“E scivola il sole, al di là delle dune, a violentare altre notti.“
F. De Andrè, Il Testamento di Tito
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: D707, Sesriem Canyon, Elim Dune
- Day 2: Big Daddy, Deadvlei, Hidden vlei, Dune 45, Dune 40
- Conclusioni
Introduzione
Ho preso spunto da uno dei migliori prodotti del mio cantautore preferito per introdurre il racconto della giornata più entusiasmante del mio viaggio in Namibia, trascorsa in mezzo alle dune probabilmente più affascinanti del mondo. Montagne di sabbia dai colori incredibili che superano i 300 metri di altezza, regalando paesaggi che ammutoliscono anche i più loquaci.
Riflettendo sul testo della canzone “Il Testamento di Tito”, di cui si potrebbe discutere per ore senza mai annoiarsi, pensavo al fatto che sulla Terra si trovino alcuni luoghi talmente speciali da far credere che la loro stessa esistenza non possa essere semplicemente il frutto del lavoro incessante della natura, ma che dietro di essi si celi qualcosa di soprannaturale. Luoghi dinanzi ai quali perfino i più scettici faticano a credere che la mano dell’Onnipotente non abbia dato sfoggio della sua potenza.
Nei miei viaggi, ho avuto sensazioni di tale grandezza più di una volta. Mi è capitato ad esempio sulle distese di Dallol, in mezzo al Canyon Tiramisù, o nelle acque di Onuk Island, della Laguna di Aitutaki e della Grande Barriera Corallina. E poi mi è capitato dal punto più alto della Big Daddy, di cui vi parlo, insieme ad altri luoghi magici, nell’articolo che state leggendo. Spero abbiate fatto scorta di pop corn.
Itinerario in breve
Come avrete capito, la visita di Sossusvlei rappresenta il momento più indimenticabile del viaggio in Namibia. Sossusvlei è un grande parco situato all’interno del Deserto del Namib, ovvero il deserto più antico del mondo, ed ospita le attrazioni più rinomate del Paese. Trattandosi della tappa principale del viaggio, abbiamo suddiviso la visita di Sossusvlei in due giornate consecutive. Nella prima, abbiamo visitato il Canyon di Sesriem e scalato la Elim Dune al tramonto, iniziando la nostra giornata ad Aus e attraversando la D707, da molti considerata come la strada più bella della Namibia. Il secondo giorno, siamo partiti dalla scalata della Big Daddy e dalla discesa fino a Deadvlei, per proseguire, nell’ordine, con Hiddenvlei, Duna 45 e Duna 40.
Fra le tappe che avevamo inserito fra in nice-to-have, ma alle quali abbiamo dovuto rinunciare per motivi di tempo, menziono la Solitaire Desert Farm e il Naukluft Park.
Di seguito la tabella riassuntiva, con le mappe dei percorsi (in auto).
| Day | Attrazioni | Notte | Travel time/km | Mappa |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Aus, D707, Sesriem Canyon, Elim dune, Hammerstein | Sesriem (Hammerstein) | 6h20m/430 | Day 1 |
| 2 | Sesriem, Big Daddy, Deadvlei, Hiddenvlei, Dune 45, Dune 40 | Solitaire | 4h/285 | Day 2 |
Day 1: D707, Sesriem Canyon, Elim Dune
D707
Partiamo da Aus all’alba. Dopo meno di un’ora entriamo sulla D707, che decidiamo di percorrere nonostante Google Maps ci offrisse un’altenativa che ci avrebbe fatto risparmiare almeno mezz’ora di cammino, oltre ad abbassare il rischio di forare le gomme. Il motivo di questa decisione, naturalmente, non è da collegare al nostro discutibile modo di pensare, ma al fatto che la D707 rappresenta essa stessa un’attrazione da non perdere. In realtà, questa strada non è generalmente molto considerata negli itinerari che ho reperito sul web, anche perché la pavimentazione non è delle migliori. Si tratta infatti di una strada sterrata, lunga circa 120 km, che secondo diverse fonti si può percorrere solo con un veicolo 4×4. Dalla mia esperienza, in realtà, ritengo di poter sfatare questa diceria, la strada si percorre tranquillamente anche con un normalissimo 2×4 (noi non abbiamo mai azionato la modalità 4×4 lungo la D707, nonostante la nostra auto permettesse di farlo). Potrebbe al limite essere problematico in caso di pioggia, visto che il manto stradale presenta un po’ di terriccio, ma nella stagione secca è una eventualità in cui è difficile incorrere.
A questo punto vi starete chiedendo se ne valesse la pena. Vi rispondo affermando, senza il minimo dubbio, che la D707 è la strada più scenografica che abbia mai percorso, anche più della Ring Road in Islanda. La D707 namibiana si trova in un punto che vede da un lato le montagne del Tiras e dall’altra le dune rosse del deserto del Namib, offrendo scenari incredibili, che cambiano repentinamente in pochi chilometri. Lungo la strada, non è raro incontrare un po’ di fauna selvatica. Noi abbiamo visto, fra gli altri, tantissimi orici, animali simbolo della Namibia. Ciò che è raro incontrare, invece, sono gli esseri umani. Lungo tutti i 120 km, che, soste comprese, abbiamo percorso in circa 2 ore, abbiamo incontrato una sola auto, e non si trattava di turisti. Alla fine del viaggio, la D707 è stata ritenuta non solo da me, ma anche dai miei compagni di viaggio, l’attrazione probabilmente più scenografica di tutto l’itinerario. Dalle foto potreste intuire il motivo.





Sesriem Canyon
Una volta percorsa tutta la D707, ci immettiamo sulla C27, un’altra bellissima strada panoramica che ci conduce fino all’ingresso di Sossusvlei. Ci fermiamo per pagare la quota d’ingresso, per cui spendiamo 800 NAD al giorno (1600 NAD in totale, avendo visitato il parco in 2 giorni consecutivi), comprensivi di 5 quote personali e della quota auto. Ovvero, in totale, circa 16€ a persona. Raramente ricordo di un rapporto costo/beneficio più basso di questo. Il parco è aperto dall’alba al tramonto, gli orari precisi possono cambiare. Nel nostro caso, significava apertura dei cancelli dalle 7:30 alle 18:30. Questo perché noi dormivamo fuori dal parco, per chi invece alloggia all’interno l’apertura è anticipata di un’ora.
La nostra prima tappa, situata a pochi chilometri dall’ingresso del parco, è il Canyon di Sesriem, un piccolo canyon modellato dal fiume Tsauchab e risalente a circa 15 milioni di anni fa. Il nome Sesriem significa “sei cinghie” e deriva dal fatto che i coloni dovevano legare insieme sei strisce di pelle di bue (“riems”) per arrivare con i secchi in fondo alla gola per raccogliere l’acqua. Il canyon ha una profondità di circa 30 metri ed è lungo circa 1 km. Pertanto, la visita del canyon, scendendo nelle gole, richiede poco tempo. Ci sono due brevi sentieri da percorrere. Il primo, che attraversa la parte più stretta delle gole ed è senza dubbio il più carino, porta fino a un piccolo laghetto. Il secondo, che invece è piuttosto largo, conduce fino a una roccia che, con non poca fantasia, dovrebbe ricordare una sfinge. Questo secondo percorso non è granchè affascinante, se siete a corto di tempo potete tranquillamente tralasciarlo. Anzi, direi che potete tralasciarlo anche se di tempo ne avete! Il sentiero è abbastanza semplice, ma è consigliabile indossare scarpe da trekking e camminare lontano dagli arbusti, in quanto è possibile incontrare serpenti velenosi, fra cui la vipera cornuta. Per entrambi i sentieri, calcolate circa 45 minuti. Il canyon di Sesriem, in generale, è stata l’attrazione meno avvincente di Sossusvlei.



Elim Dune
Terminata la visita del Sesriem Canyon, abbiamo tempo per l’ultima tappa della giornata, prima che chiudano i cancelli, ovvero la Elim Dune, la prima duna particolarmente attrattiva del parco, che si trova a pochi minuti dal Sesriem Canyon e a soli 5 km dall’ingresso/uscita del parco. Il nome “Elim” deriva da quello di una antica fattoria tedesca della zona. Le ore vicine al tramonto sono il momento ideale per salire su questa duna e godere della splendida vista sul deserto del Namib.
La Elim Dune supera di poco i 100 metri di altezza, ma nonostante sia meno alta rispetto alle sue cugine più rinomate all’interno del parco, la scalata è più impegnativa del previsto. Per timore di non riuscire a rientrare in tempo, non riusciamo a raggiungere la cima, ciononostante restiamo estasiati dal paesaggio, che si tinge di un rosso sempre più intenso al nascondersi del sole. Oltre a noi, ci sono pochissime altre persone.
Arriviamo ai cancelli del parco qualche minuto dopo l’orario della chiusura, cosa che ci comporta una bella ramanzina da parte dei guardiani, che avevano già chiuso i cancelli. Ce la caviamo comunque senza multe, a differenza di quanto accaduto ad altri.



Chiudiamo infine la giornata al nostro lodge di Hammerstein, dove arriviamo in tempo per la cena.
Day 2: Big Daddy, Deadvlei, Hidden vlei, Dune 45, Dune 40
È arrivato il giorno più atteso di tutto il viaggio, quello che ci aspettavamo sarebbe valso da solo il prezzo del biglietto. La sveglia suona presto, intorno alle 5:30, per permetterci di fare colazione e arrivare ai cancelli di Sossusvlei poco prima delle 7:30, orario di apertura per chi dorme fuori dal parco. Al nostro arrivo c’è già una discreta fila, ma nulla di traumatico.
Big Daddy
Ci dirigiamo subito verso la meta principale della giornata (e del viaggio), ovvero la Big Daddy, che con i suoi 325 metri di altezza è la seconda duna più alta del mondo e ai cui piedi giace Deadvlei, il luogo più iconico di tutta la Namibia.
La Big Daddy è direttamente accessibile dal parcheggio 4×4, situato a circa 65 km dal cancello di Sesriem. Per raggiungere questo parcheggio, si passa prima dal parcheggio 2×4, raggiungibile con qualsiasi tipo di veicolo, che si trova a circa 4 km di distanza. Una volta giunti al parcheggio 2×4, ci sono essenzialmente 2 opzioni per arrivare al parcheggio 4×4:
- Percorrere i 4 km con il proprio veicolo, che deve necessariamente essere un 4×4. Questo non perché ci sia qualcuno a controllare, ma perché c’è qualcuno pronto a venirvi a prendere, visto che capita spesso che qualcuno decida di avventurarsi con un 2×4, restando implacabilmente impantanato nella sabbia, che è molto soffice e abbondante.
- Utilizzare le navette (a pagamento, costo intorno all’equivalente di 5-10€ a persona) che fanno da sponda fra i due parcheggi e passano con una frequenza sufficientemente gestibile (che però non so quantificarvi).
Poiché disponevamo di un veicolo 4×4, abbiamo scelto la prima opzione, ed è stato molto divertente. Credo onestamente che senza azionare la modalità 4×4, pur essendo dei buoni guidatori, probabilmente saremmo rimasti impantanati nella sabbia, come abbiamo visto accadere ad altre persone. Quindi sì, mi sento di dire che il 4×4 sia davvero necessario.
Il parcheggio 4×4 è il punto del parco più lontano dal cancello di Sesriem. Durante la strada, quindi, si apprezza tutto il paesaggio contornato da dune di colore rosso fuoco, che ricorda un po’ quello del Red Center. Sono all’incirca le 8:30 quando arriviamo al parcheggio 4×4 e iniziamo la scalata della Big Daddy. Il tempo stimato per tale scalata varia fra una e due ore, in base a vari fattori, che vanno dalla temperatura esterna (più è alta, meno compatta è la sabbia) al grado di preparazione. Noi ce la siamo cavata in un’ora e un quarto, approfittando della sabbia ancora abbastanza compatta e, soprattutto, mettendo i piedi sulle orme di chi ci aveva preceduto (che quindi aveva contribuito a rendere la sabbia più dura). Avevo letto su vari blog della concorrenza anche le solite raccomandazioni in stile Studio Aperto sull’importanza di avere con sé acqua in abbondanza e di evitare le ore più calde, ma devo dire che alla fine è stata una scalata meno impegnativa del previsto (chiedere per conferma alla persona del nostro gruppo che aveva portato con sé addirittura solo birra!), sebbene comunque intensa. Peraltro la temperatura era perfetta, intorno a 25 gradi (Agosto mese top!), con un sole splendente.
Oltre alla Big Daddy, alcune persone scalano anche sua “moglie”, ovvero la Big Mama, una duna leggermente più bassa che si alza accanto alla Big Daddy.
La scalata, comunque, ha rappresentato effettivamente il momento più bello del viaggio. Il panorama è davvero incredibile, fra i luoghi di terra lo metto al secondo posto fra i più belli mai visti, dietro soltanto a Dallol, in Etiopia, e a pari merito con alcuni luoghi del Deserto del Mangystau, in Kazakistan.





Deadvlei
Una volta arrivati in cima alla Big Daddy e scattato un triliardo di foto, la discesa che ne consegue è divertentissima. Se riuscite, fatela anche scalzi, io a distanza di qualche mese mi ritrovo ancora qualche granello di sabbia nelle scarpe, e giuro che non sto scherzando!
Al termine della discesa, ci si ritrova proiettati direttamente nella Deadvlei, un capolavoro della natura. Si tratta di una distesa di argilla bianca, resa spettacolare non solo dal paesaggio della Big Daddy, che fa da sfondo, ma anche dalla presenza dei famosi e pittoreschi alberi di acacia morti (non a caso, il termine afrikaans “Deadvlei” indica una “palude morta”). La storia che caratterizza questi alberi è molto peculiare ed è legata alla presenza del fiume Tsauchab, che prima inondò l’area, permettendo agli alberi di crescere, e successivamente deviò il suo corso, causando la mutazione della valle da luogo umido e rigoglioso a uno secco e arido. A quel punto, le condizioni climatiche sfavorevoli venutesi a creare hanno ucciso gli alberi, ma la stessa aridità ne ha impedito il deterioramento e la decomposizione, regalando lo spettacolo mozzafiato visibile ancora oggi.





È all’incirca mezzogiorno e mezzo quando usciamo dall’area della Deadvlei per ritornare al parcheggio 4×4, dove pranziamo approfittando della presenza di alcuni tavolini alloggiati sotto gli alberi.
Hidden vlei
Riprendiamo quindi l’auto per ritornare al parcheggio 2×4, da cui ci incamminiamo verso la Hidden Vlei. Il sentiero per raggiungere la Hidden Vlei è di circa 4 km a/r (2 km + 2 km), è sufficientemente segnato ed è prevalentemente pianeggiante. Nonostante queste caratteristiche, devo dire che il percorso è stato più impegnativo del previsto, la sabbia infatti era piuttosto soffice e non permetteva di camminare agevolmente. Probabilmente il momento migliore della giornata per visitare Hidden Vlei è al mattino presto, ma la nostra agenda era occupata per l’appuntamento con la Big Daddy.
Una volta a destinazione, visitiamo il sito prevalentemente dai dintorni del punto panoramico, per evitare di dover risalire sulla sabbia soffice delle dune che circondano la distesa argillosa, piuttosto simile a quella di Deadvlei. A differenza di quanto accaduto in quest’ultima, però, siamo completamente da soli.



Fra percorso a/r e visita del vlei, impieghiamo all’incirca un paio d’ore.
Duna 45
Riprendiamo a questo punto la via del ritorno, ma abbiamo ancora due fermate importanti da fare. La prima di queste è alla Duna 45, una duna alta circa 170 metri denominata in base alla sua distanza dai cancelli di Sesriem (appunto di 45 km).
La Duna 45 è una delle attrazioni più iconiche e fotogeniche di Sossusvlei. Il momento scenograficamente migliore per scalarla è ancora una volta al mattino presto, momento che coincide però anche con quello di maggiore affollamento. Intorno all’alba, i colori della sabbia, di colore rosso fuoco come in tutto il parco, diventano particolarmente intensi grazie al gioco di ombre offerto dall’incontro del paesaggio con la luce solare.
Arriviamo alla Duna 45 intorno alle 15, a quell’ora ci siamo solo noi. Iniziamo quindi la scalata, decisamente più facile rispetto a quella della Big Daddy, nonostante la sabbia più soffice. Per la scalata, impieghiamo all’incirca una mezz’oretta. Anche qui, il panorama è uno spettacolo incredibile.



Duna 40
La seconda e ultima fermata che facciamo sulla via del ritorno arriva pochi minuti dopo, alla Duna 40, situata a 5 km di distanza dalla Duna 45 (il motivo della denominazione delle due dune è analoga). Le nostre gambe iniziano a questo punto a chiedere pietà, quindi evitiamo la scalata, che comunque, secondo le mie fonti, non offre la stessa visuale delle sue cugine già ampiamente esplorate. Ci accontentiamo quindi di una breve visita dal parcheggio.

A questo punto, non resta che uscire dal cancello di Sesriem e raggiungere Solitaire, località nella quale avevamo prenotato il nostro alloggio, al Namib Desert Camping 2Go, dove arriviamo intorno all’imbrunire.
Conclusioni
Sossusvlei è la destinazione che immaginavamo sarebbe stato il momento più alto del viaggio, ed effettivamente le nostre aspettative non sono state assolutamente deluse, anzi confermo che il luogo vale da solo il prezzo del biglietto.
La tappa sicuramente più imperdibile ed emozionante è stata la scalata della Big Daddy, con la successiva discesa al Deadvlei, ad oggi sul podio fra i luoghi di terra più incredibili che abbia mai visitato. Bellissime anche le scalate della Elim Dune e della Duna 45, così come la Hidden vlei, luogo bypassato dai più, ma emozionante quasi come Deadvlei. Non mi sono invece innamorato del Sesriem Canyon, che onestamente non ritengo imperdibile, e che consiglio di sacrificare qualora si dovesse necessariamente tagliare qualcosa.
A livello climatico, la temperatura che abbiamo trovato era ottima, assolutamente ideale per le scalate e per la visita del parco in generale.
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