“Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fiori.”
F. De Andrè, Via del Campo
Indice
Introduzione
Dopo aver macinato oltre 1000 km nei primi due giorni del nostro on the road, arriva il nostro primo incontro del viaggio con l’Oceano Atlantico. Dal Deserto del Kalahari, siamo passati a quello del Namib, considerato come il deserto più antico del mondo. Nell’arco di questa giornata, ci attendono paesaggi fiabeschi, città fantasma e finanche una colonia di simpaticissimi pinguini africani. È il momento di rifiatare un po’ in vista delle giornate successive, che si prevedono intensissime.
La nostra Toyota Fortuner ha superato a pieni voti le strade dei giorni precedenti, per cui merita un po’ di defaticamento. I chilometri che percorreremo nel nostro terzo giorno di on the road, di cui racconto in questo articolo, saranno infatti di numero inferiore a quelli di tutte le altre giornate, ma le emozioni che ci pervaderanno non saranno meno intense.
Ci troviamo a questo punto del viaggio nella regione della corsa ai diamanti, che ci offre l’opportunità di aggiungere al nostro bagaglio culturale un po’ di curiosità sulla storia della Namibia, e di comprendere quanto essa sia stata influenzata dal colonialismo europeo nel corso dei decenni. Come in tutti i giorni di viaggio, il sole accarezza il nostro viso mentre camminiamo in mezzo al deserto, regalandoci la possibilità di apprezzarne al meglio i colori e prepararci a ciò che verrà nei giorni successivi.
Itinerario in breve
Il nostro itinerario si apre e si chiude ad Aus, piccola località nella quale siamo arrivati dopo aver visitato lo splendido Fish River Canyon. Non sono molti i chilometri che separano la città dall’Oceano Atlantico, ma ci permettono di apprezzare bene lo splendido sfondo offerto dal deserto del Namib.
Le attrazioni principali della giornata sono concentrate nei pressi di Luderitz, città fondata alla fine dell’800 e caratterizzata da elementi coloniali architettonici di tedesca memoria. La città e i suoi dintorni rappresentano infatti il punto di estrazione e commercio dei diamanti durante i primi del ‘900, ad opera dei coloni tedeschi. Fra i dintorni della città, la parte più suggestiva è sicuramente Kolmanskop, una città fantasma abbandonata nella metà del ‘900, contestualmente all’esaurimento dei giacimenti.
Luderitz si affaccia poi direttamente sull’Oceano Atlantico, che le conferisce un’aura aspra e selvaggia. Fra i punti di interesse principali raggiungibili direttamente da Luderitz, merita una menzione d’onore Halifax Island. Trovate la mappa dell’itinerario giornaliero qui.
Itinerario dettagliato
Halifax Island
La prima tappa della nostra giornata è proprio Halifax Island (o Halifax Bay), piccola isola rocciosa facente parte di un arcipelago chiamato Penguin Island. Il motivo di tale denominazione è facilmente intuibile: l’attrazione principale dell’isola è infatti una colonia di pinguini africani che abitano l’area. Per poter osservare i pinguini, è necessario prendere parte a un tour in barca. L’unica agenzia che organizza il tour si chiama Penguin Catamaran, ed è possibile prenotarsi inviando un sms (anche WhatsApp) con un giorno di anticipo. Il costo dell’escursione è di 650 NAD a persona (circa 33€), e comprende anche una bella cioccolata calda 😊. È da menzionare il fatto che è possibile arrivare ad Halifax Bay anche in auto, ma ci si può fermare molto distante dal punto di osservazione dei pinguini (visibili solo con un binocolo)
Si parte dal molo di Luderitz alle 8, non ci sono escursioni ad altri orari. Questo perché la corrente nelle prime ore del mattino è meno forte, per cui si evita di correre rischi inutili. Partiamo quindi da Aus intorno alle 6:30, visto che dobbiamo percorrere circa 125 km sulla B4, una strada asfaltata in buone condizioni immersa nel paesaggio desertico. Rimandiamo tuttavia al momento del nostro rientro l’osservazione accurata delle dune e delle altre attrazioni che incontriamo lungo la strada, per evitare di tardare.
Salpiamo dal molo dopo la verifica, da parte dell’equipaggio, della presenza a bordo di tutte le persone prenotate. Il primo punto di interesse, situato a pochi metri dal molo, è Diaz Point, ovvero il luogo in cui il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz sbarcò alla fine del ‘400, durante la sua esplorazione della costa africana. Il punto è riconoscibile da un piccolo faro visibile dalla barca. Nei pressi di Diaz Point, è anche possibile avvistare foche e delfini. In merito a questi ultimi, è da notare che si tratta di una specie particolare, capace di resistere alle basse temperature di quel tratto di Oceano Atlantico.



Superato Diaz Point, si arriva direttamente in prossimità di Halifax Bay. I pinguini si avvistano facilmente, ma per poterli vedere davvero da vicino bisogna essere un po’ fortunati, infatti non è detto che si trovino nei pressi del bagnasciuga. Noi siamo riusciti a vederli chiaramente solo con l’utilizzo di un binocolo, sebbene la loro presenza si scorgesse facilmente a occhio nudo. Da sottolineare il fatto che non è possibile scendere sull’isola, sia per il difficile attracco, sia perché si tratta di un’area protetta. Poiché questa è l’attrazione principale dell’escursione, c’è tutto il tempo per scattare qualche foto.

Dopo l’osservazione dei pinguini, rientriamo al porto. L’escursione dura in totale circa 2 ore/2 ore e mezza, per cui siamo di nuovo al parcheggio intorno alle 10:30.
Kolmanskop
Riprendiamo a questo punto possesso della nostra auto, che avevamo parcheggiato di fronte il punto di incontro, e ci incamminiamo verso Kolmanskop, posticipando la visita di Luderitz al primo pomeriggio. Questo perché vogliamo arrivare in tempo per la visita guidata (gratuita, mance libere a parte) della città fantasma, che inizia alle 11. Non ci sono altre visite guidate durante la giornata, ma è possibile accedere al sito e visitarlo liberamente fino alle 15.
Per l’ingresso paghiamo 900 NAD (circa 45€ in totale, 9€ a testa), comprensivo, al solito, delle 5 quote personali più la quota veicolo. Parcheggiamo di fronte il Casinò building, l’edificio dal quale parte il tour guidato. All’interno dell’edificio, è presente anche un piccolo museo che racconta la storia della città e in cui è esposta una collezione di diamanti (nella Diamond Room). Il tour guidato inizia puntualmente. A darci un po’ di nozioni, è un signore attempato di origini tedesche piuttosto prolisso, infatti in pochi minuti mi parte l’ascolto selettivo. Riesco tuttavia a carpire un po’ di cose.
Innanzi tutto, il nome “Kolmanskop” deriva da un tale che di cognome faceva Coleman, che morì in seguito a una tempesta di sabbia, avendo prima lasciato il carro che trainava su una collina, chiamata successivamente, per tale motivo, “Coleman’s Kop” (ovvero “Collina di Coleman”).
Certamente più interessante è però la storia della corsa ai diamanti. Tutto ha inizio nei primi del ‘900 con un certo August Stauch, un tedesco a cui viene diagnosticata una malattia teoricamente incurabile, che decide di trasferirsi dalla Germania alla Namibia per trascorrere in pace i giorni che gli restano da vivere. Miracolosamente, una volta lasciata la Germania, non solo il suo male scompare, ma inizia addirittura la sua nuova vita. Infatti, dopo aver sentito dire che nella zona in cui si era trasferito (per l’appunto, nei dintorni di Kolmanskop) si potessero estrarre dei diamanti, inizia a investire nell’estrazione. La svolta avviene quando un suo dipendente, un certo Zacharias Lewala, rinviene il primo diamante, scatenando una lunga caccia al tesoro. Successivamente, il governo coloniale tedesco decide di limitare l’accesso all’area dell’estrazione, fino all’esaurimento dei giacimenti, momento in cui inizia l’abbandono della città.
Dopo l’abbandono, molti degli edifici nei quali vivevano le persone che lavoravano alle estrazioni sono stati letteralmente sommersi dalla sabbia (la città si trova proprio in mezzo al deserto), caratteristica che rende i resti della città particolarmente suggestivi. È possibile entrare liberamente in tutte le case che non siano state sommerse.



Luderitz
Al termine della visita guidata, che dura un’oretta, giriamo un po’ in autonomia fino a ora di pranzo. A quel punto, ritorniamo verso Luderitz per mangiare un boccone all’ottimo Portuguese Fishermen Restaurant, che consiglio senza dubbi.
Una volta rifocillati, giriamo per la città in maniera random. Si tratta di una località piuttosto piccola, caratterizzata da elementi in stile coloniale tedesco. Non ci sono molte attrazioni, a parte qualche edificio monumentale coloniale, a mio avviso non particolarmente imperdibile, qualche abitazione pittoresca e la Felsenkirche, ovvero la Chiesa sulla Roccia, risalente ai primi del ‘900. All’ingresso della città, si trova anche un cartello in stile hollywoodiano su una collinetta.
Su molti blog avevo letto che si trattasse di una città abbastanza moderna, ma devo dire che, a parte forse la zona del porto, onestamente non ho avuto questa impressione. Sicuramente è messa un po’ meglio di altre città nelle quali siamo stati (Opuwo, ad esempio, è decisamente più povera), ma basta girare un po’ a caso per ritrovarsi facilmente in mezzo a baracche proprie del Terzo Mondo. In generale, non è una visita che mi sento di consigliare più di tanto.
Nei dintorni della città, può valere invece la pena arrivare fino a Shark Island, che nei primi del ‘900 funse da campo di concentramento durante lo sterminio delle popolazioni Herero e Nama, o passeggiare su Grosse Bucht, spiaggia selvaggia nei pressi di Diaz Point, in cui è possibile vedere le dune affacciarsi sull’oceano (un po’ una brutta copia di Sandwich Harbour).



Horses of the Namib
Terminata la visita di Luderitz, ritorniamo verso Aus. Decidiamo di utilizzare il tempo che ci rimane prima del tramonto per andare a vedere i cavalli selvaggi del Namib. Questi cavalli sono riusciti ad adattarsi al clima desertico e vivono liberamente nei dintorni di Garub, località situata a circa 20 km da Aus. La visita è gratuita e si può parcheggiare facilmente nell’area in cui si trovano i cavalli. Non ci sono persone addette ad accogliere i turisti, anzi, più precisamente, non ci sono proprio persone!
Sulla B4 troverete dei cartelli che indicano chiaramente l’area in cui i cavalli si trovano solitamente, ma potreste vederne qualcuno già sulla strada (quindi fate attenzione durante la guida). Si tratta di una distesa piuttosto ampia con dei bellissimi colori, particolarmente notevoli al tramonto. Consiglio di indossare scarpe chiuse, il terreno è piuttosto minato da ricordi affettuosi lasciati dagli animali 😊. Mentre arriviamo, ci godiamo il paesaggio lungo la strada.



“E quindi uscimmo a riveder le stelle”
Rientriamo quindi al nostro hotel e decidiamo di cenare presto, in modo da uscire nuovamente col buio per osservare le stelle. Essendo nel deserto, infatti, non vogliamo perderci la possibilità di vedere la Via Lattea illuminata nel cielo. Come in tutto il resto del viaggio, non c’è neanche una nuvola. Non ci sono luoghi segnati dai quali sia possibile osservare le stelle, né parcheggi disponibili nelle vicinanze di Aus, quindi ci fermiamo in un punto a caso al margine della carreggiata. Lo spettacolo è stupendo.

Dopo questo momento con sprazzi di romanticismo, torniamo in hotel a riposare, in vista dei due giorni successivi, che prevedono il momento clou del viaggio: Sossusvlei. Ma quella è un’altra storia.
Nota: il deserto roccioso
Fra i nice-to-have che avevo pensato di aggiungere alla giornata nel caso in cui fosse rimasto tempo, c’era qualche trekking nel deserto roccioso, raggiungibile facilmente da Aus. Alla fine abbiamo evitato, ma vi riporto qualche informazione utile, nel caso possa interessarvi. Per poter accedere ai percorsi, bisogna farsi rilasciare un permesso alla reception del Klein-Aus Vista, al costo di 50 NAD a persona (circa 2,50€). In totale, ci sono 6 sentieri percorribili, per i più brevi bisogna considerare circa un’ora e mezza di cammino. Trovate la lista dei percorsi, con le indicazioni di lunghezza, grado di difficoltà, tempo di cammino previsto e punto di partenza, qui. Oltre al trekking, è possibile anche partecipare ad altre attività, fra cui 3 percorsi in mountain bike, di durata variabile (il più breve di 40 minuti).
Conclusioni
Nella nostra testa, la giornata di cui ho raccontato in questo articolo sarebbe dovuta essere riposante. Prevedibilmente, alla fine non lo è stata, sebbene il numero finale di chilometri percorsi sia stato decisamente inferiore a quello degli altri giorni di viaggio. A mio avviso, le tappe che abbiamo coperto meritavano di essere incluse nel nostro itinerario.
La parte che mi è maggiormente piaciuta è stata Kolmanskop. Prima di visitarla, temevo potesse essere un po’ una “turistata”, ma in realtà si è rivelata tutt’altra cosa. Gli edifici sommersi dalla sabbia sono molto suggestivi, così come la storia della città, ma ciò che ho trovato davvero bellissimo è il paesaggio circostante.
La medaglia d’argento spetta all’escursione ad Halifax Island, sebbene i pinguini africani si vedano un po’ lontani (ma sapevamo che in generale bisogna essere fortunati per poterli osservare più da vicino).
Infine, sono meritevoli di una breve sosta i cavalli selvatici di Garub. A me, che non sono certamente un esperto, sono sembrati dei normalissimi cavalli, ma osservarli immersi nel bellissimo paesaggio del deserto namibiano attribuisce all’esperienza un fascino diverso. Abbastanza deludente è stato invece il centro cittadino di Luderitz, con poche, trascurabili attrazioni. Col senno del poi, accorcerei la visita della città per provare a inserire uno dei trekking nel deserto roccioso.
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