“It’s gonna take a lot to drag me away from you
There’s nothing that a hundred men or more could ever do
I bless the rains down in Africa
Gonna take some time to do the things we never had”
Toto, Africa
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: Gondar
- Day 2: Monti Simien
- Day 3: Monti Simien – Geech e Chenek
- Day 4: Viaggio di ritorno
- Conclusioni
- Note aggiuntive
Introduzione
Etiopia, terzo e ultimo capitolo. Dopo aver visitato la regione più inospitale della Terra e la chiesa più inaccessibile del mondo, è arrivato il momento dell’ultima sfida del viaggio: scoprire se il mio corpo resista ad altitudini prossime ai 4000 metri, mentre resta già senza fiato per i panorami incredibili dei Monti Simien, sfondo della spedizione . Fino a questo momento, il punto più alto che abbia mai raggiunto è la vetta del Vulcano Irazù in Costa Rica, situata a oltre 3400 metri slm.
Dal Tigray, mi sposto dunque in Amhara, regione che fino a un istante prima di partire non ero sicuro di riuscire a visitare. In alcune zone di tale regione, infatti, rispuntano senza senso, di tanto in tanto, episodi di violenza legati a ferite non ancora del tutto rimarginate provocate dalla recente guerra nel Tigrè, ufficialmente conclusasi nel 2022. Quando ciò accade, i voli domestici che collegano la regione al resto del paese vengono cancellati direttamente dalla Ethiopian Airlines, unica compagnia che serve la regione, mentre le rotte terrestri sono chiuse da tempo immemore.
Come raccontato negli episodi precedenti, il mio viaggio in Etiopia si è svolto a Novembre 2024, periodo fra i più consigliabili per visitare il paese, per via del clima meno afoso. Sui Monti Simien, però, qualche grado in più sarebbe stato sicuramente apprezzabile, soprattutto di notte. Ma andiamo con ordine.
Ricordo che per arrivare in Etiopia è necessario il visto, che si può richiedere online qui. Il rilascio avviene entro 72 ore, se non sussistono motivazioni ostative.
Itinerario in breve
Secondo l’itinerario che avevo concordato con Ethiopian Travel and Tours (ETT), agenzia locale a cui mi sono appoggiato, i miei 4 giorni in Amhara si sarebbero dovuti suddividere in due parti. Nei primi tre giorni, avrei dovuto visitare i Monti Simien, con l’obiettivo di arrivare fino al punto panoramico di Imet Gogo, situato a oltre 4000 metri di altitudine. Il quarto e ultimo giorno, invece, avrei dovuto visitare la città di Gondar, antica capitale etiope, prima di imbarcarmi sul volo domestico diretto ad Addis Abeba e concludere il viaggio rientrando sano e salvo in Italia.
L’uso del condizionale è dovuto tuttavia al fatto che, per un disguido con l’agenzia, l’itinerario si è svolto al contrario, ovvero partendo dalla visita di Gondar. Ciò ha provocato una perdita di tempo considerevole, per cui, di fatto, i giorni pieni sui Monti Simien sono stati solo 2. Dettaglierò meglio nei prossimi paragrafi il motivo di quest’ultima affermazione. Di seguito l’itinerario finale a grandi linee dei miei 4 giorni complessivi in Amhara.
| Day | Itinerario | Pernottamento |
|---|---|---|
| 1 | Volo ADD-GDQ in mattinata, Gondar | Gondar |
| 2 | Gondar – Debarq – Monti Simien (day 1) | Monti Simien |
| 3 | Monti Simien (day 2) | Monti Simien |
| 4 | Monti Simien – Debarq – Gondar – Addis Abeba | – |
Day 1: Gondar
Mi alzo prestissimo perchè il volo per Gondar (GDQ) è previsto per le 6:40. Atterro puntuale, pregustando già il mio primo giorno sui Monti Simien. Tuttavia, come menzionato sopra, una volta a destinazione scopro mio malgrado che l’itinerario è stato modificato e che la giornata sarebbe stata dedicata alla visita della città (prevista secondo i piani originali per l’ultimo giorno). Questa decisione, presa da ETT in modo completamente arbitrario, è stata dovuta probabilmente al fatto che il giorno successivo si sarebbero aggregate al tour altre due persone, quindi per l’agenzia sarebbe stato più conveniente unire i partecipanti. Tale iniziativa di ETT non mi ha lasciato affatto indifferente, soprattutto perché il cambiamento mi avrebbe impedito di arrivare all’anelato Imet Gogo. L’agenzia si farà però perdonare al termine del viaggio con un rimborso parziale, equivalente al costo della giornata persa.
Anyway, la visita della città dura davvero qualche ora, peraltro, come mi accade ovunque nel mondo, becco un periodo di lavori in corso, che toccano anche gli edifici principali. Al momento della pubblicazione dell’articolo che state leggendo, i lavori dovrebbero essere terminati. La guida che mi accompagna è molto disponibile e mi spiega tutto minuziosamente. Oltre ai castelli, visito anche qualche chiesa e i bagni (intesi come bagni in stile termale, non come toilette), che però sono aperti al pubblico solo in alcuni periodi dell’anno, e per mia sfortuna quello del mio viaggio non è fra questi.





La visita della città si chiude con la partecipazione a un rito ortodosso, che rappresenterà uno dei momenti più particolari del viaggio. Arrivato in mezzo alla gente, noto infatti di essere osservato praticamente da chiunque, ed erano presenti davvero moltissime persone. Alcuni ragazzi mi scattano foto di nascosto (teoricamente), altri si avvicinano per farsi ritrarre insieme a me, osservandomi come se fossi il papa. Diversi bambini cercano il contatto fisico con me, come se avessero visto Gesù, cosa incomprensibile vista la mia capigliatura non esattamente folta. Non avete idea del loro stupore e della loro felicità quando ho semplicemente dato loro la mano. La guida mi ha detto che il motivo di tale accoglienza era legato al fatto che lì la gente non è abituata a vedere persone bianche, la partecipazione alla funzione infatti è stato un pit stop generalmente non previsto nel tour.

La visita della città termina a metà giornata, cosa che mi dispiace anche perché mi ero alzato prestissimo (avrei potuto prendere un volo domestico previsto qualche ora più tardi). Approfitto comunque della seconda parte della giornata per riposarmi un po’, visto che comunque avevo accumulato molta stanchezza dai giorni precedenti e ne prevedevo altri 3 piuttosto intensi. Questo oltre a fare una bella doccia, consapevole che sarebbe stata l’ultima del viaggio.
Day 2: Monti Simien
Inizio la giornata apprendendo che le due persone che si sarebbero aggregate a me sono due ragazzi italiani, che si trovavano in Africa per motivi di studio. Devo dire che ciò mi ha fatto molto piacere, non solo per la loro compagnia, rivelatasi estremamente gradevole, ma anche perché ho avuto la possibilità di ascoltare la loro interessantissima esperienza in Africa da medici (erano specializzandi), e in particolare di come si siano trovati a dover affrontare situazioni davvero assurde per gli standard dell’occidentale medio.
Il tragitto da Gondar all’entrata del Parco Nazionale dei Monti Simien dura circa tre ore, durante le quali è prevista una breve sosta nella città di Debarq (la più vicina ai Monti Simien) per sbrigare qualche formalità documentale. Quando scendiamo dall’auto, una volta entrati nel parco, siamo già a oltre 3000 metri di altitudine. Iniziamo il nostro trekking, che durerà complessivamente poco più di tre ore. Le salite non sono particolarmente ripide, ma l’altitudine rende tutto più faticoso, non solo per me che ho il fisico da lanciatore di coriandoli, ma anche per i miei nuovi compagni di viaggio, che a differenza di me sono piuttosto atletici. Il paesaggio che fa da sfondo alla salita, però, è davvero spettacolare e ripaga abbondantemente la fatica. Si cammina sul ciglio della montagna, dai colori verdissimi. L’escursione dura fino al tramonto, la distanza totale percorsa è di circa 10 km.



Arriviamo al nostro campo all’imbrunire, in tempo per la cena, che consumiamo a lume di candela, visto che non c’è elettricità. Alle 20:30 siamo già in tenda. Sarà una notte molto lunga, anche perché, nonostante l’imbottitura da uomo delle nevi, il freddo si fa sentire prepotentemente, del resto siamo a 3200 metri (il dislivello massimo della giornata è stato di 500 metri, ma siamo scesi di quota per arrivare al campo). Tuttavia sarebbe poco gentile lamentarmi, visto che le guide dormono all’aperto sotto una semplice coperta (dopo la seconda notte, ho lasciato il mio sacco a pelo allo staff per permettere a qualcuno di loro di migliorare un minimo la situazione).
Day 3: Monti Simien – Geech e Chenek
Ci alziamo all’alba per iniziare la nostra seconda giornata sui Monti Simien, che prevede un trekking impegnativo, con un susseguirsi di ripide salite e discese per un totale di circa 11 km e un dislivello complessivo di circa 400 metri. Il tutto da percorrere in circa 7 ore. Poiché al termine del trekking il campo base sarà diverso dal precedente, e non essendo il percorso accessibile alle auto, i nostri bagagli vengono trasportati da dei muli. La prima parte della giornata è dedicata a Geech, una località rinomata per delle cascate con un salto di oltre 500 metri. Il paesaggio che accompagna il trekking è simile a quello del giorno precedente. A metà giornata, ci fermiamo per il nostro pranzo a sacco, che consumiamo sulla riva di un torrente, scendendo lungo un percorso piuttosto ripido.



Nel pomeriggio, ci incamminiamo per raggiungere Chenek, location situata a oltre 3600 metri, dove passeremo la notte. La risalita è molto faticosa, soprattutto a causa dell’altitudine che non aiuta. Arriviamo comunque sani e salvi, anche grazie ai vari litri di acqua che abbiamo portato con noi. Il paesaggio è ancora simile a quello del giorno precedente, ma diventa sempre più spettacolare man mano che si sale. Incontriamo anche alcune formazioni rocciose piuttosto colorate.
Chiudiamo la giornata prima con un bellissimo tramonto a 3800 metri di altitudine, e poi con la discesa finale fino al campo base, a 3600 metri.



Day 4: Viaggio di ritorno
Non potendo arrivare fino a Imet Gogo per motivi di tempo, mi separo dal gruppo per rientrare a Gondar, dove mi aspetta il mio ultimo volo interno per arrivare ad Addis Abeba. La sera stessa mi imbarcherò sul primo dei miei voli internazionali. La sveglia è prevista alle 5, si parte subito dopo colazione. Non c’è strada percorribile dalle auto vicino al campo base, per cui è necessario un ultimo trekking di circa due ore per arrivare al punto in cui è organizzato il pick up. Dopo una seconda notte gelida e poco riposante, si rivelano due ore davvero molto pesanti, ma alla fine riesco a sopravvivere. Durante il tragitto, mi imbatto anche in una bella famigliola di babbuini Gelada, padroni di casa dei Monti Simien. Il panorama è come sempre spettacolare.

Il driver mi riporta a Gondar seguendo a ritroso la strada dell’andata, nulla da segnalare a parte un paio di sbandate del nostro veicolo sul ciglio del dirupo, che hanno alzato di molto il mio livello di adrenalina.
Arrivo a Gondar nel primissimo pomeriggio, il volo interno è previsto per le 19 e l’aeroporto è davvero molto piccolo (c’è un unico gate), per cui tento di chiedere al desk se per caso ci sia un altro volo programmato prima del mio, su cui magari potermi imbarcare senza costi aggiuntivi, nel caso in cui ci fossero posti liberi. Comprenderete il mio stupore nell’apprendere che, solo in questo modo, scopro che il volo delle 19 in realtà non c’è, mentre il mio nome non è associato ad alcuno dei voli in partenza. Fortunatamente, dopo qualche minuto di preoccupazione, arriva la comunicazione alla compagnia aerea (la solita Ethiopian Airlines) del cambio di prenotazione da parte di ETT, per cui mi imbarco sul volo delle 16, l’ultimo della giornata.
Arrivo quindi all’aeroporto di Addis Abeba con abbondante anticipo rispetto al mio volo internazionale di rientro, e ne approfitto per fare un giro fra i pochi negozi presenti al suo interno. Mentre cammino in modo random, noto un cartello che augura buon anno. Magari potrebbe sembrare un po’ precoce, visto che è da poco iniziato il mese di Novembre, ma tutto sommato ci potrebbe stare, se non fosse per il fatto che l’anno in questione è il 2017! No, non è un errore, nè un manifesto mai rimosso. In Etiopia, infatti, il calendario è un po’ diverso dal nostro. Non spiego i dettagli, ma posso confermare che l’Etiopia è indietro di qualche anno rispetto al resto del mondo, e non solo in senso metaforico. Se passando dall’Australia alle Isole Cook avevo viaggiato nel tempo per qualche ora, in questo caso posso affermare di essermi davvero superato!

Conclusioni
I miei 4 giorni in Amhara sono stati la ciliegina sulla torta di uno dei viaggi complessivamente più belli che abbia mai fatto, sicuramente quello in cui c’è stato maggiormente bisogno di essere dotati di un forte spirito di adattamento. Rispetto alla Dancalia e al Tigray, la regione dell’Amhara mi ha emozionato un po’ meno, ma solo perché le prime due sono inarrivabili (soprattutto la Dancalia, che ad oggi resta il luogo più incredibile che abbia mai visitato).
I paesaggi dei Monti Simien sono assolutamente spettacolari, è valsa sicuramente la pena arrivare fino a lì, anche per testare la mia resistenza a quote più alte di quelle a cui sono abituato. In termini organizzativi, se non ci fosse stato il disguido con l’agenzia, direi che i tempi sono stati giusti, e in fin dei conti nei Monti Simien in due giorni si vedono molte cose. Dovendo selezionare il podio dei momenti migliori in Amhara, direi:
- Il tramonto nei pressi di Chenek a 3800 metri di quota, uno spettacolo incredibile.
- Il rito ortodosso a Gondar, soprattutto per il contatto con le persone.
- La salita a Geech.
Mi è dispiaciuto non poter arrivare a Imet Gogo, ma i miei compagni di viaggio, che hanno proseguito fino a lì e oltre, mi hanno consolato dicendomi che il panorama che si apprezza da lì non è molto diverso da quello visto fermandomi a 3800 metri.
In merito ai costi, il tour di 3D2N dei Monti Simien è costato 350 USD (senza considerare il rimborso), incluso di tutti i pasti, guida, guardia armata (necessaria anche qui come in Dancalia) e pernottamento in tenda. Il tour di Gondar è costato invece 100 USD, che giudico una cifra un po’ alta per le caratteristiche del tour. I voli domestici costano invece 50 USD ciascuno, se prenotati direttamente da ETT.
Note aggiuntive
- Avevo letto da qualche parte che sui Monti Simien ci sarebbe stata connessione a internet. Da quanto ho capito, questo è vero solo se si dorme nei pochi hut presenti nel parco. Avendo pernottato in tenda, non era disponibile alcuna connessione, e non c’era rete neanche per chi aveva una SIM locale.
- La vetta più alta dei Monti Simien, che coincide anche con la più alta dell’Etiopia ed è fra le prime 10 di tutta l’Africa, è Ras Dashen, che arriva a oltre 4500 metri. Poiché non ero mai stato sopra i 3500, ho ritenuto di non arrivare così in alto. Se potesse interessarvi, è possibile raggiungere tale vetta tramite il tour di 4D3N.


