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Dancalia

E’ il legno deforme che mostra lo scultore migliore” – Proverbio africano

Indice

Introduzione

Il luogo più inospitale della Terra. La depressione della Dancalia è definita così da molti, per diverse ragioni. Si tratta di una regione che si estende fra nord Etiopia, Eritrea e Gibuti, è fra i luoghi più bassi della terra (si arriva fino a 135m sotto il livello del mare!) e anche per questo motivo il più caldo, anche più della Death Valley negli Stati Uniti. Le temperature nei periodi più afosi (la nostra estate) arrivano infatti costantemente oltre i 50 gradi, con tutti i possibili rischi per la salute. Nei mesi “freschi” (tipo Novembre, quello che ho scelto io) la temperatura si aggira mediamente “solo” intorno ai 40 gradi. In tutti i mesi, non piove praticamente mai.

La parte etiope, che è la più grande e bella da visitare per le ragioni che descriverò nei paragrafi successivi, è caratterizzata, fra le altre cose, dalla presenza della popolazione Afar, che vive generalmente in povertà assoluta e ad uno stato semi-primitivo, direi anche senza il “semi”. Raramente si trovano località in cui siano presenti acqua corrente o elettricità, mentre l’uomo convive poco civilmente con la natura, resa mediamente una discarica a cielo aperto. Non esistono ospedali, ma improbabili “health centers”. Sulle scuole meglio sorvolare, anche perché se ci sono ho motivo di dubitare che i bambini riescano davvero a frequentarle. La regione, come tutto il resto del paese, è stata teatro di scontri armati durante la recente guerra del Tigrè, terminata ufficialmente nel 2022, durante la quale sono state uccise anche decine di persone provenienti dall’Europa per semplici fini turistici.

Per queste (ed altre) ragioni, non è possibile visitare la Dancalia in autonomia. Le autorizzazioni per visitare la regione vengono rilasciate solo alle agenzie locali, che devono provvedere a tutto il necessario per i viaggiatori, prevedendo fra l’altro anche la presenza di una guardia armata. Detta così sembra una cosa seria, in realtà la nostra guardia armata era un ragazzetto poco sveglio munito di un minuscolo fucile che non metterebbe paura a un insetto, ma ci arrivo nel seguito del racconto.

Capirete bene comunque che si tratta di un viaggio non semplice, che richiede un ottimo spirito di adattamento, oltre alla voglia di provare a immedesimarsi per qualche giorno in chi vive in quelle condizioni quotidianamente. I tour della Dancalia prevedono generalmente un itinerario di 3 giorni e 2 notti, almeno se ci si limita alla parte etiope. Pertanto, avendo qualche giorno a disposizione, si può aggiungere la visita di qualche altra regione, come ho fatto io, ma di questo vi parlo altrove. In questo articolo, mi limito a raccontare “solo” quello che ho visto nei 3 giorni del tour, che tuttavia, come leggerete, è davvero surreale e merita una trattazione a parte.

Itinerario riassuntivo (3D2N)

Come accennato, per visitare la Dancalia è necessario appoggiarsi a un’agenzia locale, che provvede a tutto il necessario, dal cibo al trasporto. Io mi sono affidato a Ethiopia Travel Tours, meglio nota come ETT. La scelta di questa agenzia è stata legata essenzialmente a due fattori:

  1. Si tratta dell’agenzia più grande di tutta l’Etiopia, cosa che aumenta le probabilità che il tour possa iniziare in un qualsiasi giorno a propria scelta. Non tutte le agenzie, infatti, garantiscono partenze tutti i giorni, soprattutto nei casi in cui il numero di partecipanti sia ridotto. Nel mio viaggio in Etiopia, mi è capitato in altre regioni anche con ETT che i miei piani venissero modificati per poter conciliare le esigenze di altri viaggiatori, ma racconterò i dettagli in altri articoli. Per quanto concerne la Dancalia, ho condiviso il viaggio con altre 5 persone, incontrate in loco.
  2. Poiché le probabilità di condividere il viaggio con altre persone è più alto per i motivi di cui al punto precedente, ETT riesce a contenere i costi. Ho trovato gente che chiedeva anche il triplo di quanto richiesto da loro. L’unica agenzia che mi ha offerto lo stesso prezzo è World Sun Travel. Ho optato però per ETT perché, oltre a essere più rinomata, ha la sede principale ad Addis Abeba (World Sun Travel la ha invece a Makele) e questo mi faceva pensare che la comunicazione con loro in caso di imprevisti potesse essere più comoda, avendo preventivato che mi sarei trovato ad Addis Abeba in più occasioni. Il costo del tour, incluso di trasporto, “pernottamento”, guardia armata e pasti è di 300 USD, esclusi i voli domestici.

Di seguito l’itinerario in pillole, che considera le 4 attrazioni principali del tour, ovvero Erta Ale, lago Afdera, lago Assale e Dallol.

DayLuoghi visitatiNotte
1Semera – lago Afdera – Erta AleErta Ale
2Erta Ale – Amhed Ela – Lago Assale – Ahmed ElaAhmed Ela
3Ahmed Ela – Lago Assale – Dallol – MakeleMakele o Addis Abeba

Day 1: Semera – lago Afdera – Erta Ale

Il mio tour della Dancalia inizia a Semera, città principale della regione Afar. I tour possono iniziare anche da Makele, ma potendo scegliere è preferibile Semera per la migliore posizione, che permette di risparmiare qualche ora di macchina. Il driver di ETT mi viene a prendere in aeroporto, dove incontro il primo dei miei compagni di viaggio, una ragazza finlandese appassionata di viaggi più o meno estremi, che aveva previsto la Dancalia come tappa successiva al suo viaggio in Iraq. Poiché eravamo arrivati con un volo di primo mattino da Addis Abeba, il driver ci porta direttamente a fare colazione, in un posto che lasciava presagire cosa ci avrebbe riservato il resto del tour. Il “locale” aveva una cucina che affacciava direttamente su un prato convertito in discarica, con bottiglie di plastica ovunque. In mezzo alla sporcizia, vari gatti che mangiavano la carne cruda di una capra defunta posizionata accanto alla porta della cucina, nella totale indifferenza del personale e dei clienti. Subito fuori dal locale una strada piuttosto vuota che dava la sensazione di trovarsi in una sorta di città fantasma, se non fosse per le poche baracche nelle quali viveva la gente. Pochissime auto, ma in compenso qualche carretto trainato dai muli.

La colazione è semplice ma tutto sommato abbastanza discreta, a base di frittata e tè caldo.

Terminata la colazione, ci mettiamo in cammino per la nostra prima destinazione, dopo avere incontrato il resto della ciurma. Oltre alla ragazza finlandese menzionata in precedenza, la squadra è composta da tre signore sulla sessantina provenienti dalla Bulgaria, e da un tizio sloveno in pensione di quelli tosti e buzzurri. Una delle signore bulgare era al suo quarto viaggio in Dancalia, che riteneva il posto più bello che avesse mai visto, fra gli oltre 100 paesi che aveva visitato in tutto il mondo. Sul tizio sloveno ci sarebbe molto da dire, ma giusto per farvi capire quanto gli desse fastidio che esistesse gente che respira la sua stessa aria, dico solo che si lamentava continuamente di non poter essere andato da solo, perché “una persona un problema, tre persone tre problemi, dieci persone dieci problemi!”. Nel team ETT figuravano invece due driver (uno per auto) e un ragazzo giovanissimo che faceva da cuoco. Uno dei due driver, che parlava un ottimo inglese, è stata anche la nostra guida vera e propria. L’altro driver e il cuoco, invece, conoscevano l’inglese come io conosco l’arabo, e io non conosco l’arabo.

La prima tappa che visitiamo, alla quale arriviamo dopo un paio di ore di auto, intorno a ora di pranzo, è il lago Afdera, un lago con elevatissima concentrazione di sale, dal quale infatti viene estratto a tonnellate. Adiacenti al lago, sono presenti delle saline per la raccolta. Ci sono già circa 40 gradi, l’acqua è calda e permette tutto fuorchè rinfrescarsi, tuttavia ci concediamo un bagno veloce, anche perché siamo consapevoli che sarà la cosa più vicina al lavarsi che sperimenteremo durante i tre giorni di tour.

Dopo il rapido bagno ci aspetta il pranzo, che consumiamo in un ristorante non troppo degno di tale nome, anche se il pasto non è malaccio. E’ anche uno dei pochi posti in cui prende la linea telefonica, ma dimenticatevi il WiFi. Come a Semera, anche in questo caso la zona fuori dal ristorante è tipica del terzo mondo. Provo a utilizzare il bagno del ristorante, ma dopo aver aperto la porta ed essere aggredito da uno sciame di mosche all’arrembaggio, la richiudo istantaneamente, preferendo la natura. Fortunatamente sono stato previdente e ho portato quantità considerevoli di disinfettante, perché la possibilità di trovare acqua corrente è la stessa di trovare salute in un ospedale.

Dopo il pranzo, ci dirigiamo verso il vulcano Erta Ale, che tradotto vuol dire “montagna fumante”. Durante il tragitto in auto, il paesaggio cambia radicalmente, passando dalle distese di sale del lago Afdera agli scenari di lava raffreddata che si fanno man mano più intensi, finchè il vulcano non inizia ad intravedersi. I colori iniziano a diventare veramente meravigliosi.

Arriviamo ai piedi dell’Erta Ale verso l’imbrunire, dopo aver affrontato una strada che sarebbe riduttivo definire dissestata. Fortunatamente però esiste, fino a qualche anno fa non si poteva infatti arrivare ai piedi del vulcano in macchina, per cui bisognava prevedere all’incirca una giornata aggiuntiva per arrivare a piedi e ritornare.

Arrivati a destinazione, prendiamo possesso del nostro alloggio, che mostro nelle foto seguenti. Se non vedete nulla a parte il terreno non preoccupatevi, il tetto del nostro hotel 5 stelle super sono infatti le stelle (non si dorme neanche in quella sottospecie di capanna). La linea telefonica ovviamente è assente.

Prima di cena, ci incamminiamo verso il cratere principale. Per la salita si impiega una mezz’oretta scarsa, non è impegnativa, ma per il terreno incerto sono fortemente consigliate le scarpe da trekking. L’Erta Ale è famoso fra le altre cose perché all’interno del suo cratere è presente il lago di lava più grande del mondo. Purtroppo, a causa di un’eruzione recente, il lago di lava incandescente non è più visibile perché è tutto ricoperto da lava raffreddata. Da quanto ci hanno detto, difficilmente sarà possibile tornare a vederlo come era fino a qualche anno fa. Tuttavia, noi siamo comunque fortunati, in quanto è in corso una piccola eruzione, per cui riusciamo a vedere un po’ di lava fuoriuscire e anche ad avvicinarci alle fumarole. Non tutti hanno la nostra possibilità, negli ultimi anni, infatti, nella maggior parte dei casi il cratere non si riesce neanche a vedere limpidamente a causa dei fumi che annebbiano quasi completamente il paesaggio. Lo spettacolo è davvero suggestivo. Oltre a un po’ d’acqua e a una torcia, è fortemente consigliato equipaggiarsi di mascherine e se possibile di una protezione per gli occhi, in alcuni tratti i fumi sono davvero consistenti.

Ritorniamo poi ai piedi del vulcano, dove ci aspetta la nostra cena, che a parte la pasta decisamente scotta è piuttosto deliziosa. Ceniamo a lume di torcia, qui non c’è elettricità. Terminiamo così la giornata, impossessandoci del nostro spazio per prepararci a dormire sotto le stelle. Saremo tutti nel nostro sacco a pelo già alle 8 di sera, la notte sarà piuttosto ventilata ma tutto sommato qualche ora di sonno si riesce a fare. Nonostante non ci sia nulla, o forse proprio per quello, è tutto piuttosto sicuro, anche se le guide ci fanno sapere che talvolta si avvicinano i lupi di montagna a mangiare gli avanzi dei viaggiatori, che in quel caso possiamo essere solo noi.

Day 2: Erta Ale – Ahmed Ela – Lago Assale – Ahmed Ela

La sveglia è prevista per le 4:30, ore 5 siamo di nuovo in cammino per raggiungere il cratere, che vogliamo vedere con le prime luci del giorno. Arrivati in cima, ci tratteniamo un bel po’ per godere della splendida vista e goderci il paesaggio, mentre aspettiamo l’alba. Personalmente, ho apprezzato lo scenario più di mattina che di sera. Facciamo lo stesso giro della sera precedente, avvicinandoci alla lava che fuoriesce il più possibile e soffermandoci in tutti i viewpoint. Lo spettacolo è eccezionale, i colori sono davvero unici.

Dopo aver visto l’alba, ritorniamo ai piedi del vulcano per rifocillarci con un’ottima colazione a base di pancake caldi preparati al momento, al termine della quale ci laviamo… o forse sarebbe meglio dire che utilizziamo un numero finito ma elevato di salviette rinfrescanti, perché oltre a non esserci elettricità, non c’è neppure acqua. Purtroppo, anche ai piedi del vulcano c’è la solita discarica, e la situazione peggiora sempre perché tutta l’immondizia viene riversata a terra direttamente dai sacchi (non da ETT, ma dalle pochissime persone che si trovano nei pressi del campo).

Riprendiamo quindi il cammino per arrivare ad Ahmed Ela, la “città” che useremo come base per la nostra visita al lago Assale e a Dallol. La strada per Ahmed Ela è piuttosto deserta e dissestata, gli scenari sono però molto pittoreschi. Si passa anche in mezzo alle dune di sabbia e si vedono diversi dromedari, oltre alla “montagna bianca”, ovvero un vulcano la cui punta sembra innevata, sebbene il colore bianco derivi in realtà dai fumi. Pranziamo in mezzo alle dune di sabbia sotto dei blocchi di cemento per ripararci dal sole, sorprendentemente in qualche punto c’è anche linea telefonica. La temperatura è da deserto, il caldo è molto intenso.

Arriviamo ad Ahmed Ela nel pomeriggio, catapultandoci prepotentemente nel terzo mondo. Case in eternit e legno tenuto insieme da fanghiglia, gente per strada rigorosamente scalza in mezzo alla polvere, ragazzi giovani che dormono sotto dei vecchi camion, bambini anche in tenera età che portano il bestiame a pascolare, totale assenza di acqua ed elettricità. E ovviamente plastica ovunque, compresa la capanna che il team di ETT utilizza come base per cucinare. C’è anche un asilo, dove i bimbi che non si trovano per strada sono attorniati da filo spinato. Sorvolo sulla descrizione dettagliata dell’unico “bagno” presente nel villaggio, immaginate solo in quali condizioni possa versare in assenza di acqua corrente ed essendo a disposizione di tutta la popolazione, per comprendere facilmente che anche in questo caso preferiamo tutti optare per la natura. Ci sono anche delle reti ultra rudimentali che useremo per appoggiare il nostro sacco a pelo.

Nella seconda parte del pomeriggio, visitiamo il lago Assale, che raggiungiamo in un’oretta scarsa di auto. Qui serve la guardia armata perché è vicino il confine con l’Eritrea, sebbene l’ultima sensazione che si provi sia quella di pericolo. Il lago Assale è una distesa di sale molto vasta, tipo il Salar de Uyuni (ma probabilmente non così vasta). L’acqua crea con il terreno un effetto specchio veramente particolare, i colori diventano sempre più belli all’avvicinarsi dell’ora del tramonto. Nella distesa è presente una minuscola piscina naturale salata, nella quale è possibile fare il bagno, galleggiando in modo particolarmente strano per effetto dell’elevatissima densità dell’acqua. Restiamo qui fino a quando il cielo diventa buio, rientrare non è banalissimo perché non si vede davvero nulla e si guida completamente nel deserto. Alla nostra avventura, si aggiunge anche la batteria scarica dell’auto, per cui illuminiamo la strada con una torcia, visto che i fanali ci abbandonano. Tutto in sicurezza.

Rientriamo comunque sani e salvi ad Ahmed Ela, ceniamo presto e alle 8 di sera siamo di nuovo tutti nel sacco a pelo. La notte sarà meno ventilata rispetto alla precedente (contro le nostre aspettative, perché la zona è generalmente più ventilata rispetto all’Erta Ale), ma in compenso ci tengono compagnia un po’ di zanzare, fortunatamente non malariche.

Day 3: Ahmed Ela – Lago Assale – Dallol – Makele

È il giorno più atteso, in quanto è prevista oggi la visita di Dallol, che le nostre guide definiscono per semplicità “il posto colorato”. La giornata inizia con una sveglia di buon mattino, decidiamo infatti di fare colazione all’alba sul lago Assale, per godere dello spettacolo del sole che si specchia sulla distesa di sale. I colori sono davvero unici, prendiamo tutto il tempo per scattare un po’ di foto doverose.

Subito dopo l’alba, ci dirigiamo verso Dallol, che raggiungiamo in una mezz’oretta. È importante arrivare presto in quanto il caldo può diventare davvero pericoloso nelle ore di punta del sole. Dallol è in buona sostanza una distesa di sale risalita in superficie in conseguenza a un’attività vulcanica, che trasporta anche minerali di vario tipo, che colorano i cristalli. Sono presenti inoltre delle formazioni sulfuree alle quali è preferibile non avvicinarsi troppo. Il paesaggio cambia molto a distanza di pochi metri, mantenendo però sempre una colorazione intensa. Un’altra particolarità del luogo è che, essendo l’attività vulcanica continua, i colori cambiano quotidianamente, per cui a distanza di un po’ di giorni il paesaggio può essere molto diverso, di conseguenza quello che si vede è sempre unico e irripetibile. I colori sono davvero surreali, si fatica davvero a credere di essere sul pianeta Terra. Un posto davvero magico, sicuramente il luogo più particolare che mi sia mai capitato di vedere, oltre che uno dei più belli. Ma faccio parlare un po’ le foto.

La visita di Dallol dura un’oretta abbondante, al termine della quale facciamo un’ultima tappa in una parte limitrofa che le guide chiamano “the cave”. Qui i colori delle formazioni saline ricordano vagamente quelli delle rocce dei parchi dell’ovest USA. Uno spettacolo anche qui veramente meraviglioso.

La visita alle cave è piuttosto breve, una volta terminata ci dirigiamo nuovamente verso Ahmed Ela, dove facciamo un’ultima sosta pranzo, sebbene in realtà l’ora di pranzo sia ancora lontana. Sono infatti le 10:30 circa, ma dobbiamo necessariamente fare così per permettere ad alcuni compagni di viaggio di arrivare in tempo a Makele, per prendere il loro volo domestico verso Addis Abeba.

Gli ultimi paesaggi che intravediamo sono quindi quelli che ci accompagnano lungo la strada. Ci imbattiamo anche in altri gruppi di dromedari e in qualche babbuino.

Arriviamo a Makele nel pomeriggio, il mio viaggio proseguirà nelle regioni del Tigray e dell’Amhara. Di questo parlo più nei dettagli in altri articoli.

Conclusioni

Dovendo sintetizzare in pochi punti le caratteristiche di questo viaggio, le cose che mi vengono subito in mente sono le seguenti:

  1. Non è un viaggio per tutti. È importante avere ottime capacita di adattamento ed essere pronti a non disporre di acqua corrente, elettricità, connessione e più in generale condizioni igieniche accettabili, oltre ad avere una discreta capacità di sopportare il caldo afoso e non avere troppi problemi a dormire sotto le stelle accarezzati non molto delicatamente dal vento. Ma soprattutto, bisogna essere ben consapevoli di trovarsi nel terzo mondo, che per certi aspetti può essere anche molto peggiore di quanto ci si possa aspettare. Le condizioni di povertà estreme nelle quali ci si immerge possono essere difficili anche solo da osservare per gli spiriti più sensibili e poco abituati a calarsi in situazioni di particolare disagio. D’altro canto non bisogna spaventarsi, devo dire che dal luogo definito come il più inospitale della Terra avevo aspettative peggiori. In fin dei conti a livello fisico non è un viaggio così impegnativo (bisogna stare un bel po’ di tempo in auto ed essere pronti al caldo, per il resto non ci sono ad esempio trekking difficili o scalate di alcun genere), quindi con uno spirito di avventura adatto è tutto fattibile.
  2. Tutto il disagio di cui al punto precedente è comunque ampiamente compensato dall’emozione indescrivibile suscitata dalla vista delle meraviglie concepite dalla natura che sono concentrate in questa regione. Trattasi di luoghi davvero unici e a tratti surreali (Dallol su tutti), che danno la sensazione di trovarsi su un altro pianeta. Il contatto con la gente del luogo è poi fonte di sensazioni discordanti. Se da una parte non è facile immedesimarsi nella realtà che la popolazione vive quotidianamente, dall’altra l’entusiasmo dei bambini nel vederti e chiederti di giocare con loro, ricoperti di polvere mentre camminano rigorosamente scalzi in mezzo ai rifiuti, ha qualcosa di divino. Se vi state chiedendo se ne valga la pena, la risposta è, senza dubbio, assolutamente sì.

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10 commenti su “Dancalia”

  1. Ciao, tra 7 gg parto x la Dancalia, molto chiarificante il tuo racconto, grazie. Avrei 2 domande se puoi rispondermi.
    1 – è necessario portarsi un abbigliamento x il freddo ? Temperature inferiori a 18 gradi ? E dove ?
    2 – ho 3 obiettivi x le foto : 14-24, 24-70, 100-400, quale/i mi consiglieresti di lasciare a casa ? Pensavo al tele x fotografare le persone da lontano visto che gli islamici sono sempre molto restii nel farsi fotografare.
    Grazie x un consiglio.
    Giovanni
    Ti sarei molto grato

    1. Ciao Giovanni,
      mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio racconto. In merito alle tue domande:
      1. Sugli obiettivi per le foto purtroppo mi cogli impreparato, tutte le foto che vedi nell’articolo sono state scattate col mio telefono, che peraltro non è neanche troppo sofisticato (One Plus comprato un annetto fa). Però posso confermare che in Afar le persone sono molto restie a farsi fotografare.
      2. Se ti limiti alla Dancalia, direi che non ti servirà portare più di una felpa, ma solo perchè la notte può essere ventilata, durante il giorno aspettati caldo intensissimo. Poi considera di avere anche il sacco a pelo (se non lo hai tu, te lo dovrebbe dare l’agenzia, almeno con ETT è stato così). Non ti serve sicuramente giubbotto. Se invece vai anche in altre regioni, potrebbe servirti un abbigliamento più pesante. Io fra le altre sono stato anche sui Monti Simien ad esempio e la notte ho avuto molto freddo, nonostante dormissi in tenda con tuta, maglietta interna, due felpe e giubbotto da neve (si dorme a 3600 m). Durante il giorno invece temperatura ottima per trekking. Che itinerario farai?
      Un saluto
      Dado

  2. Diario di viaggio esaustivo, interessante e con quel piglio ironico e divertente che ti strappa il sorriso, anche in situazioni poco gradevoli come quelle da te descritte. Ne terrò ben conto e ne farò tesoro quando sarò la’. ( credo che mi porterò il mio sacco a pelo, spray antizanzare, salviette e a gogo’).Grazie.

    1. Ciao Francesca,
      Ti ringrazio molto, mi fa piacere che il mio articolo ti sia piaciuto.
      Nel caso avessi altre domande, sono a tua disposizione.
      Hai già pianificato la partenza?
      Un caro saluto
      Dado 🙂

  3. Molto interessante il tuo articolo su questo splendido e unico angolo del mondo….e dopo questo sono fortemente convinta a fare questo viaggio!!!
    Le tue “dritte” mi torneranno utili quando sarò in Etiopia. Grazie

  4. Ciao. Bellissimo racconto, veramente coinvolgente. Ti posso chiedere delle informazioni? Noi siamo in due e partiamo il 28 agosto da Venezia via Istanbul; abbiamo già preso i biglietti perchè il costo è basso. Rientriamo il 6 settembre (purtroppo non abbiamo molto tempo). Ho letto che ti sei affidato all’agenzia ETT; posso fare via mail con loro? Sono affidabili? Oltre alla Dancalia, hai qualcos’altro da consigliare?
    Grazie mille
    Ciao Laura

    1. Ciao Laura,
      mi fa piacere che il mio racconto ti sia piaciuto. Io ho fatto 11 giorni in tutto, oltre alla Dancalia sono stato anche nel Tigray e in Amhara.
      Nel Tigray ho fatto 2 giorni nella zona di Gheralta, visitando le chiese rupestri di Abuna Yemata, Mariam Korkor e Daniel Korkor, esperienza che ti consiglio assolutamente, anche perchè dalla Dancalia è facile proseguire il viaggio.
      In Amhara sono stato a Gondar e sui Monti Simien. Gondar è una delle antiche capitali, volevo visitarla perchè è una città in cui sono situati diversi castelli, purtroppo quando ci sono stato io erano in corso dei lavori di ristrutturazione, per cui ho visto poco e niente. I lavori dovrebbero terminare a maggio di quest’anno, ma qualora ti interessasse ti suggerirei di chiedere all’agenzia. Da Gondar sono poi partito per i Monti Simien, per un trekking di 3 giorni e 2 notti. Il paesaggio è molto bello, nel tour sono passato da 3000 a 4000 metri, i trekking sono piuttosto stancanti anche per l’altitudine.
      Se avessi avuto qualche giorno in più, sarei andato a Lalibela. Un’altra cosa che in molti vanno a vedere è l’Omo Valley, in cui si sta a contatto diretto con le tribù.
      A breve pubblicherò un altro articolo sulla mia esperienza in queste due regioni, quindi ti suggerisco di continuare a seguire il blog (e i miei profili social).
      In merito a ETT, puoi tranquillamente sentirli via mail, sono piuttosto ricettivi (diversamente da quanto accade tramite Messenger). Se ti servono i contatti, te li posso girare. Sono abbastanza affidabili, in Dancalia e nel Tigray è andato tutto benissimo, in Amhara abbiamo avuto un disguido (colpa loro), ma hanno fatto in modo da compensare.
      Se hai bisogno di altre informazioni, scrivimi pure!
      Un caro saluto
      Dado

      1. Grazie del graditissimo riscontro.
        Volentieri per i contatti; si comunica in inglese o anche in italiano?
        Grazie per la disponibilità
        Ciao Laura

        1. Ciao Laura,
          di seguito i contatti di ETT e World Sun Travel, le due agenzie che mi hanno proposto i preventivi migliori (fra loro comparabili).
          ETT: ethiopiatravel@gmail.com (se hai bisogno posso darti anche il numero WhatsApp, ma tendono a prendersela comoda, meglio via mail)
          World Sun: https://worldsunethiopiatours.com/ (contatto telefonico valido anche per WhatsApp sul sito, sono abbastanza responsivi)
          Ti giro anche il contatto di un’altra agenzia, di cui non conosco i prezzi, ma ho un accordo con la guida secondo il quale eventuali miei amici avrebbero diritto ad uno sconto, quindi se per caso decidi di contattarli dimmelo, così gli anticipo che dovranno prevedere lo sconto:
          https://gheraltaexpeditions.com/
          Tutte le agenzie rispondono solo in inglese.
          Se hai bisogno di altro, scrivimi pure.
          Un caro saluto
          Dado

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