“Verrà, nei secoli futuri, un tempo in cui l’Oceano spazzerà le catene dell’Universo, e apparirà un’immensa terra, e Teti rivelerà nuovi mondi, né più esisterà sul globo terrestre un’ultima Thule.”
Seneca
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: Zhygylgan (Terra Caduta), Canyon di Kapamsay, Moschea Shakpak-Ata
- Day 2: Torysh, Kokala, Sherkala, Airakty
- Day 3: Tuzbair Salt Flat
- Day 4: Necropoli di Karaman-Ata, Ybykty Canyon, Kyzylkup (Canyon Tiramisù)
- Day 5: Kyzylkup, Bokty, Bozjyra (Panorama di Marte, Dragon Crest)
- Day 6: Bozjyra (Fangs e valle)
- Day 7: Tuyesu sands e Depressione di Karakia
- Conclusioni
Introduzione
Quando Seneca ha pronunciato i versi con cui vi introduco alla lettura di questo articolo, probabilmente non era consapevole dell’esistenza del Mangystau. Eppure, non credo si sarebbe potuto descrivere meglio, in modo sintetico, il fascino di questa regione del Kazakistan. Un luogo a dir poco surreale, dove la natura è padrona incontrastata e fa sembrare ogni cosa tutto fuorché terrestre.
Gli artisti che hanno modellato questa autentica opera d’arte sono l’acqua, il vento e soprattutto il tempo. Parliamo infatti di una regione risalente geologicamente a centinaia di milioni di anni fa, quando i continenti erano nomadi in mezzo agli oceani. La maggior parte dei capolavori naturali del Mangystau sono generalmente il frutto del ritiro dell’Oceano Tetide, che anticamente ricopriva questa vasta regione.
La regione del Mangystau è il motivo principale che mi ha spinto a organizzare il mio viaggio in Kazakistan. Si tratta di una destinazione non per tutti, in quanto richiede uno spirito di adattamento piuttosto sviluppato. Molti luoghi della regione sono infatti estremamente remoti e non ci sono strutture ricettive di alcun tipo, per cui bisogna, talvolta, diventare un tutt’uno con la natura. Si dorme generalmente in tenda, non ci sono bagni né acqua potabile e la rete telefonica non è concepita, se non quando si attraversano occasionalmente dei villaggi abitati.
È teoricamente permesso visitare il Mangystau in autonomia, ma il rapporto fra rischio e beneficio di tale opzione, rispetto ad affidarsi a guide o agenzie locali, fa propendere decisamente verso la seconda scelta. Questo perché, da una parte le strade sono difficilmente percorribili da guidatori non esperti (dove per esperti intendo seriamente qualcosa di prossimo ai piloti di rally!), e dall’altra la gestione dei tempi e della logistica potrebbe essere molto difficoltosa. In tutto ciò, bisogna anche considerare che i tour, affidandosi direttamente ad agenzie locali, non sono troppo dispendiosi.
Itinerario in breve
Le agenzie locali che accompagnano i visitatori nel Mangystau non sono moltissime. Io mi sono affidato a RedMaya, agenzia fra le più anziane, nonostante sia nata soltanto da poco più di tre anni. L’agenzia, infatti, ha messo insieme una serie di driver e guide che operavano privatamente fino a poco tempo fa, dando vita a una società più strutturata. È comunque ancora possibile affidarsi a driver e guide che lavorano in autonomia.
RedMaya propone tour di gruppo di diversi giorni, e offre anche la possibilità di organizzare tour privati. Il tour che viene programmato con maggiore frequenza è quello da 7 giorni, che si svolge ogni settimana, con partenza di domenica mattina e rientro di sabato sera. Altri tour abbastanza completi sono quelli da 5 e 8 giorni, che si svolgono però una volta al mese. Io ho deciso di optare per il tour da 7 giorni, anche nella speranza di aumentare le probabilità di trovare in loco qualche compagno di viaggio. Spoiler: non è andata affatto male!
I dettagli degli itinerari sono consultabili sul sito dell’agenzia. Faccio comunque un recap di quello da 7 giorni.
| Day | Attrazioni | Notte |
|---|---|---|
| 1 | Zhygylgan (Terra Caduta), Canyon di Kapamsay, Moschea Shakpak-Ata | Kapamsay camp |
| 2 | Torysh, Kokala, Sherkala, Airakty | Airakty camp |
| 3 | Tuzbair salt flat | Yurt Etno camp |
| 4 | Necropoli di Karaman-Ata, Ybykty Canyon, Kyzylkup (Canyon Tiramisù) | Kyzylkup camp |
| 5 | Kyzylkup, Bokty, Bozjyra (Panorama di Marte, Dragon Crest) | Bozjyra camp (altopiano di mezzo) |
| 6 | Bozjyra (Fangs e valle) | Bozjyra camp (Fangs) |
| 7 | Senek dunes e Karakia depression | Aktau |
Ho visitato il Kazakistan a cavallo fra la fine di Settembre e l’inizio di Ottobre 2025. Questo periodo coincide con uno dei migliori per visitare la regione del Mangystau, insieme ai mesi di Aprile e Maggio, per le temperature miti e le condizioni statisticamente di cielo sereno. Nei mesi estivi, in particolare Luglio e Agosto, le temperature possono salire molto, in alcuni casi anche fino a 50 gradi, mentre nei mesi invernali i tour nel Mangystau non vengono svolti a causa del clima estremamente sfavorevole.
Day 1: Zhygylgan (Terra Caduta), Canyon di Kapamsay, Moschea Shakpak-Ata
Il viaggio attraverso il deserto del Mangystau inizia dalla città di Aktau, servita da un aeroporto internazionale (a me però è convenuto arrivare con un volo domestico da Astana la sera prima del pick up).
Vengo prelevato intorno alle 9 dal mio hotel, il Chagala Inn, e condotto all’ufficio RedMaya, per sbrigare le formalità burocratiche e incontrare i miei compagni di viaggio. La squadra è composta da 4 italiani (compreso il sottoscritto), una ragazza di Hong Kong, 2 ragazze inglesi e una famiglia svizzera nella quale figura anche una ragazza di 13 anni, che diventerà presto la mascotte del gruppo. Nel team di RedMaya, figurano invece 4 driver (uno per auto) e una guida. La guida parla inglese fluentemente, a differenza dei driver, che comunicano solo in kazako o al limite in russo.
Partiamo dall’ufficio RedMaya a metà mattina, e dopo aver oltrepassato diversi giacimenti petroliferi della regione, ci ritroviamo subito in mezzo alla steppa. Già a breve distanza da Aktau, perdiamo la linea telefonica, restando isolati fino al giorno successivo.
Zhygylgan, Terra Caduta
La prima destinazione della giornata è Zhygylgan, per gli amici “Terra Caduta”. Si tratta di una depressione risalente a circa 15 milioni di anni fa, che deve la sua denominazione alla sua origine geologica, conseguente al collasso di una vasta area calcarea che si affacciava anticamente sul mare. L’età geologica di questa depressione è stata ricavata dai resti di origine animale rinvenuti nell’area, fra cui quelli appartenenti alle Tigri dai denti a sciabola. A causa del suo aspetto per certi versi inquietante, Zhygylgan viene talvolta definita “Bocca della Terra”.
La visita del sito inizia dal view point situato nei pressi del parcheggio, da cui si ha una visuale ad ampio raggio della depressione e si può scorgere in lontananza il Mar Caspio. Il paesaggio sembra effettivamente la conseguenza di una frana devastante. Dopo qualche foto di rito al belvedere, ci addentriamo nel canyon per raggiungere il Lago Kuzdakary, dalla caratteristica forma a cuore. La discesa al lago è breve ma più impegnativa del previsto, infatti, a detta della guida, nei mesi più caldi molta gente non riesce ad arrivare al lago, preferendo tornare indietro. Il lago è di colore scuro e possiede una elevatissima concentrazione di sale.



Moschea sotterranea di Shakpak-Ata
Pranziamo nei pressi del view point una volta rientrati dal lago, gustando un’ottima pasta cucinata dai nostri driver (chi lo avrebbe detto?). Al termine del pranzo, ci dirigiamo verso la seconda tappa della giornata, ovvero la Moschea sotterranea di Shakpak-Ata. La moschea risale orientativamente al periodo fra il XIV e il XV secolo ed è dedicata per l’appunto a tale Shakpak-Ata, un personaggio legato al Sufismo (corrente spirituale dell’Islam) che visse da eremita fra le sue mura. La moschea, che affaccia direttamente su una necropoli risalente al XIII/XIV secolo, ha una pianta a croce ed è caratterizzata dalla struttura porosa delle pareti calcaree, derivante dall’erosione ad opera dell’Oceano Tetide.



Kapamsay Canyon
L’ultima tappa della giornata è il Canyon di Kapamsay, all’interno del quale allestiamo il nostro accampamento. Il canyon risale al periodo giurassico-cretaceo (ovvero ha già spento oltre 60 milioni di candeline), si estende per circa 4 km e arriva fino a profondità di 70 metri. Le rocce sono prevalentemente costituite di gesso, motivo per cui esse sono di colore bianchissimo.
Osserviamo dapprima il canyon dal punto panoramico, che permette di apprezzare piuttosto bene le varie sfumature di colore, e successivamente dal suo interno, dove arriviamo nelle ore prossime al tramonto. Il canyon di Kapamsay è decisamente l’attrazione che ho preferito fra quelle della prima giornata nel Mangystau.



Day 2: Torysh, Kokala, Sherkala, Airakty
Torysh, Valle delle Sfere
Ci risvegliamo nel Kapamsay Canyon dopo una notte piuttosto fredda e ripartiamo intorno alle 10, avendolo rivisto in tutta la sua bellezza con le luci dell’alba. La prima attrazione della giornata è Torysh, la cosiddetta Valle delle Sfere. Si tratta di un luogo che dalle immagini che avevo visto prima di partire non mi sembrava particolarmente affascinante, ma sono felice di essermi ricreduto dopo aver visto con i miei occhi questa immensa distesa costellata da innumerevoli massi di forma sferica, che raggiungono anche 4-5 metri di diametro. La formazione di questi massi è dovuta a fenomeni unici, che consistono essenzialmente in accumuli dinamici di detriti su nuclei di fossili soggetti a moti vorticosi, dovuti alle forze di trascinamento dell’Oceano Tetide. Si ritiene che la Valle delle Sfere risalga a un numero di anni fa compreso fra 60 e 100 milioni, e che si tratti dell’area con la più alta concentrazione di sfere di pietra del mondo.



Terminata la visita di Torysh, arriva il momento del pranzo, che consumiamo in un villaggio locale. Questo ci permette anche di avere linea telefonica, e quindi connessione a internet per la durata della sosta.
Kokala Canyon
Successivamente, ripartiamo alla volta del Kokala Canyon. Il termine kazako “Kokala” significa “fortezza blu”, espressione che lascia immaginare la colorazione preponderante delle rocce. Il canyon risale a oltre 150 milioni di anni fa e la sua morfologia è il risultato di fenomeni vulcanici e dell’erosione ad opera di acqua e vento. La forma delle rocce ricorda vagamente quelle del Bryce Canyon negli Stati Uniti. Il canyon non occupa un’area molto vasta, ma è veramente una delizia per gli occhi. Visitare il sito non è particolarmente impegnativo, ma bisogna stare attenti al terreno cedevole, costituito da strati di argilla e calcare.



Sherkala
Una volta esplorato il Kokala Canyon, ci dirigiamo verso il Monte Sherkala, incluso ufficialmente nella lista dei monumenti di particolare valore storico e culturale del Kazakistan. Si tratta di un monte imponente alto 308 metri costituito prevalentemente in gesso, che si erge in mezzo a un’ampia distesa stepposa. Il suo nome significa “montagna del leone” e deriva dal fatto che la forma del suo profilo più lungo ricorda, con non poca fantasia, un leone accovacciato. Nel suo profilo più corto, invece, assomiglia un po’ a una yurta.
La visita del monte Sherkala è abbastanza rapida, consiste infatti essenzialmente nella vista panoramica del monte da due punti che si raggiungono facilmente in auto.


Airakty
Dal monte Sherkala, passiamo all’ultima destinazione della giornata, ovvero il complesso di Airakty-Shomanai, luogo meglio conosciuto come “Valle dei Castelli”, secondo la definizione coniata nella metà dell’800 dal poeta ucraino T. Shevchenko.
La Valle dei Castelli è, ancora una volta, il frutto del lavoro lento e incessante del tempo, dell’acqua e del vento, che hanno levigato i profili delle montagne, caratterizzate dalla presenza di creste e pinnacoli. L’area della Valle dei Castelli è piuttosto ampia e fino a qualche milione di anni fa era ricoperta, come buona parte del Mangystau, dall’Oceano Tetide. La montagna più alta dell’area raggiunge 368 metri sul livello del mare.
Arriviamo ad Airakty nelle ore del tramonto, ideali per apprezzare al meglio i colori delle montagne e della distesa nella quale sono situate. Nell’area troviamo anche moltissimi cammelli e dromedari, che ci divertiamo a fotografare. Dividiamo la visita della Valle dei Castelli in due momenti, dedicando il primo all’esplorazione dell’area dalla piana e il secondo, rimandato in realtà alla mattina del giorno successivo, alla scalata di una delle montagne più caratteristiche. La scalata non è particolarmente impegnativa e permette di osservare la vallata da ottima angolazione. La Valle dei Castelli è, a mio avviso, l’attrazione più suggestiva della giornata.



Day 3: Tuzbair Salt Flat
Iniziamo la giornata visitando ancora Airakty di buon mattino e riprendiamo l’auto per dirigerci verso le piane di sale di Tuzbair, che vogliamo esplorare in lungo e in largo. Arriviamo al sito dopo pranzo, che anche questa volta consumiamo in un villaggio (quindi siamo connessi alla rete per la durata del pasto). Purtroppo la giornata è molto ventilata e il cielo è coperto, cosa che non ci permette di godere pienamente del luogo, sebbene si riesca comunque a coglierne il fascino.
La visita di Tuzbair è suddivisa in due parti, la prima dedicata all’esplorazione della parte inferiore e della distesa di sale, e la seconda all’incredibile visuale offerta dal punto panoramico della parte superiore. Il luogo è caratterizzato dalla presenza di scogliere bianche di gesso e calcare levigate dagli agenti atmosferici e dall’Oceano Tetide. Il punto più peculiare della scogliera è il cosiddetto arco, una formazione che spicca fra i costoloni. Tutto davvero stupendo.
Con un po’ di fortuna, è possibile osservare gli specchi d’acqua che si formano dopo le piogge, che noi però non riusciamo a vedere. Fortunatamente, avevo visto degli splendidi specchi d’acqua al Lago Assale in Dancalia, per cui la cosa non mi avvilisce più di tanto.






Terminata la visita delle saline, ci dirigiamo verso un campo Etno Yurt, nel quale passiamo la notte, dormendo in letti normali alloggiati in una yurta condivisa. Al campo abbiamo anche la possibilità di fare una doccia calda, che sarà l’unica del tour. Sarebbe previsto anche uno spettacolo musicale per la serata, che però salta per un imprevisto accaduto ai musicisti.
Day 4: Necropoli di Karaman-Ata, Ybykty Canyon, Kyzylkup (Canyon Tiramisù)
I primi tre giorni sono stati a dir poco spettacolari, ma quasi nulla a confronto di quanto vedremo a partire da questa giornata.
Necropoli di Karaman-Ata
Cominciamo dal complesso di Karaman-Ata, costituito da una vasta necropoli e dalla più grande moschea sotterranea del Mangystau. Come il Monte Sherkala, anche questo complesso fa parte della lista dei monumenti di particolare interesse storico e culturale del Kazakistan. La moschea risale all’incirca al XII secolo, mentre la necropoli, che contiene tombe e mausolei, è di epoca più recente. La moschea consta di 3 stanze, in una delle quali, secondo la leggenda, riposerebbe Karaman-Ata, figura spirituale legata al Sufismo.


Ybykty Canyon (Gola Porosa)
Successivamente, visitiamo il Canyon di Ybykty, anche noto come “Gola Porosa”. Si tratta di un canyon non molto vasto, ma di una bellezza sconcertante. Il canyon è formato da rocce calcaree a struttura porosa, che secondo gli studiosi risalirebbe a oltre 40 milioni di anni fa, frutto dell’erosione di un fiume e del deposito di detriti di varia natura.
È possibile scendere all’interno del canyon per apprezzarlo in tutta la sua eleganza, esperienza della quale naturalmente non ci priviamo. La gola ricorda vagamente l’Antelope Canyon per i profili delle rocce e per la dimensione delle strettoie.





La visita del Canyon di Ybykty non dura moltissimo e termina a fine mattinata. Pranziamo nuovamente in un villaggio, momento che coinciderà con l’ultimo nel quale disporremo di linea telefonica prima del rientro ad Aktau (nell’ultimo giorno di tour).
Kyzylkup (Canyon Tiramisù)
Dopo la pausa pranzo, durante la quale visitiamo anche il mercato del villaggio, raggiungiamo uno dei luoghi più incredibili della regione, ovvero Kyzylkup, noto ai più come Canyon Tiramisù, per la sua colorazione a strati che ricorda vagamente il tipico dolce italico.
Il canyon è composto da un susseguirsi di collinette di colore rosso e bianco, derivanti rispettivamente dalla presenza di ferro e gesso (e non solo), che si alternano a strati creando un colpo d’occhio surreale. La colorazione a strati è ancora una volta il frutto del lavoro incessante dell’Oceano Tetide. Nell’area del Canyon Tiramisù è particolarmente semplice trovare residui di denti di squalo e altri fossili di antichissima origine.
Arriviamo nei pressi di Kyzylkup intorno al tramonto, momento ideale per osservare al meglio i colori delle rocce. L’area è piuttosto grande, infatti dedichiamo alla visita non solo il momento del tramonto, ma anche buona parte della mattinata del giorno successivo, alba compresa. Le colline che costituiscono il canyon non sono altissime, è infatti relativamente facile arrivare sulla sommità del canyon col minimo sforzo, e quindi scendere e risalire anche più volte. La bellezza del luogo è veramente disarmante, fra i più incredibili che abbia mai visto. Lascio parlare qualche istantanea.






Day 5: Kyzylkup, Bokty, Bozjyra (Panorama di Marte, Dragon Crest)
Ci svegliamo prima dell’alba al nostro accampamento ai piedi di Kyzylkup, e risaliamo il canyon per poterlo apprezzare con le prime luci del giorno. Successivamente, ci spostiamo in auto verso un’area del canyon limitrofa, alla ricerca di qualche dente di squalo (da non portare a casa, naturalmente!).



Bokty
Ci muoviamo poi di qualche metro per vedere da vicino il Monte Bokty, una piccola montagna di 165 metri di altezza con la sommità pianeggiante e con le stesse sfumature di colore delle montagne di Kyzylkup. È possibile intravedere il monte in lontananza già dal Canyon Tiramisù. Il monte Bokty risale al periodo cretaceo ed è fra le attrazioni più conosciute della regione, anche perché è raffigurato sulla banconota da 1000 Tenge. La visita al monte è piuttosto veloce, giusto il tempo di provare ad arrampicarsi un po’ e scattare qualche foto.



Bozjyra: Panorama di Marte
Lasciamo a questo punto Kyzylkup per dirigerci verso l’attrazione che, secondo le guide, rappresenterebbe il top del Mangystau: la Valle di Bozjyra. Dopo aver visto il Canyon Tiramisù mi viene difficile credere che la sua bellezza possa essere superata così facilmente, alla fine convengo per un giusto pareggio. La Valle di Bozjyra offre uno scenario completamente diverso da Kyzylkup, col colore bianco a fare da sfondo a paesaggi incredibili e sconfinati. Non a caso, il termine “Bozjyra” indica una “Valle dai Colori Sbiaditi”. Il colore bianco delle rocce deriva, ancora una volta, dalla loro composizione, prevalentemente in gesso e arenaria. Rispetto a Kyzylkup, si può affermare sia meno pittoresco ma più maestoso.
La Valle di Bozjyra è piuttosto estesa, infatti la visita del sito è suddivisa in due giornate. La prima è dedicata all’osservazione della valle da due punti panoramici dall’altopiano superiore, ovvero il Panorama di Marte e la Cresta del Drago, passando per altre formazioni come lo Shoky Tau (avente forma simile a quella di una yurta). Il secondo giorno è invece dedicato prevalentemente ai cosiddetti Fangs, due rocce a forma di zanne, prima da uno splendido punto panoramico dell’altopiano superiore e poi da quello inferiore, e all’osservazione della Cresta del Drago dai suoi piedi e della valle circostante.
Piccola notazione: in merito al Panorama di Marte, ho dovuto segnalare alla guida che nei loro canali social c’è un altro punto chiamato così (erroneamente, da quanto mi ha detto la guida successivamente), ovvero la Depressione di Karynzharyk, che credevo corrispondesse a ciò che avremmo visto. Purtroppo, questa tappa, che dalle foto sembra veramente spettacolare, non è inclusa nel tour di 7 giorni proposto da RedMaya, in quanto molto distante da tutto il resto. Per poter visitare la depressione di Karynzharyk con un tour di gruppo, è necessario ricorrere a quello di 8 giorni.
Il nostro primo incontro con la Valle di Bozjyra avviene proprio al Panorama di Marte, potete immaginare per quale motivo si chiami così. La vista panoramica offre uno sguardo sulle principali formazioni di Bozjyra, incluse Cresta del Drago, Fangs e Borly Tau, quest’ultima dalla cima piatta. Il paesaggio qui sembra davvero disegnato e lascia a bocca aperta.



Bozjyra: Dragon Crest e Shoky Tau
Dopo aver sgranato gli occhi dinanzi al Panorama di Marte, raggiungiamo il secondo punto panoramico della giornata, ovvero quello con la visuale sulla Cresta del Drago, formazione così chiamata per motivi che, anche in questo caso, vi lascio intuire. Si tratta probabilmente del punto più iconico della Valle di Bozjyra e offre la possibilità di scatti molto fotogenici.

Pranziamo con vista sulla cresta e proseguiamo verso l’altopiano di mezzo, dove ci accampiamo. Prima di arrivare alla location scelta per il nostro accampamento, passiamo da Shoky Tau, un luogo sublime che ci divertiamo a fotografare in diversi orari (e quindi con luci diverse).


Day 6: Bozjyra (Fangs e valle)
È il nostro ultimo giorno pieno, le aspettative sono molto alte visti i precedenti. La giornata è interamente dedicata alla Valle di Bozjyra, in particolare ai Fangs, che esploriamo prima dal punto panoramico, raggiungibile con una passeggiata poco impegnativa, ma non semplice per chi soffre di vertigini (una persona del nostro gruppo, infatti, non è riuscita ad arrivare fino alla fine per questo motivo). La vista dei Fangs dal punto panoramico è, ancora una volta, da perdere il fiato. Non saprei onestamente decretare un vincitore fra i tre punti panoramici visitati a Bozjyra.

Una volta rientrati nelle nostre auto, proseguiamo direttamente verso la valle, dove montiamo per l’ultima volta le nostre tende. La location scelta per l’accampamento è proprio sotto i Fangs, e permette di raggiungere a piedi anche la Cresta del Drago, passando in mezzo alla valle. Questo è forse il punto che ho preferito all’interno della Valle di Bozjyra, soprattutto nelle ore vicine al tramonto.





Day 7: Tuyesu sands e Depressione di Karakia
Lasciamo il campo a metà mattina, dopo un’ultima passeggiata nella valle, e ritorniamo verso Aktau. Prima di arrivare in città e chiudere il nostro tour, abbiamo ancora due tappe da aggiungere al nostro vasto elenco.
Tuyesu Sands
La prima sono le Tuyesu sands, ovvero le dune di sabbia che si trovano nei pressi del villaggio di Senek. Le dune sono facilmente scalabili, avendo un’altezza massima di 10 metri, ma è consigliabile indossare scarpe da trekking per la possibilità di incontri ravvicinati con alcune specie di serpenti (cosa che a noi non è capitata). Lo scenario delle dune non è male, ma assolutamente trascurabile per chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di scalare la Big Daddy o la Duna 7 in Namibia. A Senek, intanto, torniamo ad essere connessi col mondo esterno.


Karakia
Dopo l’ultimo pranzo nel villaggio, facciamo una breve sosta al punto panoramico che ci permette di osservare la Depressione di Karakia, punto più basso del Kazakistan e quinto più basso del mondo, con i suoi 132 metri sotto il livello del mare (poco più profondo di Dallol). Il nome della depressione significa letteralmente “Pendio ripido nero”, definizione che descrive bene il paesaggio. È possibile osservare la depressione unicamente dal punto panoramico, l’area per il resto è inaccessibile. La vista, comunque, a mio avviso non rapisce il cuore.

Rientriamo infine ad Aktau, arrivando intorno alle 16, abbondantemente prima dell’orario indicato sulla tabella di marcia da RedMaya.
Conclusioni
Senza essere troppo prolisso, posso affermare con pochi dubbi che il viaggio nel deserto del Mangystau sia stato uno dei più belli della mia vita, sicuramente la parte migliore del viaggio complessivo in Kazakistan, come del resto mi aspettavo. Luoghi davvero indescrivibili e unici, ciascuno dei quali, preso anche solo singolarmente, vale il prezzo del biglietto. Ogni luogo racconta una storia di milioni di anni, ogni angolo lascia a bocca aperta anche le persone più insensibili (e di insensibilità ne so certamente qualcosa 😊).
Una destinazione d’altro canto non adatta a chiunque, che richiede lo spirito giusto e la preparazione, fisica e psicologica, di vivere a pieno contatto con una natura primordiale. Nulla di infattibile, comunque, per chi è abituato a certe esperienze (o anche solo per chi, come me, ha vissuto l’esperienza degli scout), ma è importante sapere bene a cosa si va incontro.
Impossibile stilare il podio delle attrazioni, quindi stavolta faccio un’eccezione e mi spingo fino alla top 5:
- La medaglia d’oro e quella d’argento sono una contesa senza vincitori né vinti fra Kyzylkup (Canyon Tiramisù) e Valle di Bozjyra. Due luoghi molto diversi ma complessivamente emozionanti allo stesso modo. Insieme a Dallol, in Etiopia, e alla Big Daddy/Deadvlei, in Namibia, i luoghi di terra più incredibili visitati in giro per il mondo fino a questo momento.
- La medaglia di bronzo è un’aspra battaglia fra Ybykty (Gola Porosa), Tuzbair Salt Flat e Airakty. Anche in questo caso, non chiedetemi di assolvere al compito di decretare un vincitore, sarebbe troppo gravoso.
Tornando indietro, forse opterei per il tour di 8 giorni, per poter inserire anche la Depressione di Karynzharyk, erroneamente confusa con il Panorama di Marte (colpa in buona parte dell’agenzia, in questo caso). Sicuramente, non opterei per tour inferiori a quello da 5 giorni, che si potrebbe invece selezionare nel caso in cui si disponesse di tempi limitati. Il tour da 5 giorni, infatti, taglia completamente il primo giorno del tour di 7, che rappresenta certamente la parte meno imperdibile, lasciando invece tutte le altre attrazioni (ma accorciando leggermente i tempi nella Valle di Bozjyra).
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