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Utah on the road

“Chiusi gli occhi per tre volte
Mi ritrovai ancora lì.
Chiesi a mio nonno: ‘è solo un sogno?’
Mio nonno disse sì”

F. De Andrè, Fiume Sand Creek

Indice

Introduzione

La prima volta in cui ho iniziato a immaginarmi in mezzo agli indiani d’America credo sia stata all’inizio degli anni ’90, quando, da bambino, guardai per la prima volta il film “Balla coi Lupi”. Già in tenera età, quindi, mi rendevo conto che, talvolta, quelli che consideriamo i cattivi in realtà sono i buoni, mentre a considerarsi buoni si può finire per ritrovarsi improvvisamente a essere i cattivi.

È tramite il cinema, inoltre, che sono venuto a conoscenza di alcuni dei luoghi più famosi legati al mito degli Indiani d’America. Dal “sono un po’ stanchino!” di Forrest Gump, al terzo capitolo di Ritorno al Futuro, passando per i western di John Ford, fra gli scenari di alcune delle pellicole più importanti della storia del cinema spicca sicuramente la Monument Valley, fra i parchi più iconici dell’Ovest USA. E come dimenticare, invece, le cavalcate di Butch Cassidy e Billy the Kid sullo sfondo del Bryce Canyon e dello Zion National Park?

Il cinema, tuttavia, non è l’unica cosa che mi viene in mente pensando ai pellerossa. Il ricordo più bello che mi lega a loro, in realtà, proviene dalla mia esperienza negli scout, durante la quale anche a me è stato dato un nome di totem 😊. Ve lo svelo alla fine di questo articolo sullo Utah, divenuto ufficialmente stato USA alla fine dell’800, che ancora oggi ospita alcune riserve indiane, le più note delle quali sono probabilmente quelle delle tribù Navajo e Paiute.

Cosa vedere in Utah

Dagli altopiani rocciosi di colore rosso intenso agli splendidi canyon, passando attraverso fitte foreste e immensi deserti costellati da rocce di arenaria, lo stato dello Utah ospita ben 13 parchi naturali, intervallati da città che spaziano dalle piccole aree rurali interne abitate da mormoni, alle grandi città vibranti, su tutte Salt Lake City, capitale dello stato.

Arrivando dal Nevada, la prima attrazione importante che si incontra entrando in Utah è lo splendido Zion National Park, uno dei più grandi parchi degli Stati Uniti e fra i 10 più visitati. A pochi chilometri dallo Zion, si trova invece uno dei parchi più noti, non solo degli USA, ma dell’intero globo: il Bryce Canyon, tappa obbligatoria per qualsiasi on the road attraverso i parchi dell’ovest. Altra tappa obbligatoria degli on the road, situata fra Utah e Arizona all’interno della Navajo Nation, ovvero l’area più grande degli Stati Uniti gestita dai nativi, è sicuramente la Monument Valley, parco che non ha bisogno di presentazioni grazie ai suoi scenari che l’hanno reso un punto di riferimento per il cinema western americano.

L’area che si estende fra il Bryce Canyon e la Monument Valley offre paesaggi affascinanti caratterizzati da piccole città che spuntano in mezzo al deserto. Fra queste Kanab, anch’essa situata al confine con l’Arizona e vicina al Coral Pink Sand Dunes National Park, e Bluff, città dalla quale si possono raggiungere facilmente Mexican Hat, località che deve il suo nome a una roccia iconica a forma di sombrero, il Natural Bridge National Monument, e il Goosenecks State Park, dal quale è possibile ammirare la vista sul San Juan River. Fra Kanab e Bluff, si incrocia poi la Highway 12, probabilmente la strada più scenografica dello stato, che collega il Bryce Canyon con il Capitol Reef National Park e arriva fino al famoso Lake Powell. Fra gli altri punti di interesse raggiungibili dalla Highway 12, è da menzionare anche il Grand Staircase-Escalante National Monument, il più grande parco del sud-est Utah.

Salendo verso nord, al confine con il Colorado, si arriva poi a Moab, località di riferimento per visitare due importanti parchi nazionali, ovvero il Canyonlands, parco nazionale più grande dello Utah, e l’Arches, così chiamato per via dell’elevata densità (primato mondiale) di formazioni rocciose a forma di arco in esso presenti.

Vicinissimi a questi due parchi nazionali, si trovano infine il Glen Canyon, che è attraversato dal fiume Colorado e si estende anche in Arizona, e il Dead Horse Point State Park, quest’ultimo noto ai cinefili per la scena finale del film Thelma e Louise.

Itinerario in breve

A occhio, visitare le località menzionate nel paragrafo precedente richiederebbe all’incirca un paio di settimane, ipotizzando di non vedere mai due volte la stessa cosa. Nel nostro caso, un paio di settimane corrispondevano al tempo totale del viaggio, quindi capirete bene che dover tagliare dal nostro itinerario oltre la metà delle attrazioni che ci sarebbe piaciuto visitare non sia stato gradevole. Essendo costretti a scegliere, abbiamo deciso di concentrarci sulle attrazioni senza le quali non saremmo davvero potuti tornare in patria evitando una figuraccia da scappati di casa.

La nostra porta di ingresso in Utah è stata il confine col Nevada. Arrivando da lì, la nostra prima tappa è stata lo Zion National Park, con l’obiettivo minimo di fare la scalata che porta al view point dell’Angels Landing. Il giorno successivo è stato dedicato invece al Bryce Canyon, parco nel quale abbiamo prima visitato i punti panoramici principali e successivamente percorso uno dei sentieri più semplici, ovvero il Navajo Loop Trail, accontentandoci di ciò che il tempo ci ha concesso di fare. Dopo una tappa intermedia all’Antelope Canyon, di cui vi parlerò nei prossimi episodi (visto che non si trova in Utah, ma in Arizona), abbiamo infine salutato lo Utah con lo sfondo della Monument Valley apprezzato dal Forrest Gump Point. Di seguito il recap. 

DayLocationNote
1Zion National ParkNotte a Hurricane
2Bryce Canyon National ParkNotte a Kanab
3Antelope CanyonNotte a Page
4Monument ValleyNotte a Tuba city

Tre giorni per tre meraviglie che proverò a raccontare nei prossimi paragrafi, pur consapevole del fatto che si tratta di luoghi in realtà indescrivibili.

Day 1: Zion National Park

Frequentemente, lo Zion National Park non è inserito negli itinerari dei parchi USA dell’ovest da chi parte dall’Italia, sebbene sia in realtà uno dei più visitati degli Stati Uniti. Si tratta di un parco molto grande, che ospita una marea di punti di interesse e che meriterebbe una sosta di diversi giorni. Le attrazioni più suggestive del parco, che coincidono anche con quelle che abbiamo visitato noi, sono il sopracitato sentiero che conduce all’Angels Landing, il punto panoramico probabilmente più emozionante del parco, e i Narrows, delle lunghe e profonde gole scavate dal Virgin River. Fra le altre attrazioni che il tempo limitato a nostra disposizione non ci ha concesso di visitare, contro i nostri desideri, sono da menzionare:

  1. Emerald Pools, delle piccole piscine naturali immerse fra i colori rossastri delle rocce. La sezione più facilmente visitabile è quella delle Lower Pools, raggiungibili tramite una passeggiata su sentiero pianeggiante di circa 2 km a/r. Dalle Lower Pools, percorrendo circa un altro chilometro e mezzo lungo il Kayenta Trail, è possibile arrivare alla seconda sezione delle Emerald Pools, ovvero le Upper Pools.
  2. Zion Observation Point, raggiungibile tramite un trekking piuttosto faticoso, oppure tramite un sentiero meno difficoltoso che parte dal lato est del parco.
  3. Canyon Overlook Trail, escursione di circa 1.5 km a/r che permette di apprezzare alcune delle viste più belle del parco, fra cui quella delle formazioni rocciose note come Towers of the Virgin.

Partendo da Las Vegas, città in cui avevamo pernottato, raggiungiamo le porte dello Zion National Park in circa 2 ore di auto, diventate magicamente 3 a causa del cambio di fuso orario che si sperimenta passando dal Nevada allo Utah. L’ingresso del parco costa 35 USD per auto, che bisogna necessariamente lasciare negli appositi parcheggi (gratuiti) se capitate da quelle parti fra Aprile e Ottobre, mesi nei quali la Zion Canyon Scenic Drive non è percorribile in autonomia. La buona notizia è che, come accade sovente anche per gli altri parchi più importanti, ci si può comodamente spostare all’interno del parco tramite gli shuttle gratuiti messi a disposizione dei visitatori, che passano continuamente.

Angels Landing

Iniziamo la giornata dalla parte più faticosa, nonché di mio maggiore interesse, ovvero la salita dell’Angels Landing. Si tratta di un percorso di difficoltà medio alta (anche se ho visto persone che lo facevano scalzi!), che si può percorrere in circa 4 ore a/r. Il sentiero è piuttosto ripido (dislivello complessivo di circa 500 metri) e nella parte finale presenta un punto molto stretto, per attraversare il quale è necessario reggersi a delle catene predisposte. Detta così sembra molto pericoloso, in realtà non lo è più di tanto, ma per chi soffre di vertigini può essere impraticabile. La fatica della salita è comunque ampiamente ripagata dallo splendido panorama che accompagna il cammino, e soprattutto dal punto più alto, che regala una vista incredibile.

Narrows

Sono le prime ore del pomeriggio quando termino la discesa che mi permette di tornare vincitore dall’Angels Landing, sebbene piuttosto stanco. Il modo migliore per rigenerarmi non può quindi che essere quello di mettere le gambe nell’acqua dei Narrows, nei quali decido quindi di addentrarmi, arrivando all’ingresso delle gole tramite il semplice Riverside Walk. Per percorrere interamente il sentiero scavato nelle gole occorrono circa 5 ore, e soprattutto che il livello dell’acqua non sia troppo alto. Purtroppo nel mio caso va male, quindi riesco ad addentrarmi solo fino a un certo punto, a una distanza dall’inizio del percorso che non saprei quantificare. Per chi volesse, è possibile noleggiare degli scarponi per entrare in acqua, anche se con quel livello di altezza dubito sia una buona idea. A me sono tornati utili in questo caso (e non solo!) i miei sandali da trekking, che saranno molto antiestetici, ma restano un ottimo prodotto assolutamente funzionale. E comunque li indosso senza calzini, perché, nonostante abbia vissuto in Germania, sono rimasto me stesso.

Una volta al punto di partenza, purtroppo, resta solo il tempo per tornare al parcheggio a recuperare l’auto per dirigerci verso Hurricane, piccola località in cui passiamo la notte.

Day 2: Bryce Canyon

Siamo arrivati a questo punto ad uno dei momenti più attesi del viaggio. È infatti la giornata dedicata al Bryce Canyon, uno dei parchi più famosi degli Stati Uniti. Il Bryce Canyon è fra i parchi meno estesi dello Utah, ciononostante è un must per qualsiasi viaggio che si rispetti nell’ovest USA. La particolarità del Bryce Canyon risiede nei suoi splendidi paesaggi, in cui rocce dal colore arancione intenso, levigate dal tempo e dagli agenti atmosferici in modo da far loro assumere la forma di creste e pinnacoli, spuntano abbondantemente in mezzo ai ginepri che pervadono l’area.

Il modo migliore per visitare il Bryce Canyon è combinare il paesaggio dai vari view point situati lungo la Rim Road Scenic Drive, ovvero la strada principale che attraversa il parco, con un po’ di sano trekking in uno o più percorsi disponibili.

Rim Road Scenic Drive

Partiti da Hurricane, arriviamo al parco dopo circa un’oretta e mezza di strada e, dopo aver pagato l’ingresso (35 USD per auto) e recuperato la mappa, iniziamo la visita dai punti panoramici più importanti che incontriamo lungo la strada. Fra questi, sono sicuramente imperdibili Inspiration point, Sunset point, Rainbow point, Bryce Point, Agua Canyon Overlook e Natural Bridge. Tutti i punti panoramici sono facilmente accessibili dalla strada, e noi siamo anche fortunati perché non c’è tantissima gente. Lo spettacolo è davvero indescrivibile.

Sentieri del Bryce Canyon

Successivamente ci addentriamo nel parco, selezionando uno dei trail disponibili al suo interno.

Fra questi, si possono individuare diversi livelli di difficoltà. Fra i più semplici, sono da menzionare:

  1. Navajo Loop Trail, che inizia dal Sunset Point ed è percorribile in un paio d’ore.
  2. Queen’s Garden Trail, contiguo al Navajo Loop Trail e percorribile in un paio d’ore fino al Sunrise Point.
  3. Rim Trail, lungo ma pianeggiante, in particolare nel tratto che collega Fairyland Point e Bryce Point.
  4. Bristlecone Loop, giro ad anello nei pressi di Rainbow Point.

Fra i sentieri più complessi, invece, troviamo:

  1. Under-the-Rim trail, di oltre 35 km, probabilmente il percorso più famoso del parco.
  2. Fairyloop Trail, 12 km ad anello percorribili in circa mezza giornata.
  3. Peekaboo Trail, relativamente breve (circa 10 km ad anello), ma percorribile anch’esso in mezza giornata abbondante, a causa del continuo susseguirsi di salite e discese, che inizia e finisce nei dintorni del Bryce Point.

La nostra scelta ricade sul Navajo loop trail, che si rivela un ottimo compromesso fra basso livello di difficoltà e altissimo livello scenografico. Il dislivello è di soli 160 metri, per una lunghezza di poco più di 2 km.

Purtroppo terminiamo il trail verso l’imbrunire, per cui non riusciamo a fare altri percorsi. In più c’è una forte escursione termica (si arriva fino a circa 3000 m), quindi decidiamo di puntare a qualche fonte calorica, prima di dirigerci verso Kanab, dove passiamo la notte.

Day 3: Monument Valley

La tappa successiva al Bryce Canyon è l’Antelope Canyon, di cui però vi parlerò nel mio articolo sui parchi dell’Arizona. Basti sapere che la nostra giornata dedicata alla Monument Valley inizia da Page, città in cui avevamo passato la notte dopo la visita dell’Antelope Canyon.

La Monument Valley è l’area più grande degli Stati Uniti gestita dai nativi, ed è probabilmente il luogo che nell’immaginario comune viene associato più frequentemente al Far West, complici i numerosi prodotti del cinema americano. È in quest’area che i Navajo si stabilirono secoli orsono, attribuendole l’appellativo di “Valle fra le Rocce”.

La visita della Monument Valley può essere svolta in autonomia (con mezzo proprio), oppure affidandosi a tour guidati. Tuttavia, è importante sottolineare che la visita in autonomia è limitata al giro della Valley Drive, una strada sterrata e polverosa che attraversa le principali formazioni rocciose del parco. Per esplorare la parte “off-road”, invece, bisogna rivolgersi alle guide. Esiste un unico sentiero percorribile in autonomia, il Wildcat Trail, un giro ad anello di circa 6 km su strada essenzialmente pianeggiante.

Poiché al momento del nostro viaggio la temperatura esterna era di oltre 40 gradi (non seguite il mio esempio di visitare la Monument Valley a Luglio, se vi è possibile!), noi ci siamo limitati al giro della Valley Drive, per percorrere la quale abbiamo impiegato circa 3 ore, foto incluse. La strada è ben tracciata e lascia poco spazio alla possibilità di perdersi.

Mittens and Merrick Butte

Una volta entrati nel parco (costo di 20 USD per l’auto + 10 USD per persona) e recuperata l’utilissima mappa, la prima tappa è il Visitor Center, dal quale si apprezza la vista dei Mittens and Merrick Butte, fra le formazioni rocciose più famose del mondo. Il loro nome deriva rispettivamente dalla struttura a forma di guanto (Mittens) e dal nome di un minatore d’argento ucciso alla fine dell’800 (Merrick).

Mittens and Merrick Butte

Valley Drive

Partendo da lì, si incontrano una serie di altre formazioni dal nome auto esplicativo: Eagle Rock (roccia dell’aquila), Bear and Rabbit (orso e coniglio), Elephant Butte (elefante), Three Sisters (le tre sorelle).

I punti a mio avviso però più suggestivi sono l’Artist’s Point e il John Ford’s Point, quest’ultimo dedicato al famoso regista che vi ambientò diversi dei suoi film.

Forrest Gump Point

Usciti dal parco, prima di dirigerci verso Tuba City, un posto sperdutissimo che è in realtà la più grande comunità Navajo e in cui passeremo la notte, facciamo un’ultima sosta on the road per la visita del punto probabilmente più famoso situato subito fuori dalla Monument Valley: il Forrest Gump Point, dalla celebre pellicola di R. Zemeckis. A questo punto della giornata, l’unica cosa che mi viene da dire è che “sono un po’ stanchino”.

Forrest Gump Point

Conclusioni

Probabilmente, lo Utah avrebbe meritato qualche giorno in più, ma sono comunque soddisfatto di quello che ho visitato.

Lo Zion National Park è stato il parco che, più di tutti gli altri, mi ha sorpreso. Avevo aspettative alte, ma non immaginavo che potesse competere, per bellezza e maestosità, con i suoi cugini più famosi. Il punto che ho apprezzato maggiormente di questo parco è certamente l’Angels Landing, duro da raggiungere, ma che ripaga ampiamente la fatica.

Il Bryce Canyon e la Monument Valley, invece, sono state le due attrazioni che mi sono piaciute maggiormente in tutto il viaggio, anche più dell’Antelope e del Grand Canyon. In merito al Bryce Canyon, faccio davvero fatica a indicare i punti che mi hanno maggiormente emozionato, mentre per la Monument Valley ho pochi dubbi: oro al Forrest Gump Point, argento a Mittens and Merrick Butte, bronzo al John Ford’s Point. “E non ho altro da dire su questa faccenda”, come esclamerebbe il buon Forrest.

Ah, il nome di totem che mi affibbiarono i miei amici è “Topo Pazzo”… Il motivo di tale appellativo, però, ve lo lascio solo immaginare.

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