la Moschea di Rustem Pascià, costruita in onore del genero del Sultano Solimano, che fu fra i Gran Visir più importanti dell’epoca.


Chiudiamo la visita del quartiere dei Bazar dirigendoci verso il Ponte di Galata, che collega la Penisola Storica con la città nuova. La versione attuale del ponte è di recente costruzione (il ponte è stato completato nel 1994), ad opera di una ditta turca, ma sono state realizzate altre versioni a partire dalla metà dell’800. I primi progetti risalgono addirittura al Rinascimento e hanno coinvolto anche Leonardo da Vinci e Michelangelo, ma i loro progetti non ebbero seguito.
La città nuova
Arrivati al Ponte di Galata, è già passata la prima metà della giornata. Pranziamo rapidamente in modo da poterci dirigere subito verso Dolmabahçe Palace, che raggiungiamo con i mezzi (apertura fino alle 16, chiusura lunedì e giovedì). Il palazzo fu fatto costruire dal sultano Abdülmecid I intorno alla metà dell’800 come nuova residenza imperiale, sostituendo il Palazzo Topkapi, giudicato troppo modesto per gli sfarzi del sultano. Dopo la proclamazione della repubblica, il palazzo venne utilizzato da Ataturk come residenza estiva, venendo trasformato in museo alla sua morte. Grossolanamente, è costituito da 3 edifici, uno per gli uomini, uno per le donne e l’ultimo per i cortigiani. È possibile visitare il palazzo internamente (costo del biglietto intorno a 40€, acquistabile in loco). La visita richiede un po’ di tempo, considerando che vi si trovano quasi 300 stanze e che si tratta del palazzo più grande della Turchia. Lo stile delle sale interne è molto sfarzoso, infatti il palazzo fu adornato cercando di emulare le principali regge europee. Fra le stanze, è da menzionare quella nella quale morì Ataturk, in cui gli orologi vennero per molto tempo fissati sull’orario della sua morte. Per la visita degli interni, considerate un paio d’ore abbondanti.


Nei dintorni del palazzo, sono infine situate la moschea di Dolmabahçe, dallo stile completamente diverso rispetto alle altre moschee della città, e la Torre dell’orologio.
Terminata la visita del palazzo, facciamo rotta verso Piazza Taksim, uno dei centri più vitali della città. Il punto di maggiore interesse è il Memoriale della Repubblica, monumento celebrativo della fondazione della Repubblica turca e progettato dall’architetto italiano Pietro Canonica. Il monumento presenta due sculture raffiguranti Ataturk, nella prima in veste militare durante la guerra d’indipendenza e nella seconda in abiti comuni. Il nome della piazza deriva da quello del serbatoio in pietra ubicato nella zona.
Da Piazza Taksim, rientriamo verso il Ponte di Galata camminando prima lungo Corso İstiklal e poi lungo French street (Fransız Sokağı), una strada pittoresca ricca di locali che ha in realtà poco a che fare con la Francia. Passando da Corso İstiklal a French street, si incontrano alcune attrazioni che potrebbero meritare una piccola sosta:
- Il Liceo Galatasaray, fondato alla fine del ‘400
- La Basilica di S. Antonio di Padova, che presenta una facciata piuttosto pittoresca
- Il Club 360, dal quale è possibile apprezzare una buona vista panoramica della città
Prima di arrivare al ponte, andiamo incontro alla Torre di Galata, una torre in pietra usata per il controllo degli incendi, adoperata in precedenza come prigione. Si narra che il primo uomo a volare fu un tizio che saltò dalla torre legandosi a delle ali di legno. È molto suggestivo vedere la torre illuminata di sera. Dalla torre si apprezza anche uno dei migliori panorami di Istanbul. Per salire in cima si può utilizzare l’ascensore, oppure salire a piedi circa 150 gradini.

A questo punto siamo piuttosto stanchi, quindi torniamo in zona hotel per cenare e riposare in preparazione al giorno successivo.
Day 3: Corno d’Oro e crociera nel Bosforo
Corno d’Oro
Dedichiamo la maggior parte del nostro ultimo giorno al Corno d’Oro, zona di Istanbul più lontana dal turismo rispetto alle attrazioni dei giorni precedenti, e che deve il suo nome agli scambi commerciali che avvengono storicamente intorno al grande canale a est del Ponte di Galata. Trattandosi di un percorso lungo, usufruiamo anche dei mezzi per spostarci, oltre alle nostre affezionate gambe.
Iniziamo il tour dall’acquedotto di Valente, costruito nel 375 d.C. per volere dell’omonimo imperatore allo scopo di fornire acqua in tutta la città. È stato in funzione per oltre 1500 anni, inizialmente era lungo oltre un chilometro, ma oggi restano solo circa 800 metri. La costruzione è in pietra, ricavata dalle mura di Calcedonia. Dall’acquedotto raggiungiamo a piedi in una decina di minuti la Moschea di Fatih, prima moschea imperiale costruita dopo la conquista di Istanbul. La moschea venne edificata sostituendo la Chiesa dei Santi Apostoli, voluta dall’Imperatore Costantino I. Nelle vicinanze dell’acquedotto e della moschea di Fatih, segnalo anche la Moschea di Zeyrek (o Monastero del Pantocrator).
Proseguiamo quindi verso il cuore delle attrazioni del Corno d’Oro, ovvero le chiese bizantine superstiti. Venendo dalla moschea di Fatih, la prima di queste è la Chiesa di Theotókos Pammakaristos (beata Madre di Dio), oggi Moschea di Fethiye. La chiesa fu costruita nel XII secolo e convertita in Moschea dopo la conquista ottomana. L’edificio conserva internamente il maggior numero di mosaici bizantini della città, insieme alla Chiesa di San Salvatore in Chora e a Santa Sofia. Le visite sono aperte dalle 9:30 alle 16:30 tutti i giorni eccetto lunedì. Nelle vicinanze della chiesa/moschea, menziono anche il Liceo greco di Fener, edificio esteticamente apprezzabile per il colore rosso dei mattoni (non a caso, l’edificio è chiamato anche Castello Rosso).

Nel quartiere di Fener-Balat, che ospita il liceo greco, sono da citare inoltre:
- La chiesa ortodossa bulgara di Santo Stefano, molto suggestiva anche internamente (accesso gratuito)
- Il Quartiere ebraico di Balat
- La Cattedrale di San Giorgio, sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, dagli interni riccamente decorati
Dopo la visita della Moschea di Fethiye è il turno della Chiesa di San Salvatore in Chora (ovvero “fuori città”), dal mio punto di vista l’attrazione più suggestiva della zona del Corno d’Oro. La chiesa è stata costruita per volere dell’Imperatore Giustiniano e rappresenta uno dei migliori esempi di arte bizantina. Dopo la conquista ottomana è stata convertita in moschea, oggi è adibita a museo (di Kariye). Purtroppo molti mosaici sono danneggiati, ma quelli ben conservati meritano un’occhiata adeguata. La chiesa è accessibile dalle 9:30 alle 16:30, eccetto mercoledì, l’ingresso è a pagamento.

Vicino la chiesa di San Salvatore in Chora, sono situate alcune attrazioni piuttosto suggestive:
- Il Castello Yedikule (7 torri), edificato inizialmente per volere dell’Imperatore Teodosio I (per questo motivo si parla del castello come delle Mura di Teodosio), che fece costruire l’arco di trionfo, e ingrandito con tre torri dagli ottomani circa un millennio dopo, prima di essere utilizzato come carcere fino alla metà del ‘900, quando è stato infine adibito a museo.
- Il Palazzo Tekfur (o del Porfirogenito), una delle residenze imperiali dei primi sovrani bizantini, di cui in realtà rimangono solo alcuni resti (il pavimento e il tetto sono andati perduti).
- Il cimitero dei Sahabe, edificato in onore dei seguaci di Maometto nella metà del ‘400 (i Sahabe sono in qualche modo assimilabili all’equivalente islamico degli apostoli di Gesù).
Ci dirigiamo a questo punto verso la Moschea di Eyup Sultan, dedicato all’ultimo martire dei Sahabe e considerato uno dei luoghi islamici più sacri di Istanbul, sebbene la sua attuale versione sia di recente costruzione. Nel tragitto fra la chiesa di San Salvatore in Chora e la moschea, se avete tempo potete passare dalla Prigione di Anema, così chiamata in ricordo di un comandante arabo ivi imprigionato per avere tentato di assassinare l’imperatore bizantino dell’epoca (intorno all’anno 1000), successivamente condannato a morte, e infine graziato per volere di una delle figlie dello stesso imperatore, che si innamorò di lui. Dalla moschea di Eyup Sultan, segnalo la possibilità di arrivare (preferibilmente con i mezzi) al Miniaturk, il parco in miniatura più grande del mondo, tappa che abbiamo saltato per poter inserire in zona Cesarini la crociera nel Bosforo.
Bosforo
Lo Stretto del Bosforo, che separa l’Asia dall’Europa, è considerato uno dei passaggi marittimi più importanti e trafficati del mondo. Il suo nome deriva dalla mitologia greca. Secondo la leggenda, Zeus tramutò in giovenca una delle sue amanti per proteggerla dalla gelosia di Hera, la quale, accortasi tuttavia del sortilegio, la fece inseguire per l’eternità da una mosca. Per sfuggire al tormento della mosca, la giovenca si gettò in acqua, morendo (il termine Bosforo significa letteralmente “passaggio della giovenca”).

Lungo le sponde del Bosforo si possono ammirare diverse attrazioni di interesse, dai palazzi reali alle moschee. Alcune di queste meritano una visita ad hoc, ma se si vuole avere una infarinatura delle stesse vedendole solo esternamente è consigliabile una crociera. Ne esistono di diversi tipi, dalle più brevi, della durata di un paio d’ore, alle più lunghe, che possono durare anche un’ intera giornata. In ogni caso, consiglio vivamente di comprare i biglietti direttamente in loco, evitando come la peste le varie persone che incontrerete per strada offrendovi la crociera, per la quale paghereste molto di più. Noi abbiamo scelto l’opzione della crociera breve.
Partendo dal Ponte di Galata, il primo punto di interesse, situato dall’altra sponda del Bosforo rispetto al Palazzo Dolmabahçe, è la Torre di Leandro, o Torre della fanciulla, in base a quella delle due leggende legate alla torre che si preferisce. Secondo la prima, il giovane Leandro nuotava tutte le sere dalla costa alla torre per raggiungere la sua amata lì rinchiusa, che guidava il tragitto del giovane facendo luce con una candela, finchè un giorno la candela si spense e lui si perse fra le onde, evento a cui seguì il suicidio della ragazza. La seconda leggenda narra invece di un imperatore che rinchiuse sua figlia nella torre per proteggerla da una profezia che preannunciava la sua morte a causa del morso di un serpente, che riuscì però a morderla comunque, uscendo da un cesto di frutta portatole da una strega.
Proseguendo verso il Mar Nero, si passa successivamente dalla Moschea di Ortakoy, situata in uno dei quartieri più vivi di Istanbul.

Dalla moschea si vede bene il Ponte del Bosforo, fra i ponti più lunghi del mondo, concepito come primo collegamento fra Europa e Asia. Molto suggestivo vedere il ponte illuminato di sera.

Sulla sponda opposta dello stretto rispetto alla moschea di Ortakoy, è situato il Palazzo Beylerbeyi, ovvero del “capo comandante”. Il palazzo, costruito in marmo bianco, veniva utilizzato prevalentemente come residenza per gli ospiti illustri.

Navigando ancora in direzione del Mar Nero, troviamo il Palazzo di Küçüksu, utilizzato come base per le battute di caccia dal sultano che lo fece costruire intorno alla metà del ‘700. Accanto al palazzo, prima di raggiungere il Ponte di Fatih Sultan Mehmet, anch’esso fra i più lunghi del mondo, troviamo la Fortezza di Anadolu, e dall’altra parte dello stretto la Fortezza di Rumeli.

Dopo la mini crociera, chiudiamo la giornata con un ottimo kebab, che non può mancare in una visita adeguata di Istanbul.
Conclusioni
Istanbul è una città davvero enorme e piena di cose da fare e visitare. Programmando bene gli spostamenti e le visite, in tre giorni si riesce ad avere una buona infarinatura di quello che la città offre. Dovendo scegliere la triade dei quartieri più belli, metterei sicuramente al primo posto la città vecchia, seguita dal Bazar e dal Corno d’Oro. Non mi ha invece entusiasmato particolarmente la città nuova. Il podio delle attrazioni che mi sono piaciute maggiormente è in particolare il seguente:
- Medaglia d’oro a Santa Sofia, non tanto per la parte esterna, seppure molto apprezzabile, ma soprattutto per la parte interna, molto ricca e suggestiva.
- Medaglia d’argento alla Moschea Blu, bellissima sia esternamente che in termini di decorazioni interne.
- Medaglia di bronzo alla Chiesa di San Salvatore in Chora, i mosaici che si riescono a vedere sono davvero bellissimi.
Avendo meno di tre giorni a disposizione, velocizzerei la visita della città nuova, limitandomi al Palazzo di Dolmabahçe e Piazza Taksim, e probabilmente eviterei la crociera nel Bosforo, anch’essa non particolarmente imperdibile dal mio punto di vista.
Nota costi: in generale Istanbul non è una città nella quale si spende molto, anche perché l’offerta è piuttosto ampia. Laddove possibile, conviene spostarsi a piedi o con i mezzi, ma anche i taxi hanno generalmente prezzi più che accettabili.
