“Il mare ha questa capacità; restituisce tutto dopo un pò di tempo, specialmente i ricordi.” C.R. Zafon
Indice
- Introduzione
- Itinerario in sintesi (4D3N)
- Day 0: Arrivo a Puerto Princesa
- Day 1: Transfer Puerto Princesa-Balabac, Canimeran e Patawan
- Day 2: Nasubata reef, Onuk Island, Candaraman Island e Starfish sandbar
- Day 3: Canibungan Island, Mansalangan sandbar e Manta sandbar
- Day 4: Transfer per Puerto Princesa
- Conclusioni
Introduzione
Le Filippine sono diventate recentemente una meta molto gettonata dai viaggiatori di tutto il mondo. Considerando che si tratta di un Paese che consta di oltre 7000 isole, capirete bene che non sia semplice scegliere le migliori da visitare. Tuttavia, fra quelle maggiormente attrattive, viene sempre (o quasi) inserita Palawan, essendo da molte classifiche del settore turistico considerata come l’isola più bella del mondo. Sebbene non sia un fan di chi paragona luoghi nel mondo completamente diversi fra loro, peraltro secondo parametri spesso discutibili, una ragione per descrivere Palawan in modo così edificante si suppone debba pure esserci. Tale ragione viene cercata dalla maggioranza dei viaggiatori/turisti nei punti più attrattivi di El Nido e Coron, luoghi meravigliosi noti, oltre che per le spiagge da cartolina, anche per la presenza di laghi e lagune dai colori incredibili. Ora, sebbene queste due località siano effettivamente stupende (come racconterò in altri articoli), in realtà quella ragione di cui sopra io l’ho trovata a Balabac, arcipelago lontanissimo dal turismo di massa, situato all’estremo opposto dell’isola rispetto a El Nido e Coron (ovvero a sud).
Facendo un po’ di ricerche prima di partire, avevo letto di Balabac come di uno dei luoghi più incontaminati, più belli e meno turistici del mondo, e avevo sentito anche di molti viaggiatori che lo hanno ritenuto il posto più incantevole che avessero mai visitato, per cui le nostre aspettative erano molto alte. Non immaginavamo che sarebbero state addirittura ampiamente superate!
Il motivo per cui Balabac è un luogo ancora poco frequentato è legato al fatto che si tratta di un complesso di isole remote, per visitare le quali sono richieste buone capacità di adattamento, come spiegherò meglio nei paragrafi successivi. In più, pare che quella sia una zona in cui si registrano episodi non isolatissimi di pirateria, cosa che ancora oggi scoraggia i visitatori. In pratica non esattamente la meta che mia moglie aveva sempre sognato per il suo viaggio di nozze (le Filippine sono state infatti la destinazione che abbiamo scelto per la nostra luna di miele)!
L’escursione a Balabac è stata l’unica all’interno del nostro viaggio nelle Filippine che abbiamo prenotato dall’Italia, peraltro con largo anticipo prima della partenza, in quanto non sono tantissime le agenzie a cui ci si può affidare (non si può andare in autonomia), e in più i posti sono limitati. Prima di prenotare avevamo fatto un confronto fra le poche agenzie locali trovate, e alla fine abbiamo selezionato Lagum Adventure, prenotando direttamente dal loro sito, pagando un piccolo anticipo. Fra le altre agenzie consultate, sono da menzionare “The Wander Walkers” (i più gettonati, infatti i posti con loro erano terminati), “Kilometer Zero Ph” e “Palawander Travel and tours”. Quasi tutte le agenzie permettono di scegliere fra escursione 4D3N, oppure 3D2N. Fra quelle menzionate, Kilometer Zero Ph organizza anche escursioni 2D1N, ma vista la complessità per arrivare e la bellezza del luogo non suggerirei questa opzione. Noi abbiamo scelto infatti il tour di 4D3N, in modo da includere tutte le sandbar, cosa che non sarebbe stata possibile tagliando un giorno.
Il costo dell’escursione varia poco fra le diverse agenzie. Noi abbiamo speso in totale 15000 PHP a persona (circa 250€) per partecipare a un tour di gruppo programmato, comprensivo di pick up e drop off a Puerto Princesa, tutti i pasti, escursioni e pernottamento in tenda. Il tour può essere fatto anche privatamente, con i costi che naturalmente lievitano. Personalmente, a meno che non siate come il tizio sloveno che ho conosciuto in Dancalia, secondo il quale “una persona un problema, dieci persone dieci problemi”, consiglierei il tour di gruppo, considerando che i gruppi sono piccoli, non c’è possibilità di trovare folle e l’età media dei partecipanti sarà tendenzialmente bassa, visto lo spirito di adattamento necessario (nel nostro caso, almeno, è stato così).
Itinerario in sintesi (4D3N)
Il periodo migliore per visitare Balabac va dalla metà di Febbraio fino alla prima metà di Maggio. Coerentemente con questo assunto, noi siamo partiti nella seconda metà di Aprile 2024, ottimo periodo anche per le altre isole che abbiamo incluso nel nostro itinerario complessivo. Il dettaglio dell’itinerario di Balabac è riportato in sintesi nella tabella di seguito:
| Day | Itinerario | Attrazioni | Note |
|---|---|---|---|
| 0 | Transfer per Puerto Princesa | – | Notte a Puerto Princesa |
| 1 | Balabac | Canimeran, Patawan, Sicsican | Notte a Sicsican Island |
| 2 | Balabac | Onuk, Candaraman, Starfish sandbar | Notte a Sicsican Island |
| 3 | Balabac | Canibungan, Mansalangan sandbar, Manta sandbar | Notte a Sicsican Island |
| 4 | Transfer Balabac – Puerto Princesa | Puerto Princesa town | Notte a Puerto Princesa |
Day 0: Arrivo a Puerto Princesa
Tutti i tour di Balabac iniziano da Puerto Princesa, si parte prestissimo di mattina, pertanto è importante arrivare lì almeno la sera precedente la partenza. Qualche giorno prima di partire, l’agenzia crea un gruppo WhatsApp, nel quale comunica alcune disposizioni e in cui è possibile interagire con gli altri membri del gruppo. Faccio questa precisazione per far notare che è fortemente consigliato disporre di una connessione dati, quindi se non avete acquistato una SIM locale, vi straconsiglio di alloggiare in un posto che abbia una connessione WiFi. A proposito dell’alloggio, è importante che questo sia “in town” (ovvero non al di fuori di Puerto Princesa), perché altrimenti l’agenzia non accetta di venire a prendervi.
Per arrivare a Puerto Princesa, si può ricorrere a un volo interno da Manila o Cebu. Se invece arrivate dal nord di Palawan, ad esempio El Nido o Port Barton, la soluzione migliore è optare per un van condiviso, con un costo che si aggira intorno all’equivalente di 10€ a persona, che potete generalmente prenotare dal vostro hotel del luogo di partenza. Il transfer da El Nido, località da cui siamo partiti noi, fino a Puerto Princesa dura circa 5 ore. Si parte di norma intorno a ora di pranzo, per arrivare quindi a destinazione intorno a ora di cena. Noi abbiamo alloggiato alla Guest House Villa Skanderberg, un posto piuttosto basic e funzionale, ma un po’ lontano da locali e ristoranti (per cenare abbiamo preso un tuk-tuk, non essendo arrivati in tempo per usufruire del loro servizio). Una comodità della Guest House è data dal fatto che i gestori permettono di lasciare i bagagli grandi per la durata del tour di Balabac, servizio di cui abbiamo usufruito (e vi consiglio di fare lo stesso).
Day 1: Transfer Puerto Princesa-Balabac, Canimeran e Patawan
Il pick up per la partenza è previsto fra le 3 e le 4 del mattino, in quanto si impiegano circa 5h per arrivare al porto di Buliluyan, da cui partono le imbarcazioni. La nostra avventura inizia con il nostro van che si fa desiderare, arrivando con oltre 30 min di ritardo. Ritardo dovuto al fatto che, per motivi a me ancora incomprensibili, il pick up non era organizzato in modo da minimizzare gli spostamenti (quindi andando a prendere i vari partecipanti al tour in base alla loro posizione), ma in base all’ordine di prenotazione di ciascuno. Alla fine saremo in totale una decina di persone che viaggeranno incastrate in qualche modo in mezzo ai bagagli, insieme a un autista che tiene attiva la modalità Schumacher per tutto il tempo, con il piccolo dettaglio che le strade percorse non sono esattamente asfaltate come le piste di F1. Come menzionato, noi eravamo stati anche molto furbi a portarci solo uno zainetto piccolo, lasciando le valigie più grandi a Puerto Princesa (dove comunque si deve ritornare al termine del tour), ma diciamo che non tutti lo sono stati altrettanto.
Arriviamo quindi col mal di tutto al porto di Bulyluyan, e dopo la solita burocrazia all’ufficio turistico saliamo su un’imbarcazione strettissima, piena di gente ammassata. Durante il tragitto, traslochiamo in mare aperto insieme al nostro gruppo su una barca più piccola, che useremo per tutti i giorni successivi. La prima giornata di escursione inizia così, con un trasbordo in stile salvataggio di naufraghi e senza avere minimamente chiuso occhio a causa delle condizioni di viaggio poco confortevoli. Tuttavia, già la prima sosta ci fa spalancare le palpebre, preannunciando lo spettacolo a cui avremmo assistito in quei giorni. Si tratta dell’isola di Canimeran, un’isola per buona parte privata, situata in mezzo al nulla, dall’acqua limpidissima e dalla sabbia bianca fine che forma dune visibili anche da lontano. La sosta dura un’oretta o poco più, abbiamo comunque il tempo di fare un bagno e rilassarci, oltre a scattare qualche foto.

Nonostante i colori del mare siano bellissimi, l’isola è ancora molto simile a quanto visto in altre location delle Filippine, come Siargao o Malapascua. Il livello inizia invece a salire decisamente con la seconda sosta, sull’isola di Patawan. L’isola è chiamata anche Dolphin Island, in quanto da una vista aerea sembra assumere la forma di un delfino. I colori sono favolosi, in foto non rendono neanche per sbaglio. A Patawan restiamo un po’ di tempo in più rispetto a Canimeran, anche perché è qui che è prevista la nostra pausa pranzo.






Terminata quest’ultima sosta, soddisfattissimi della giornata nonostante la stanchezza, arriviamo sull’isola di Sicsican, ovvero quella in cui pernotteremo per tutte e 3 le notti. L’isola in sé non invoglia particolarmente a fare il bagno, sia perché non è speciale in termini di paesaggio, sia perché al nostro arrivo (e non solo) la marea è molto bassa. Tuttavia, il tramonto di cui si può godere è qualcosa di spettacolare. Le foto che vedete sono, come sempre, prive di filtri.





Concludiamo la giornata con una cena a base di riso, carne e pesce, menu che si ripeterà ciclicamente a ogni pasto, consumato con tutta la compagnia, nella quale compaiono anche due giovani ragazze filippine che interpretano liberamente il concetto fantozziano di rutto libero.
Ne approfitto a questo punto per raccontare qualcosa in merito alla nostra sistemazione, che come anticipato è molto spartana. Si dorme in tenda (o in hut, per i più fortunati, ma pur sempre per terra), non c’è elettricità se non in alcuni orari serali prestabiliti, non c’è acqua corrente, ci si lava con delle bacinelle di acqua piovana prelevata direttamente da un pozzo presente sull’isola, che viene usata anche per scaricare il wc, comune a tutti gli ospiti (che comunque non sono tanti). Sull’isola è presente un piccolo store in cui si possono comprare acqua, succhi, biscotti, frutta o altre cose del genere di prima necessità. C’è anche la possibilità di connettersi a una rete wireless non troppo funzionante, pagando una cifra simbolica. Non c’è altro, a parte qualche cane randagio che ci ha ridotto a brandelli un paio di asciugamani.
Day 2: Nasubata reef, Onuk Island, Candaraman Island e Starfish sandbar
È il momento più atteso del viaggio, non solo per quanto riguarda Balabac ma relativamente all’intero viaggio nelle Filippine: la visita di Onuk Island. Ci alziamo a un orario decente dopo una notte in tenda tormentata dal vento, che per fortuna però spazza via ogni sprazzo di nuvola, dirigendoci prima a Nasubata reef per un po’ di snorkeling, onestamente non imperdibile, e poi direttamente verso Onuk island, che si rivelerà invece fra i luoghi più mozzafiato mai visti durante la nostra vita (e fortunatamente, ne abbiamo visti tanti). Ma andiamo con ordine.
Come dicevo, lo snorkeling a Nasubata reef non è avvincente, vediamo qualche corallo sparso ma nulla di significativo. In compenso, l’acqua è di un azzurro incredibile e la visibilità sott’acqua è favolosa, infatti vediamo anche a distanze relativamente significative qualche pesce di quelli trasparenti, il cui nome non si può chiedere a una persona ignorante in materia come il sottoscritto. E non ho altro da dire su questa faccenda, come direbbe Forrest Gump.

La sosta snorkeling dura una mezz’oretta, al termine della quale ci dirigiamo verso Onuk Island. La giornata è quasi interamente dedicata alla visita di quest’isola, in cui sosteremo anche per pranzare. Man mano che ci avviciniamo con la barca, i colori diventano sempre più intensi. L’isola è piccola, si girerebbe a piedi in pochi minuti, se non fosse per lo sbalordimento che fa restare impietriti a bocca aperta dopo ogni centimetro di sabbia, e la conseguente voglia di scattare foto da ogni angolazione. Le tonalità dei colori hanno delle sfumature incredibili, l’acqua è talmente limpida che riesco a intravedere una manta azzurra a circa 30 metri di distanza dalla riva (non esagero), e in più il mare è pieno di tartarughe, che si vedono benissimo anche da un pontile ricavato sulla spiaggia. La sabbia è bianca e soffice come la farina. Se il paradiso esiste, possiamo dire di averlo visto ed essere stati più vivi che mai!











Nel primo pomeriggio lasciamo, ahinoi, Onuk Island, per dirigerci verso Candaraman Island, dove sostiamo per pochi minuti. Abbiamo giusto il tempo di scattare qualche foto e di fare una breve passeggiata, essendo la spiaggia solo di passaggio.

Adiacente a Candaraman Island si trova infatti Starfish sandbar. Come suggerisce il nome, questa sandbar è caratterizzata dalla presenza di innumerevoli stelle marine, che si vedono facilmente con la bassa marea, grazie anche alla completa trasparenza dell’acqua. La sandbar è piccola ma davvero molto particolare. Qui ci godiamo lo spettacolo per un’oretta circa, intervallando qualche tuffo a qualche passeggiata sull’acqua. Per sentirmi onnipotente, in quel momento mi mancano solo i capelli.



Terminata la sosta, ci dirigiamo verso il campo base, per chiudere con un nuovo spettacolare tramonto e una cena uguale a quella dei giorni precedenti.
Day 3: Canibungan Island, Mansalangan sandbar e Manta sandbar
Il terzo giorno inizia con una bella alba a Sicsican Island (dall’isola è possibile vedere sia l’alba che il tramonto), dopo la quale ci dirigiamo verso Canibungan Island, un’isoletta in cui trascorriamo l’intera mattinata, fino al pranzo. L’isola è l’ennesima perla di Balabac, colori bellissimi, sabbia bianca e soffice, palme in ogni dove. Il tempo ci viene allietato da diversi bambini che si avvicinano per giocare, cosa che facciamo più che volentieri, nonostante il forte caldo.


Aspettiamo il primo pomeriggio per permettere alla marea di abbassarsi e poter visitare al meglio le due sandbar di questa giornata. La prima è Mansalangan, la più estesa della zona. Lo spettacolo è assolutamente incredibile, per di più c’è solo il nostro gruppo a godere di cotanta meraviglia, e c’è tempo a sufficienza per apprezzarne ogni angolo. I colori sono favolosi.

Il secondo pit stop sarebbe dovuto essere a Punta Sebaring (come avviene generalmente sia con Lagum Adventure che con le altre agenzie), tuttavia a causa di una mareggiata di qualche giorno prima la zona non è facilmente accessibile, e considerando anche che si tratta di un luogo piuttosto distante dal resto delle altre destinazioni di interesse, il team dell’agenzia decide di optare per Manta sandbar, così chiamata per la sua forma visibile dall’alto. Sebbene tenessi molto a vedere Punta Sebaring, diciamo che il piano B ha funzionato alla grande. Faccio parlare le foto, che comunque non rendono.



Torniamo a malincuore al nostro campo base, ancora increduli di quello che abbiamo visto in questi giorni.
Day 4: Transfer per Puerto Princesa
Il quarto e ultimo giorno del pacchetto di Balabac è dedicato unicamente al transfer verso Puerto Princesa, che avviene come all’andata, quindi in barca fino a Buliluyan (stavolta senza trasbordo in mare da una barca all’altra) e poi in van fino al centro cittadino. Arriviamo a Puerto Princesa nel pomeriggio senza particolari emozioni, dopo esserci svegliati molto presto per la partenza. Passiamo poi la notte nello stesso bnb dell’andata, che ci aveva gentilmente conservato le valigie più grandi, e ripartiamo la mattina successiva, destinazione Siargao. Ma quella è un’altra storia.
Conclusioni
Nel nostro viaggio nelle Filippine, che ha compreso anche Malapascua, El Nido, Coron e Siargao, il tour di Balabac è stato per distacco il momento più emozionante. Lontanissimo dal turismo di massa, spiagge da sogno, ancora prima che da cartolina, si tratta davvero del paradiso in terra. Se Palawan è considerata l’isola più bella del mondo da diverse classifiche, ho trovato il motivo lì. Onuk Island in particolare è fra le cose più belle concepite dall’Onnipotente, ad oggi nella top list dei luoghi più belli che abbia mai visto. Tuttavia non una meta per tutti, in quanto necessita di buone capacità di adattamento per le sistemazioni molto spartane e per le svariate ore di viaggio, che comunque sono ampiamente ripagate dallo spettacolo che la natura offre. Dovendo stilare la mia classifica dei punti di maggiore rilievo, direi:
- Onuk Island, senza dubbio il posto più incantevole visitato non solo a Balabac e in tutte le Filippine, ma anche fra i più belli visti nel resto del mondo.
- Manta Sandbar, destinazione nata come ripiego ma rivelatasi una meravigliosa sorpresa.
- Mansalangan Sandbar, la sandbar più grande di Balabac, stupenda.
Trattandosi di un luogo tanto bello quanto remoto, sono felice di avere optato per il tour di 4D3N (cosa che straconsiglio anche a voi), mi spiace solo non essere stato rapito dai pirati per poterci restare a vita.
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Sono interessata. Prezzo? E cosa include
Ciao Marika,
Grazie per avermi contattato. Lo scorso anno il prezzo a persona era di 15000 PHP (equivalenti a 250€), varia poco con le diverse agenzie con cui si può scegliere di andare. Non escludo che possa esserci stato un leggero aumento. Il pacchetto include il trasporto da e per Puerto Princesa (città da cui partono i tour e in cui si deve arrivare autonomamente), tutti i pasti, le escursioni e il pernottamento, in tenda o hut in base alla disponibilità.
Io non organizzo viaggi di gruppo (almeno per il momento), offro solo supporto e consulenza per chi volesse. Eventualmente sono a disposizione.
Un caro saluto
Dado
Ciao, tra una sosta e l’altra mediamente quanto durano i tragitti in barca ?
Mi sembrano barche piuttosto piccole … ci sono passaggi in mare aperto e quindi esposti a onde ?
Per chi soffre di mal di mare cosa consigli ?
Ciao Filippo,
Grazie per il tuo commento. Mediamente fra una sosta e l’altra non passa più di una mezz’oretta (a volte un po’ di più, a volte meno). Solo da il viaggio dal porto alla prima isola è un po’ più lungo se ricordo bene.
In generale i viaggi in barca sono abbastanza intensi, la barca va piuttosto veloce e impatta con le onde in maniera sensibile, se si soffre il mal di mare non escludo che possa essere dura da sopportare.
Non soffrendone personalmente però, onestamente non saprei cosa consigliarti.
Se posso esserti utile in altro modo, sono a disposizione.
Un caro saluto
Dado
Scusa, ma le imbarcazioni dono motoscafi potenti o quei piccoli catamarani che di vedono in alcune foto ?
Sono delle piccole imbarcazioni, non hanno la velocità dei motoscafi. Ma l’impatto con le onde spesso non è liscio ☺️
Ciao! Grazie per la descrizione dettagliata.
Leggo che il periodo migliore per Balabac va da metà febbraio, secondo te è un rischio molto grande andarci a gennaio?
Ho visto che ci sarebbero comunque dei tour.
Per quanto riguarda gli episodi di pirateria, vi siete mai trovati in situazioni di pericolo?
Grazie!!
Ciao Iris,
grazie per il tuo commento. Gennaio dovrebbe essere ancora un buon periodo, poi in quelle zone ci vuole fortuna anche nella stagione più secca.
Al tuo posto proverei sicuramente ad andare!
In merito alla pirateria, l’ultima sensazione che abbiamo avvertito è stata quella di pericolo, noi non abbiamo avuto alcun problema. Da quanto ne so, gli episodi spiacevoli appartengono soprattutto al passato, ma naturalmente non posso darti garanzie in merito.
Se hai altre domande, sono a disposizione.
Un caro saluto
Dado