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Siargao

Da dove verrà il vento? Dicono che sia il respiro di Dio. Chi da veramente forma alle nuvole? Cos’è che causa questo gigantesco perturbamento di masse d’acqua?” – Dal film “Un mercoledì da leoni” di J. Milius, 1979

Indice

Introduzione

Mi sembrava appropriato iniziare questo articolo con una citazione tratta da una pietra miliare del cinema, i cui protagonisti sono tre amici che amano stare sulla cresta dell’onda, un po’ per la loro passione per il surf, un po’ per il loro modo di interpretare la vita (il film parla di altro, ma evito eventuali spoiler qualora non lo aveste visto, anche perché vi consiglierei di colmare questa lacuna al più presto). L’immagine dei surfisti non è infatti casuale, direi anzi che è fra le prime cose che vengono in mente pensando alla bellissima isola di Siargao, che raccoglie ogni anno persone da tutto il mondo, trattandosi di una delle destinazioni migliori in assoluto per chi ama questo sport. La zona dell’isola maggiormente rinomata per il surf è la parte a sud-est dell’isola, in particolare il cosiddetto Cloud 9, frequentato non solo da chi lo pratica, ma anche da spettatori più o meno appassionati.

La decisione di includere Siargao fra le destinazioni del mio viaggio nelle Filippine (di cui parlerò più dettagliatamente in altri articoli) non è stata però dovuta alla passione per il surf, che infatti non ho, ma alle escursioni che è possibile fare sull’isola e verso alcune isole vicine. Del resto, la stagione migliore per il surf corrisponde all’incirca ai nostri mesi invernali (fino a fine febbraio), che non corrispondono però alla stagione più secca, che inizia invece a Maggio, differentemente da come accade nel resto del paese. Avendo visitato le Filippine nel mese di Aprile, Siargao è stata quindi inserita come ultima destinazione, in modo da spostare la visita verso l’inizio della stagione secca e aumentare di conseguenza le probabilità di trovare cielo soleggiato.

Per arrivare a Siargao, è necessario fare scalo a Cebu o Manila. Noi (ovvero io e mia moglie) siamo arrivati da Puerto Princesa, facendo scalo a Cebu.

Itinerario (2 giorni pieni + transfer)

Purtroppo ci siamo dovuti accontentare di due giorni pieni a disposizione, che abbiamo utilizzato per altrettante escursioni. La prima è stata la visita delle isole a sud di General Luna, la seconda un pacchetto che prevede, fra le altre cose, la Sugba Lagoon. In merito alla seconda escursione, avremmo voluto farne una che includesse anche Kawaghan Island, ma non era possibile organizzarla da General Luna (situata a sud di Siargao), in quanto le escursioni che includono quell’isola possono essere prenotate solo da Del Carmen (situata a nord, in zona aeroporto), pertanto abbiamo optato per il Land tour, che include, oltre alla Sugba lagoon, anche Secret beach, Palm Tree view point, Maasin river e Magpupunko pools.

Di seguito l’itinerario in sintesi:

DayItinerarioNote
1Volo interno per SiargaoVolo PPS-IAO (scalo a CEB) Notte a General Luna
2Island hoppingNotte a General Luna
3Land tourNotte a General Luna
4Transfer per MNLVolo IAO-MNL in mattinata

Day 1: Transfer per Siargao

Come accennato nel paragrafo introduttivo, per arrivare da Puerto Princesa a Siargao non ci sono voli diretti, per cui abbiamo dovuto optare per un volo con scalo, che nel nostro caso è a Cebu. Lo scalo programmato è piuttosto rischioso, essendo solo di circa un’ora e mezza, in cui peraltro è necessario recuperare e reimbarcare i bagagli, quindi un piccolo ritardo può farci saltare la coincidenza per Siargao. Di conseguenza, potete immaginare la nostra gioia quando partiamo per Cebu con un ritardo di un’ora! Arrivati a Cebu io e mia moglie ci dividiamo strategicamente. Mentre lei va ad aspettare i bagagli, io mi dirigo al desk di Philippines Airlines, compagnia con cui saremmo arrivati a Siargao, per cercare di convincerli, con qualche supercazzola degna del miglior Conte Mascetti, ad aspettarci per la partenza. Fortunatamente, grazie anche alla gentilezza del personale della compagnia aerea, riusciamo a ribaltare le leggi della fisica e a imbarcarci sul volo per Siargao, che parte puntualmente.

La vista dall’aereo è favolosa, purtroppo non sono seduto al lato finestrino, ma riesco comunque a scattare qualche foto degna di nota.

Atterrati a Siargao, arriviamo in van nella zona di General Luna, dove avevamo presso alloggio. Il transfer è organizzato dal nostro bnb sotto nostra richiesta in seguito al loro suggerimento, poiché in aeroporto non c’è possibilità di trovare tuk tuk o van prenotabili sul posto.

Sono già ore serali, quindi, dopo aver prenotato l’escursione per il giorno successivo, ci godiamo il tramonto dalla spiaggia di General Luna.

Day 2: Island hopping

Per il nostro primo giorno a Siargao, approfittiamo del bel tempo per la visita delle isole a sud di General Luna. Il pacchetto comprende un punto snorkeling, Naked Island, Guyam Island e Daku Island, il costo è di 1400 PHP a persona (circa 23€), per il tour di gruppo.

La prima fermata è il punto snorkeling, che è quello che mi è maggiormente piaciuto fra quelli che ho visto nell’intero viaggio nelle Filippine, sebbene il livello non fosse eccezionale, o quanto meno non paragonabile a quello della Grande Barriera Corallina o delle Isole Cook. Lo snorkeling dura una mezz’oretta circa, alcuni coralli hanno dei bellissimi colori, ma l’area all’interno della quale si può nuotare vedendone un po’ non è molto estesa. A questo punto del viaggio, la mia fotocamera subacquea mi aveva già abbandonato (come racconterò in altri articoli), quindi non riesco a mostrare foto.

Il secondo pit stop è a Naked Island, chiamata così non perché si tratti di una spiaggia per nudisti, ma perché l’isola è priva di alberi e di qualsiasi altra cosa. Ricorda per alcuni aspetti l’isola di Nakupenda a Zanzibar. C’è pochissima gente, cosa che ci permette di vedere bene i colori del mare dalla lingua di sabbia. La sosta sarà breve, anche perché l’isola è molto piccola, e breve sarà anche il nostro bagno. I colori sono belli come quelli visti in altre escursioni a Palawan o Malapascua.

Dopo Naked Island, è il momento di Guyam Island, un’isola piccolissima, che si gira a piedi in non più di 5 minuti. Sull’isola è presente anche un piccolo chioschetto, che credo venda anche bibite (il “credo” è dovuto al fatto che non ne ho usufruito, né ho chiesto informazioni a riguardo). Qui ci sono poche persone, che però sembrano tante vista la dimensione dell’isola. I colori del mare sono molto simili a quelli di Naked Island.

Dopo Guyam Island, è il turno di Daku Island, in cui è prevista la fermata più lunga, che comprende anche il pranzo. L’isola è infatti più grande delle altre due, c’è un po’ di gente, ma nulla di drammatico. I colori, come direbbe Donnie Brasco, che ve lo dico a fare?

Daku Island

Il pranzo è servito con una composizione esteticamente molto apprezzabile, il menu è quello tipico delle escursioni filippine, a base di riso, carne, pesce freschissimo e tanta frutta fresca.

Dopo il pranzo torniamo direttamente a General Luna. Abbiamo ancora buona parte del pomeriggio, che utilizziamo per rilassarci a Secret beach, una spiaggetta con un prato adiacente, che raggiungiamo in tuk tuk dal porto, ignari del fatto che sarebbe stata fra le tappe previste per l’escursione organizzata per il giorno successivo.

Secret beach

La giornata termina con un nuovo spettacolare tramonto a General Luna. Per la cena, optiamo per un discreto hamburger in uno dei pochi locali aperti.

Day 3-4: Land tour e rientro

È il nostro secondo e ultimo giorno pieno a Siargao, e il primo (e unico in tutto il viaggio nelle Filippine) in cui vediamo la pioggia, che ci accompagnerà per una buona metà della giornata. Optiamo per il land tour, che condividiamo con altre persone e per cui spendiamo 1100 PHP a testa (circa 18€). Dopo il pick up al bnb, ci dirigiamo verso il nord dell’isola, primo pit stop a Palm tree view point, da cui in realtà eravamo già passati venendo dall’aeroporto il primo giorno, ma senza fermarci. Si tratta di una distesa immensa di palme, la sosta dura giusto il tempo per qualche foto, anche perché è un po’ in mezzo alla strada. La vista comunque merita abbastanza.

Palm tree view point

La seconda sosta è al Maasin river, la pioggia va e viene. Il fiume è di un colore verde intenso, l’acqua è limpida, infatti alcuni fanno il bagno, noi però non siamo troppo invogliati, per cui evitiamo. Anche in questo caso, la sosta è piuttosto breve.

Maasin River

La terza sosta, che sarà la più lunga della giornata, è alla Sugba lagoon, che raggiungiamo con una piccola barca a motore. La laguna è molto particolare, dalle diverse sfumature di verde, e differente da quelle che abbiamo visto a Palawan. Dopo qualche foto di rito, prendiamo il solito kayak per girare la laguna, approfittando di un momento di cielo favorevole.  

Terminata la sosta alla Sugba lagoon, ci dirigiamo verso le Magpupunko pools, visibili solo in condizioni di bassa marea. Da quello che avevo visto in foto e video vari, devo dire che le mie aspettative non erano altissime, ma in realtà mi sono dovuto ricredere perché si tratta davvero di un posto imperdibile e particolarissimo, che consiste in pratica in una serie di piscine naturali ricavate nelle rocce, con un’acqua che rimane limpidissima quando la marea si ritira, e con dei colori spettacolari. Per motivi di comodità non abbiamo però portato i nostri telefoni, per cui foto nada. La visita alle pools dura il tempo necessario, e visto che in questo caso riappare un po’ di sole ce la prendiamo comoda, mentre il nostro van ci aspetta all’entrata.

Ultima fermata di nuovo a Secret beach, che dura poco a causa della pioggia che riprende a cadere abbondante, ma chissene, l’avevamo già vista il giorno precedente, senza peraltro esserne rimasti ammaliati. Ritorniamo comunque a casa soddisfatti dall’escursione, e ci prepariamo psicologicamente al fatto che il giorno successivo sarebbe stato anche quello del viaggio di ritorno. Il volo interno del mattino successivo fino a Manila non regala particolari emozioni, quindi evito di allungare il brodo inutilmente.

Conclusioni

In una delle tante classifiche più o meno (soprattutto meno) affidabili redatte da qualche rivista specializzata (in questo caso si tratta di CNT, Condè Nast Traveler), Siargao è stata messa al primo posto fra le isole più belle di tutta l’Asia. Onestamente mi fido poco di certe classifiche, anche perché utilizzano spesso parametri di giudizio estremamente discutibili, e già considerando le sole Filippine non mi trovo d’accordo con questa valutazione. Tuttavia, penso anche che, almeno in questo caso, chi ha giudicato quest’isola in maniera così edificante abbia comunque avuto i suoi buoni motivi.

Siargao è un’isola un po’ diversa dalle altre visitate nelle Filippine, la natura è molto selvaggia e non sembra essere molto intaccata dal turismo di massa. Al momento del mio viaggio, i turisti erano davvero pochi, e in ogni caso non ho visto molte strutture ricettive rispetto ad altre isole più gettonate, come El Nido e Coron.

L’island hopping è assolutamente consigliato, i colori non hanno nulla da invidiare a quelli visibili in altre escursioni a cui ho preso parte nel resto del paese. In merito al Land tour, sicuramente sono imperdibili le Magpupunko pools e la Sugba Lagoon, mentre Maasin River e Secret beach non mi sono sembrate irresistibili. Non consiglio i tour privati, anche con i tour di gruppo abbiamo trovato pochissima gente.

Dovendo stilare al solito la mia top list dell’isola, direi:

  1. Sugba lagoon
  2. Naked Island
  3. Magpupunko pools

Col senno del poi, trascorrerei la prima (o l’ultima) notte a Del Carmen, in modo da organizzare agevolmente un’escursione a Kawaghan Island e Sugba lagoon, che sostituirei al Land tour, assicurandomi però di riuscire a includere separatamente le Magpupunko pools, che sono assolutamente imperdibili. Per quest’ultima destinazione, è importante informarsi sui momenti propizi di bassa marea, che sono molto variabili.

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