“La differenza fra me e un pazzo è che io non sono pazzo”.
S. Dalì
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: Lagune, Deserto di Dalì, Geyser, Terme
- Day 2: Valle de las Rocas, Italia Perdida e Canyon
- Day 3: Salar de Uyuni
- Conclusioni
Introduzione
Quando iniziai ad abbozzare l’itinerario del mio viaggio in Etiopia, svoltosi alla fine del 2024, decisi di includere, come ultima tappa, la regione degli Amhara. Il mio obiettivo era quello di visitare i Monti Simien, che ospitano alcune delle cime più alte dell’Africa. Per quanto il fascino di tali monti sia per certi versi indescrivibile, come del resto mi aspettavo, il motivo principale della comparsa di quella destinazione all’interno del mio itinerario non era però l’esplorazione di quei luoghi, seppure incredibili, bensì la mia voglia di misurarmi, per la prima volta, con altitudini fino a 4000 metri (i Monti Simien in realtà arrivano anche più in alto, ma mi fermai più giù). Era per me un’occasione propizia, anche perché sapevo che sarei stato in quota per un tempo limitato (in quella circostanza, fu di 3 giorni), quindi abbastanza in sicurezza.
Mentre il mio corpo si accingeva ad affrontare per la prima volta lo sbalzo pressorio, la mia mente era proiettata molto più in avanti. Raggiungere quote elevate non mi affascinava infatti per l’ebbrezza del rischio, ma perché prevedevo che, prima o poi, avrei visitato luoghi in cui l’acclimatamento non sarebbe stato solo un fattore fondamentale, ma avrebbe rappresentato un binario parallelo al viaggio stesso.
E quindi eccomi qui, a distanza di due anni dal mio viaggio in Etiopia, a raccontare la mia esperienza nel Salar de Uyuni, la destinazione principale che avevo in mente mentre pensavo che, se il mio corpo avesse risposto adeguatamente, mi sarei dovuto spingere ancora più in alto.
Itinerario in breve
⭐ Fun scale: 9/10
🏛️ Da non perdere: Laguna Colorada, Isla Incahuasi, Playa Blanca
⏱️ Tempo totale: 3D2N (tour organizzato con agenzia locale)
👣 Mood: Natura e avventura
💰 Tour completo 3D2N: 240000 CLP (~ 240€) + 300 Bs (~ 30€)
💡 Da sapere: il tour si svolge fra i 3500 e i 5000 metri di altitudine, importante essere preparati.
🎟️ Consiglio: prenotate almeno con un paio di giorni di anticipo, anche in loco (Uyuni o San Pedro de Atacama)
Agenzia locale o in autonomia?
Contrariamente a quanto si possa pensare, è teoricamente consentito visitare il Salar de Uyuni in autonomia, noleggiando un mezzo 4×4. Tuttavia, per una serie di fattori che rendono questa opzione estremamente rischiosa, fra i quali la mancanza totale di tracciati stradali e di segnale al di fuori delle strutture ricettive, la stragrande maggioranza dei viaggiatori si affida ad agenzie locali, che mettono a disposizione, fra le altre cose, mezzi adatti e driver esperti. Considerando peraltro che il costo di un tour organizzato non è affatto alto (almeno per gli standard occidentali) e che in ogni caso si viaggia con un numero esiguo di partecipanti, anche io faccio parte di quelli che hanno lasciato volentieri ad altri la voglia di avventurarsi da soli.
Quale tour scegliere (e come)
Nello specifico, mi sono affidato ad un’agenzia locale che ho trovato a San Pedro de Atacama, città cilena dalla quale sono partito dopo aver visitato lo splendido Deserto de Atacama. Partendo da San Pedro, è possibile scegliere l’opzione 4D3N (con rientro a San Pedro), oppure 3D2N (con destinazione finale Uyuni). Poiché il mio viaggio sarebbe continuato in Bolivia, io ho scelto la seconda opzione. Costo dell’operazione: 240.000 pesos cileni (poco meno di 240€), inclusi di pernottamenti (in strutture sufficientemente decenti), pasti, guida e carburante. In più, è stato necessario avere 300 Bolivianos (equivalenti a 30€, in base al tasso disponibile nelle case di cambio di San Pedro) per pagare alcuni degli ingressi durante il tour. Il costo del tour varia pochissimo fra le innumerevoli agenzie che si trovano a San Pedro, e anche partendo da Uyuni (con destinazione finale San Pedro, o con rientro a Uyuni) la cifra resta simile. Naturalmente, il costo del tour 4D3N è leggermente superiore (intorno a 280000 pesos), mentre, partendo da Uyuni, è possibile anche visitare il Salar in giornata (restando solo nel tratto vicino alla città, senza spingersi al confine con il Cile e quindi rinunciando a varie attrazioni). Un’altra città dalla quale è possibile raggiungere il Salar de Uyuni tramite agenzia locale è Tupiza, in Bolivia, in quel caso i tour seguono un percorso leggermente diverso, pur conservando gli highlights visitabili partendo da altre località.
Come accennato, è possibile prenotare i tour direttamente nella località di partenza, bastano uno o due giorni di anticipo. Per chi avesse però l’ansia da prenotazione, suggerisco di visitare il sito di Nomades, un tour operator che si appoggia ad agenzie locali e che non applica sovrapprezzi rispetto a quanto si trovi direttamente in loco. Il vantaggio di prenotare in loco consiste nella possibilità di contrattazione (comunque minima), e di poter avere maggiore visibilità sulle strutture in cui si alloggerà. A conti fatti, posso dire che per me sia stato conveniente prenotare in loco, ma comunque sarebbe cambiato poco se avessi gestito tutto tramite Nomades.
L’itinerario di 3 giorni, indipendentemente dall’agenzia a cui si sceglie di affidarsi, prevede sempre le stesse tappe, che riassumo nella tabella di seguito:
| Day | Attrazioni |
|---|---|
| 1 | Laguna Blanca, Laguna Verde, Deserto di Dalì, Terme Polques, Geyser Sol de la Manana, Laguna Colorada |
| 2 | Copa del Mundo, Italia Perdida, Laguna Vinto, Canyon dell’Anaconda, Mirador Sora, Julaca |
| 3 | Isla Incahuasi, Dakar Monument, Playa Blanca, Colchani, Cementerio de Trenes |
Quando andare
Il Salar de Uyuni è visitabile tutto l’anno, ma le tappe dei tour possono cambiare in base alla stagione, soprattutto quelle relative ai dintorni di Uyuni. Durante la stagione della piogge, ovvero fra Dicembre e Aprile, è possibile osservare il cosiddetto “effetto specchio”, che si crea quando le saline sono coperte di acqua, tuttavia alcune attrazioni potrebbero non essere accessibili (fra queste l’Isla Incahuasi) proprio per eccesso di acqua. Durante la stagione secca, ovvero fra Maggio e Novembre, è invece possibile osservare i poligoni di sale, strutture che si creano successivamente al prosciugamento delle saline, ed è in generale possibile esplorare l’intero deserto. Poiché avevo già osservato lo splendido effetto specchio al Lago Assale (ancora una volta in Etiopia), ho deciso di optare per la stagione secca. In particolare, il mio viaggio si è svolto a Giugno 2026.
Day 1: Lagune, Deserto di Dalì, Geyser, Terme
Vengo prelevato alla mia guest house di San Pedro de Atacama intorno alle 6:30. Nel van (che diventerà un’auto 4×4 poco dopo), ci sono già tutti i miei compagni di viaggio, ovvero tre ragazze portoghesi molto simpatiche e un ragazzo giapponese di 19 anni, che ha rappresentato la parte più macchiettistica del tour.
Hito Cajon
La prima tappa del tour si svolge a Hito Cajon, a circa 4500 metri di altitudine al confine fra Cile e Bolivia, passando fra gli uffici immigrazione di entrambi gli stati (partendo naturalmente da quello cileno, visto che uscivamo dal paese). Fila tutto liscissimo, perfino al nostro amico giapponese che aveva perso il documento rilasciato al momento dell’ingresso in Cile, ovvero uno di quei documenti che si raccomanda a tutti di custodire come un figlio. Mentre aspettiamo l’apertura degli uffici, ne approfittiamo per fare colazione, preparata dal nostro driver. La temperatura è gelida, ma il panorama intorno a noi è spettacolare.

Laguna Blanca
Una volta oltrepassato il confine con la Bolivia, inizia il tour vero e proprio. Si parte dalla Laguna Blanca, un lago salato situato nella Riserva Naturale Edoardo Avaroa,a oltre 4300 metri di altitudine. Il suo colore lattiginoso deriva dalla presenza di borace, presente in concentrazione elevata. Poiché è giugno, mese fra i più soleggiati dell’anno, ma anche fra i più freddi, l’acqua della laguna è congelata, ma si riesce comunque a vedere l’effetto specchio, caratteristico della laguna, e quindi il riflesso dei vulcani Licancabur, Juriques e Sairecabur. La visita in questo spot dura qualche minuto e non è fisicamente impegnativa (come praticamente in tutto il resto del tour), altitudine a parte.



Laguna Verde
Accanto alla Laguna Blanca, si trova la Laguna Verde, altro spettacolare lago salato, situato ai piedi del vulcano Licancabur. La tonalità dell’acqua, che troviamo ghiacciata ancora una volta, è legata alla presenza di alcuni minerali, fra i quali arsenico, piombo, zolfo e carbonato di calcio. Anche in questo caso, la visita dura una manciata di minuti.

Deserto di Dalì
La terza tappa della giornata, situata ancora nella Riserva Naturale Edoardo Avaroa, è il Deserto di Dalì, così chiamato per il paesaggio spoglio e le rocce dalla forma bizzarra, che ricordano gli sfondi di alcune opere dell’artista spagnolo. È curioso il fatto che, in realtà, Dalì non sapesse dell’esistenza di questo luogo. Il Deserto di Dalì ha origine vulcanica, si trova a oltre 4700 metri di altitudine e si contraddistingue per i colori delle montagne, che vanno dall’ocra al rosso, dovuti alla forte presenza di minerali.
Ad essere onesto, questa è stata la tappa meno emozionante della giornata, devo dire che le aspettative erano molto più alte.

Termas de Polques
A soli 10 chilometri dal Deserto di Dalì, troviamo poi le Termas de Polques, delle piscine termali naturali situate a circa 4400 metri di altitudine, in un contesto paesaggistico di tutto rispetto, sulle sponde della Laguna Chalviri. L’acqua delle piscine termali è piuttosto calda (temperatura fra i 30 e i 38 gradi) e offre un contrasto più che apprezzabile con la bassa temperatura esterna.
La visita delle terme è uno dei due pit-stop più lunghi della giornata, infatti la sosta dura un’oretta abbondante. Vicino alle piscine, si trovano anche degli spogliatoi.

Geyser Sol de la Manana
Dopo il bagno caldo alle terme, ci rimettiamo in cammino verso il Geyser Sol de la Manana, un’area geotermica situata a quasi 5000 metri di altitudine (per la precisione, 4970 m). Oltre ad essere il punto più in alto del viaggio, al momento della scrittura dell’articolo che state leggendo è anche la quota più alta che il sottoscritto abbia mai raggiunto. Ma si può ancora migliorare! Per soli 100 metri di differenza, questo campo occupa la seconda posizione fra le aree geotermiche più alte del mondo, dopo quella di Dagejia, in Tibet.
L’area è famosa per le pozze di fango bollente e i fumi, che si alzano fino a 50 metri di altezza. Il momento migliore per visitare il campo sarebbe di primo mattino, per via della bassa temperatura, che rende i fumi più vistosi. Noi arriviamo però nel primo pomeriggio, cosa che tuttavia ci permette di vedere meglio i fanghi ribollire e apprezzare i favolosi colori del paesaggio circostante. La sosta dura all’incirca una mezz’oretta.



Laguna Colorada
È arrivato a questo punto il momento della Laguna Colorada, attrazione sicuramente più interessante della giornata, che personalmente considero emozionante quanto lo stesso Salar de Uyuni. Si tratta di un lago salato, situato a circa 4300 metri di altitudine, che deve la sua colorazione arancio-rossastra alla presenza di una particolare tipologia di alga rossa, che cresce nell’acqua fortemente salata. A differenza della Laguna Blanca e della Laguna Verde, la Laguna Colorada è molto estesa, infatti la sosta in questo punto dura un’oretta abbondante.
Ciò che rende a mio avviso il paesaggio particolarmente suggestivo è il contrasto fra il colore dell’acqua e quello delle isole di borace (bianche), che crea delle sfumature incredibili. È notevole anche la presenza di fenicotteri e di simpaticissimi alpaca.





Con la Laguna Colorada, si chiude la nostra prima giornata di tour. Pernottiamo in una struttura abbastanza basic a Villa Mar, ma assolutamente accettabile. Menziono il fatto che fosse disponibile anche la connessione a internet, al costo aggiuntivo di 10 Bs (1€). Non è invece presente riscaldamento, ma con un paio di coperte aggiuntive non si soffre troppo il freddo (ed era giugno, fra i mesi più gelidi).
Day 2: Valle de las Rocas, Italia Perdida e Canyon
Valle de las Rocas
Iniziamo la giornata con il dolore della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Calcio. La prima tappa è infatti la Valle de las Rocas, in cui spicca la Copa del Mundo, formazione rocciosa dalla forma che ricorda molto l’ambito trofeo che manca all’Italia dal 2006. La Valle de las Rocas ha origini vulcaniche e si trova fra i 3800 e i 4200 metri di altitudine. Oltre alla Copa del Mundo, si trovano altre formazioni rocciose peculiari, fra cui quella a forma di Cammello (da lontano sembra un cammello vero). Passiamo successivamente in modo rapido anche dalla Laguna Vinto, che osserviamo dall’auto.


Italia Perdida
La seconda tappa della giornata è la famosa Italia Perdida, che in realtà fa ancora parte della Valle de las Rocas. Si tratta di una sorta di labirinto di pietra, che deve il suo nome a una leggenda locale, secondo la quale un esploratore italiano che stava visitando quella zona perse l’orientamento e morì non riuscendo più a ritrovare la strada. Una seconda versione associa invece il nome alla forma di una delle pareti rocciose, che vista da una certa angolazione ricorda il profilo dello stivale italico. Fra le altre formazioni rocciose, è da annoverare quella che ricorda non troppo vagamente un cuore.
Italia Perdida è il luogo in cui avviene la sosta panoramica più lunga della giornata, ci fermiamo qui per un’ora abbondante. L’area si visita con una semplice passeggiata, al netto dell’altitudine intorno ai 3700 metri.


Canyon dell’Anaconda
A breve distanza da Italia Perdida, si trova quella che personalmente ritengo l’attrazione più spettacolare della giornata, ovvero il Canyon dell’Anaconda. Il canyon è così chiamato per via della traiettoria seguita dal corso d’acqua che lo attraversa, che visto dall’alto ricorda la sagoma di un enorme serpente. Ci troviamo a circa 3800 metri di altitudine.
La visita del sito è piuttosto breve, consiste essenzialmente nell’affacciarsi sul canyon dal Mirador de l’Anaconda, una sporgenza che permette di vedere il canyon nella sua interezza. Poiché c’è molto vento e il mirador non è larghissimo, mi fermo a breve distanza dal punto più sporgente, riuscendo comunque a vedere il panorama abbastanza bene.

Canyon de Sora
Proseguendo per una manciata di chilometri, arriviamo successivamente al Canyon de Sora, che prende il nome dal fiume che lo attraversa. Si tratta in realtà dello stesso sito geografico del Canyon dell’Anaconda, anche per questo la sosta dura veramente il tempo di una foto.

Julaca
L’ultima tappa della giornata avviene a Julaca, un vecchio villaggio ferroviario con il fascino dell’isolamento totale. Il villaggio si trova a circa 3600 metri di altitudine e segna il confine con il Salar, trovandosi al di fuori di esso per soli 20 km. La sosta a Julaca è piuttosto lunga e turistica, infatti consiste essenzialmente in una birra fra amici in un bar noto per la birra alla quinoa.
Terminata la sosta a Julaca, ci dirigiamo verso il nostro alloggio a Colcha K, che devo dire ci è piaciuto molto. Anche qui è possibile connettersi a internet per 10 Bs.
Unpopular opinion: onestamente, da questa seconda giornata di tour mi aspettavo qualcosa di più emozionante. A parte il Canyon dell’Anaconda, che comunque non è fra i luoghi più belli che abbia mai visto, il resto mi è sembrato un po’ deludente.


Day 3: Salar de Uyuni
Isla Incahuasi
Eccoci finalmente al giorno più atteso, non solo del tour, ma di tutto l’itinerario. È il momento del Salar de Uyuni, motivo principale del mio viaggio in Bolivia.
La sveglia suona prestissimo. È ancora buio quando, dopo un’oretta abbondante di strada (il tratto percorso è quello che più di tutti richiede la presenza di una guida esperta), arriviamo all’Isla Incahuasi, con l’obiettivo di riuscire a vedere l’alba dal suo punto più alto. L’Isla Incahuasi è una piccola collinetta situata nel cuore del Salar de Uyuni, a circa 3650 metri di altitudine. L’isoletta è in realtà la parte residuale di un antico vulcano sommerso, ed è caratterizzata dalla presenza di numerosissimi cactus giganti, che la rendono una delle attrazioni più iconiche del Salar de Uyuni.
Per arrivare in cima, impieghiamo all’incirca una mezz’oretta, la salita non è troppo impegnativa e il paesaggio diventa sempre più spettacolare man mano che si sale. I colori cambiano continuamente con la luce del sole, naturalmente il momento migliore è quando esso spunta all’orizzonte. Insieme alla visita della Laguna Colorada, l’alba all’Isla Incahuasi è stato il momento del viaggio che mi ha maggiormente emozionato.



Subito dopo l’alba, riscendiamo ai piedi dell’Isla Incahuasi per apprezzare l’enorme distesa di sale, osservando le tipiche formazioni poligonali create dai cristalli.

Dakar Monument
La seconda sosta della giornata avviene in corrispondenza del Dakar Monument, una statua di sale eretta in tempi recenti per celebrare il passaggio del Rally Dakar, divenuta uno dei punti più conosciuti del Salar de Uyuni. Accanto al Dakar Monument, si trovano anche l’Hotel Playa Blanca, primo hotel di sale, e la Plaza de Banderas, dove i viaggiatori appendono la bandiera della propria nazione di provenienza, creando un contrasto suggestivo fra i colori delle bandiere e il bianco della distesa di sale.



Playa Blanca
Ci allontaniamo leggermente dal Dakar Monument per ritrovarci in mezzo alla distesa di sale, senza scorgere nient’altro all’orizzonte. L’assenza di punti di riferimento visivi, unita al terreno completamente pianeggiante, abbassa notevolmente la percezione della profondità. Questo effetto si presta molto bene alle cosiddette foto in prospettiva forzata, che ci divertiamo a scattare. È qui che mi troverò a combattere contro un dinosauro 😊.



Colchani e Cementerio de Trenes
Dopo una breve sosta nel villaggio di Colchani, in cui è possibile acquistare qualche souvenir (io ne approfitto per comprare una SIM fisica boliviana, visto che al termine del tour il mio viaggio proseguirà ancora per qualche giorno), arriva il turno dell’ultima attrazione del tour, ovvero il Cementerio de Trenes. Si tratta dei resti di una rete ferroviaria, la cui costruzione risale alla fine dell’800, che venne abbandonata negli anni ’40 a causa del crollo dell’industria mineraria, dovuta all’esaurimento dei giacimenti. Diverse compagnie ferroviarie abbandonarono i treni direttamente sul posto. Con il Cimitero dei treni, si chiude il tour del Salar de Uyuni. Alle 14:30 sono già alla stazione dei pullman, mezz’ora dopo partirà il mio autobus per Potosì. Ma quella è un’altra storia.



Conclusioni
Diverse persone che hanno visitato il Salar de Uyuni prima di me mi avevano detto che, per loro, esso rappresentava uno dei luoghi più spettacolari che avessero mai visto. Per alcuni, meritava addirittura la medaglia d’oro (parlo naturalmente di gente che ha un curriculum da viaggiatore piuttosto invidiabile).
Le mie aspettative erano quindi molto alte, anche se, come accennato nei paragrafi introduttivi, avevo già visto, al momento del mio viaggio, gli specchi d’acqua del Lago Assale, in Etiopia. Tali aspettative non sono state affatto deluse, ma, ad essere onesti, neanche superate. Il Salar de Uyuni (e per Salar de Uyuni intendo l’insieme dei luoghi visitati durante il tour, non solo la distesa di sale vera e propria) è fra i luoghi più incantevoli che abbia mai visto? La risposta è affermativa. Lo metterei perfino sul podio? La risposta, probabilmente, è no. Da quanto mi ricordo, ho spalancato gli occhi con molta più meraviglia, ad esempio, a Dallol, nel Mangystau, o sul punto più alto della Big Daddy, fermandomi ai soli luoghi di terra.
A proposito di podio, se dovessi scegliere i 3 luoghi più imperdibili del tour del Salar de Uyuni, azzarderei il seguente medagliere:
- Oro alla Laguna Colorada. Sarà che mi piacciono i paesaggi colorati, o più probabilmente per la sua diversità rispetto a quello che ho visitato in altri viaggi, ma questo rappresenta a mio avviso, forse, il punto più spettacolare.
- Argento all’alba dall’Isla Incahuasi. Il “forse” del punto precedente è legato alla mia indecisione con gli splendidi colori apprezzati nel momento più suggestivo all’interno del Salar. È stata una dura lotta.
- Bronzo alla Playa Blanca. La perdita della prospettiva è piuttosto surreale, ed è al contempo molto interessante osservare i poligoni di sale.
Ho trovato invece un po’ deludenti le attrazioni del secondo giorno di tour e il Deserto di Dalì, da cui avevo aspettative molto più alte.
