“L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.”F. Guccini, L’Ultima Thule
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- A proposito del vulcano Askja
- Day 1: Fiordi dell’est, Hengifoss e Stuðlagil canyon ovest
- Day 2: Stuðlagil canyon est e Dettifoss
- Conclusioni
Introduzione
Una volta oltrepassata la Terra del ghiaccio, eccoci al tratto di Ring Road in cui le antiche valli glaciali hanno incontrato la forza del mare. Siamo arrivati ai fiordi dell’est islandese, fra paesaggi verdeggianti immersi nella tipica atmosfera fredda e solitaria del nord Europa. Ci attendono cittadine piccole e isolate, canyon basaltici bagnati da acque smeraldine, affascinanti spiagge deserte e nuove, impetuose cascate. Panorami indescrivibili, in cui la natura ha dato sfoggio della sua potenza.
L’attrazione maggiormente anelata della zona è per noi il vulcano Askja con le sue caldere, ospitanti laghi vulcanici dai colori incredibili. Purtroppo, a farci compagnia è anche il maltempo, che ci impedisce di incamminarci sulle F-roads in pessime condizioni che collegano il vulcano alla Ring Road, costringendoci a rinunciare alla visita. Sarà per la prossima volta.
La pioggia scende incessante e quando mettiamo il piede fuori dalla nostra Dacia Duster il vento penetra vigorosamente fra le fessure dei nostri vestiti. È arrivato il momento di rallentare il ritmo intenso che ha accompagnato le nostre giornate fino a questo momento, e di rifiatare mentre ci concentriamo su altre tappe imperdibili, ma più facilmente raggiungibili.
Itinerario in breve
Il nostro piano iniziale prevedeva di dedicare un giorno al tratto della Ring Road che si affaccia sui fiordi dell’est, partendo da Stokksnes beach e proseguendo verso il canyon di Stuðlagil, e un altro al vulcano Askja, raggiungibile con un viaggio a/r.
Purtroppo, nei giorni in cui saremmo dovuti andare ad Askja, il maltempo si è fatto sentire prepotentemente, attraverso piogge incessanti e abbondanti, che ci hanno spinto ad evitare di percorrere le F-roads con la nostra auto, e anche di ricorrere al tour guidato in pullman. Nel primo caso, abbiamo voluto evitare rischi inutili per la nostra sicurezza, nel secondo non ci sembrava il caso di spendere tanti soldi sapendo che non avremmo potuto godere appieno dello spettacolo naturale che ci si attende col bel tempo. Pertanto, abbiamo dilatato un po’ i tempi, suddividendo le tappe che ci eravamo prefissati in modo da prendercela comoda, senza aggiungere altro. Col senno del poi, ritengo di poter confermare che in condizioni meteo favorevoli sarebbe stato possibile seguire l’itinerario originario.
Il primo giorno abbiamo quindi percorso la Ring Road per passare dai fiordi dell’est e dalle cascate Hengifoss e Litlanesfoss, chiudendo con la vista del punto panoramico del west Stuðlagil canyon (raggiungibile in auto), e rimandando la visita del lato est al giorno successivo, in cui abbiamo incluso la cascata Dettifoss. Sempre a causa del maltempo, abbiamo dovuto rinunciare anche a visitare Stokksnes beach. Di seguito l’itinerario in pillole.
| Day | attrazioni | km/travel time | Mappa | Notte |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Egilsstadir, Lagarfljot, cascate Hengifoss e Litlanesfoss, Stuðlagil Canyon west | 410/6h | Fiordi dell’est e Studlagil ovest | Grimmstadir |
| 2 | Stuðlagil Canyon est e Dettifoss | 310/4h | Studlagil est e Dettifoss | Laugar |
A proposito del vulcano Askja
Per arrivare al vulcano Askja, è necessario guidare per circa 6 ore fra andata e ritorno (3+3) su F-roads di pessima qualità ed è inoltre necessario attraversare guadi piuttosto impegnativi, indipendentemente dalla strada che si decide di percorrere. Esisitono essenzialmente due combinazioni possibili. La prima prevede un percorso piuttosto lungo sulla F88 e un ultimo tratto sulla F910. Per percorrere la F88 è necessario avere il jeeppone, non basta un normale 4×4 stile Dacia Duster, anche perché uno dei guadi che si incontrano lungo il tragitto è particolarmente profondo. La seconda opzione, che è quella che avremmo scelto, prevede un primo tratto sulla F905 e un secondo tratto sulla F910. Lungo questo tragitto si incontrano due guadi, il primo dei quali è più impegnativo e si incontra dopo mezz’oretta di strada, partendo da Modrudalur. Molte persone riescono ad attraversare anche questo guado più impegnativo con un 4×4 come la nostra Dacia Duster (ho visto anche il video di un tizio che attraversava il guado perfino con un Pandino 4×4 ignorante), ma non avendolo fatto mi astengo da qualsiasi giudizio.
E’ possibile anche arrivare tramite tour organizzato in pullman. I prezzi però, come spesso accade in Islanda, sono piuttosto alti. L’unica agenzia che ho trovato facendo un po’ di ricerche con cui ci si può organizzare è Myvatn Tours, al costo, per il tour classico, di 32000 ISK a testa, equivalente a circa 210€.
Le attrazioni principali di Askja sono il cratere Viti (da non confondere con quello di Krafla) e la caldera, che si raggiungono più o meno facilmente dal parcheggio tramite un sentiero sufficientemente pianeggiante, salvo l’ultimo tratto più ripido, in circa 40 minuti (poco meno di un’ora e mezza fra andata e ritorno). All’interno del cratere è anche presente un piccolo lago geotermico in cui è possibile fare il bagno. La vista dal punto più alto della salita alla caldera pare sia veramente spettacolare.
Day 1: Fiordi dell’est, Hengifoss e Stuðlagil canyon ovest
La nostra giornata inizia da Höfn, ultima tappa del nostro tour nella Terra del Ghiaccio. La nostra prima destinazione programmata è la spiaggia di Stokksnes, nota per il suggestivo specchio del Vestrahorn, una montagna a cui gli islandesi sono particolarmente affezionati. Tuttavia, dobbiamo rinunciare a questa prima tappa a causa di una nebbia fitta, che impedisce la visuale. Inizia anche a piovere in modo consistente, e l’acqua continuerà a cadere incessantemente per i tre giorni successivi.
Percorriamo quindi un lungo tratto della Ring road, passando per alcuni piccoli paesini, fra cui Egilsstadir, il più noto della zona. Ci fermiamo a pranzare a Reydarfjordur, che riteniamo più interessante, trovando un locale da asporto piuttosto economico (cosa rara in Islanda), che ci prepara una specie di pesce al curry veramente buonissimo. In generale, il tragitto è molto suggestivo, come del resto tutta la Ring Road, ma rispetto ad altri giorni meno emozionante.


Arriviamo al parcheggio di Hengifoss dopo una lunga cavalcata di circa 4 ore. Pagato il parcheggio (1000 ISK, equivalenti a 6,50€), decidiamo, nonostante la pioggia, di intraprendere il ripido sentiero che porta prima alla cascata Litlanesfoss e poi a Hengifoss. Riusciamo ad arrivare solo fino a Litlanesfoss, che vediamo in tutta la sua bellezza, ma non riusciamo a proseguire oltre perché la pioggia diventa troppo violenta e il terreno è estremamente scivoloso, per cui preferiamo tornare indietro. Ci accontentiamo quindi di scorgere Hengifoss in lontananza.


Battuti in ritirata da Hengifoss, ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa, ovvero la parte ovest del canyon Stuðlagil, che raggiungiamo in circa un’ora e mezza di strada, l’ultimo tratto della quale su uno sterrato non troppo impegnativo. Per arrivare, basta indicare su Maps “parcheggio ovest Stuðlagil canyon”.
Nota: potrebbe essere utile sapere che è presente un distributore di benzina vicino a dove inizia la strada sterrata andando in direzione di Egilsstadir. In quella zona abbiamo fatto davvero fatica a trovarne altri.
Lo Stuðlagil canyon è un’attrazione conosciuta solo da pochi anni. Prima della costruzione della centrale idroelettrica Kárahnjúkavirkjun, terminata nel 2007, il canyon non era infatti visibile. La possibilità di osservare questa spettacolare attrazione è successiva alla deviazione artificiale del percorso del fiume glaciale Jökla, le cui acque vengono utilizzate per mettere in azione le turbine della centrale, che ha ridotto la portata all’interno del canyon. Una volta arrivati al parcheggio (gratuito, a differenza di quello della parte est), è possibile arrivare facilmente al punto panoramico sul canyon. La vista è più che meritevole, ma nulla in confronto a quello che vedremo sul lato est. A parte il punto panoramico, nelle vicinanze del parcheggio non c’è altro, quindi la visita dura davvero il tempo di scattare qualche foto. Il percorso per scendere nel canyon parte infatti dal parcheggio est.


Le tappe della nostra giornata finiscono qui. Ci dirigiamo quindi infine a Grimmstadir, dove passiamo la notte. Qui abbiamo un’avventura simpatica perché scopriamo che il nostro bnb si trova a 5 km dalla reception, in un posto sperdutissimo. Sarebbe l’ideale per vedere l’Aurora Boreale, purtoppo la tempesta incessante ci impedisce categoricamente anche questa esperienza.
Day 2: Stuðlagil canyon est e Dettifoss
Iniziamo la giornata ritornando a Stuðlagil, ma parcheggiando sul lato est. Siamo anche più o meno fortunati, perché la pioggia ci concede una breve tregua. Il parcheggio, da quanto ho capito di recente istituzione, si trova vicinissimo alla cascata Studlafoss, cosa che permette di accorciare di molto il percorso rispetto a qualche tempo fa. La cascata non è altissima, ma essendo di passaggio vale la pena fermarsi un attimo a osservare le colonne basaltiche che circondano il salto.

Il sentiero lungo il lato est del canyon è piuttosto pianeggiante e per nulla complicato, ma può essere reso meno facile dalla pioggia, come nel nostro caso. Per arrivare al punto in cui si può scendere nel canyon si impiega una mezz’oretta abbondante e man mano che ci si avvicina a tale punto la vista diventa sempre più spettacolare. La discesa nel canyon è anche abbastanza semplice, ma anche in questo caso è importante fare attenzione a non scivolare, soprattutto se il terreno e le rocce sono bagnate. Quello che si vede, comunque, è veramente splendido, con un’acqua verdissima (nonostante il sole si stesse facendo i fatti suoi altrove) circondata da una lunga fila di colonne basaltiche. Complessivamente, per la la visita si possono considerare un paio d’ore, incluso un tempo per le foto adeguatamente lungo.



Nel primo pomeriggio proseguiamo verso Dettifoss, la cascata più grande dell’Islanda, che raggiungiamo in circa un’ora e mezza di strada. In questo caso, anticipiamo la visita che sarebbe stata prevista per i giorni successivi. Per arrivare alla cascata, si deve percorrere un breve sentiero, per il quale servono una ventina di minuti. Il sentiero è leggermente in salita ma comunque piuttosto semplice, tuttavia mentre arriviamo alla cascata veniamo colti da un acquazzone fra i peggiori mai sperimentati, anche a causa del vento che soffia fortissimo. Riusciamo ad arrivare più bagnati di come saremmo stati sotto la doccia, anche a causa dell’umidità della cascata che peggiorava nettamente la situazione, nonostante fossimo ben equipaggiati.
Nonostante tutto, lo spettacolo della cascata è davvero maestoso, con l’acqua che scende scrosciante e abbondante. Non riusciamo tuttavia a restare a lungo, perché il temporale si intensifica sempre di più. Torniamo quindi al parcheggio, e siccome il cielo non accenna a migliorare e noi siamo inzuppati fino alle ossa, decidiamo di rinunciare a quella che sarebbe stata la nostra ultima tappa, ovvero il canyon di Asbirgy, raggiungibile da Dettifoss in una mezz’oretta. Rientriamo dunque alla nostra base di Laugar per riscaldarci e passare l’asciugacapelli su tutto quello che eravamo riusciti a inzuppare, che era davvero tanta roba.

Conclusioni
Nonostante il maltempo, che ci ha penalizzato non poco, siamo riusciti a fare buona parte delle cose che ci eravamo prefissati. La rinuncia alla visita al Vulcano Askja ci ha lasciato l’amaro in bocca, ma eventualità del genere sono sempre da mettere in conto, a maggior ragione in Islanda. Un vero peccato, anche perché avevo studiato minuziosamente come attraversare i guadi!
Il punto sicuramente top del tratto percorso nelle due giornate descritte in questo articolo è stato senza dubbio Stuðlagil canyon, che siamo riusciti a visitare degnamente. Anche con il cielo coperto, i colori sono davvero stupendi e la passeggiata è piuttosto gradevole. Il tratto est è sicuramente quello più meritevole.
Per quanto riguarda Dettifoss, pur essendo la cascata più importante dell’Islanda, devo dire che mi ha emozionato meno rispetto a Gullfoss e Godafoss, non solo a causa della pioggia. Merita comunque sicuramente i 20 minuti di cammino per essere vista.
Molto suggestiva anche la passeggiata per arrivare a Hengifoss, passando per Litlanesfoss, anche se col maltempo il terreno può essere molto scivoloso.
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