“Sedevo sulla riva oltre Bernadotte
e gettavo molliche nell’acqua,
per vedere i pesciolini affrontarsi,
finché il più forte conquistava la preda.”
E.L. Masters, Antologia di Spoon River
Indice
- Introduzione
- Itinerario in breve
- Day 1: Transfer Dhigurah – Omahdoo e bikini beach
- Day 2: Sandbank remota in teoria, pioggia in pratica
- Day 3: Escursione all’isola deserta
- Conclusioni
Introduzione
La seconda isola dei pescatori che abbiamo visitato nelle Maldive, una volta salutata Dhigurah, è Omahdoo. Ci troviamo ancora nell’atollo di Ari sud, ma una volta sbarcati sull’isola ci sembra di essere in un luogo completamente diverso rispetto alla nostra prima tappa. Infatti, mentre Dhigurah è un’isola lunga e sufficientemente attrezzata, Omahdoo è un’isola molto piccola, che sembra avere conservato un’aura di autenticità. Questa impressione che abbiamo avuto, e che in realtà ci aspettavamo di avere prima di arrivare dalle informazioni che avevo raccolto dalla concorrenza, rappresenta uno dei motivi principali per cui abbiamo deciso di inserire qualche giorno su quest’isola all’interno del nostro itinerario. Tale aspetto non è stato però l’unico che abbiamo tenuto in considerazione nella nostra scelta.
Il motivo principale che ci ha spinto a visitare Omahdoo è legato infatti alla barriera corallina visibile già nei dintorni della bikini beach, che secondo le mie fonti avremmo trovato ben conservata e pullulante di fauna acquatica, diversamente da come accade in altre isole, in cui la cosiddetta “house reef” è solitamente poco vitale. L’house reef di Dhigurah, ad esempio, corrisponde abbastanza a questa descrizione, come raccontato nel mio articolo ad hoc. A proposito della bikini beach, ad essa è legato il secondo motivo della nostra selezione in ordine di importanza. Le mie fonti mi avevano infatti informato di una spiaggia splendida, con dei colori pazzeschi e una discreta lingua di sabbia, al contempo priva di folla.
Nel seguito dell’articolo, scoprirete in che misura le nostre aspettative siano state confermate, con qualche aggiunta rilevante da non perdere.
Itinerario in breve
Abbiamo trascorso a Omahdoo 3 giorni, di cui 2 pieni e il terzo (che è in realtà è il primo 😊) quasi pieno, avendo dovuto dedicare la prima parte della mattina al transfer da Dhigurah. Il nostro programma iniziale prevedeva un’escursione in ciascuna delle due giornate piene a disposizione, ma abbiamo dovuto rinunciare a una delle due per motivi climatici (unico giorno del nostro viaggio quasi completamente accompagnato dalla pioggia).
Avendo fatto il pieno di fauna acquatica a Dhigurah, e avendo deciso di dedicarci prevalentemente allo snorkeling dell’house reef, le escursioni che avevamo pianificato erano mirate a visitare una sandbank remota e un’isola deserta. Poiché il clima ci ha costretto a sceglierne una sola, abbiamo seguito il consiglio della nostra guest house di optare per l’isola deserta. La mattina del quarto giorno ci siamo diretti verso la nostra ultima destinazione maldiviana, ovvero l’atollo di Baa. Di seguito la suddivisione delle nostre 3 giornate.
| Day | Itinerario pianificato | Itinerario effettivo |
|---|---|---|
| 1 | Transfer Dhigurah-Omahdoo e bikini beach | Transfer Dhigurah-Omahdoo e bikini beach |
| 2 | Escursione sandbank remota | Pioggia ☹ |
| 3 | Escursione isola deserta | Escursione isola deserta |
| 4 | Transfer per Malè – atollo di Baa | Transfer per Malè – atollo di Baa |
Day 1: Transfer Dhigurah – Omahdoo e bikini beach
La nostra giornata inizia con il transfer per Omahdoo da Dhigurah, che avevamo organizzato privatamente con la nostra guest house di Omahdoo, il Kirulhiya Maldives, al costo di 150 USD totali. Il costo offerto dalla struttura per il transfer privato è il motivo principale per cui l’abbiamo scelta in un primo momento anche come alloggio. Questo perché, consultando altre strutture, nella maggior parte dei casi ci sono stati offerti, per lo stesso transfer, 250 USD. È il caso, ad esempio, del Dhiguveli Maldives (nostra guest house a Dhigurah) e dell’Hitha Maldives di Omahdoo, struttura che avevamo preso fortemente in considerazione come alternativa. Ci avevano offerto invece 210 USD il Tides Dhigurah, 220 USD l’Akiri Dhigurah e 180 USD il Seaside Dhigurah (quest’ultima però fuori budget per l’alloggio). Da menzionare il fatto che l’Akiri ci avrebbe dato la possibilità di organizzare il transfer con loro, anche non da ospiti della guest house.
In merito al Kirulhiya, ho parlato di guest house scelta “in un primo momento” perché l’esperienza con loro è durata poco. Appena sbarcati a Omahdoo, l’accoglienza infatti non è stata il massimo. La guest house era in fase di lavori in corso, per cui, senza preavviso, siamo stati dirottati in una struttura diversa ubicata dalla parte opposta alla bikini beach, abbastanza in mezzo al nulla, e senza possibilità di interloquire con il personale, che è stato completamente assente per diverse ore. Riusciamo con molta fatica a trovare una persona con cui parlare, che ci mostra la location per i pasti, serviti in spiaggia. Spiaggia tuttavia piuttosto distante dal nostro alloggio, dettaglio non trascurabile considerando che il cielo iniziava ad annuvolarsi. Tutta la situazione è stata poi allietata da un tizio che lavorava per la struttura, che mentre ci osservava pranzare interpretava anarchicamente il concetto di rutto libero. Poiché la struttura ci sarebbe costata 370 USD per 3 notti e avevamo ancora la possibilità di cancellare la prenotazione tramite Booking, abbiamo deciso di cambiare alloggio, optando per il Turtle Maldives, struttura posizionata decisamente meglio, dotata di ristorante e infine molto più economica per il pernottamento (il soggiorno per 3 notti è costato in totale 150 USD).
Il transfer da Dhigurah e il cambio di guest house ci porta via la mattinata, dedichiamo quindi il pomeriggio alla visita della bikini beach. La spiaggia, facilmente raggiungibile a piedi dalla nuova guest house, è piuttosto piccola, ma ci sono poche persone, quasi tutte di nazionalità italiana o russa, quindi riusciamo a godercela abbastanza bene. Come accadeva a Dhigurah, anche qui sono presenti sedie e ombrelloni utilizzabili liberamente da chi arriva primo. I colori del mare sono incredibili, fra tutte le bikini beach che abbiamo visitato è quella che vince la medaglia d’oro per i colori, dalle mille sfumature di azzurro.



Inoltre, così come ci aspettavamo dalle nostre fonti, lo snorkeling nell’house reef è davvero meritevole. La barriera corallina è conservata bene, in più nei dintorni dell’isola ci sono 3 diversi punti in cui è possibile nuotare, tutto questo senza partecipare ad alcuna escursione. Nella parte di barriera vicino alla scritta Omhadoo si vedono squaletti pinna nera piuttosto di frequente. Nonostante la bellezza, Omahdoo si deve accontentare comunque della medaglia d’argento per l’house reef, quella d’oro spetta infatti a Kamahdoo, nell’atollo di Baa.


La cosa però più spettacolare è il tramonto, per il quale Omahdoo vince la seconda medaglia d’oro fra le isole che abbiamo visitato. Fino ad ora, ho visto un tramonto più emozionante solo in Tanzania e a El Nido, nelle Filippine.



La nostra prima giornata si chiude con una cena al ristorante della nostra guest house, cosa che accadrà anche nei giorni successivi. La qualità del cibo è piuttosto buona, il servizio molto lento, ma dai maldiviani abbiamo capito che non si può pretendere troppo.
Day 2: Sandbank remota in teoria, pioggia in pratica
L’idea di partenza era quella di partecipare a un’escursione che ci avrebbe permesso di visitare una sandbank remota, tuttavia abbiamo dovuto rinunciare, come già menzionato, a causa della pioggia che ci ha accompagnato dalla mattina fino a metà pomeriggio.
Ne approfitto per parlare delle escursioni organizzabili da Omahdoo. In generale, le escursioni sono molto simili a quelle a cui si può partecipare partendo da Dhigurah, ma i costi sono generalmente più alti per quanto concerne l’avvistamento di fauna selvatica. La nostra guest house era particolarmente cara, ad esempio l’escursione con gli squali balena veniva offerta a 200 USD a persona, contro i 70 USD che abbiamo speso partendo da Dhigurah. Fra le strutture che organizzano ottime escursioni a prezzi molto più convenienti, segnalo il Bird beak beach, di cui alcune persone conosciute in loco si sono dette molto soddisfatte. Non conosco il listino prezzi, ma so che per l’avvistamento degli squali balena chiedono 120 USD a persona. Riporto poi il listino delle escursioni del Kirulhiya, nostra guest house di origine. Come vedete, anche in questo caso i prezzi sono piuttosto differenti da quelli di Dhigurah.


Anyway, dedichiamo gli sprazzi di sole del pomeriggio ancora allo snorkeling alla bikini beach, e successivamente a una passeggiata sul pontile di legno presente sull’isola, prima con la luce del sole e poi serale. Il pontile permette di vedere la barriera corallina dall’esterno a distanza ravvicinata, i colori sono veramente spettacolari e la fauna selvatica è ben visibile.

È possibile anche fare snorkeling, ma non è troppo consigliabile perché, purtroppo, gli autoctoni versano immondizia organica in acqua direttamente dal pontile. Questa pratica ha anche un altro effetto, che è quello di fare avvicinare squali nutrice e razze nelle ore serali (ovvero poco dopo i riversamenti in mare).



Day 3: Escursione all’isola deserta
Fortunatamente, le nuvole sembrano averci abbandonato, quindi decidiamo di organizzare un’escursione con la nostra guest house, per andare a visitare un’isola deserta al largo di Omahdoo. Il costo dell’escursione è di 80 USD a persona. Partiamo col sole, il mare è un po’ agitato e rende il tragitto in barca un po’ burrascoso, ma nulla di grave. Arrivati a destinazione, veniamo colti dalla nuvola di Fantozzi, ma fortunatamente si tratterà di una pioggia breve.
L’isola in realtà non è deserta, sarebbe infatti più corretto definirla un’isola privata. Su di essa vivono infatti 3 persone, che vorrebbero costruire un resort, i lavori non sono però ancora iniziati. L’isola non è tenuta benissimo, fra sterpaglie e stoviglie sporche lasciate incustodite, ma tutto sommato nulla di rilevante. Approfittiamo del momento di pioggia per un piccolo spuntino, andando a esplorare un po’ l’isola qualche minuto più tardi con un po’ di luce solare. L’isola è piuttosto piccola, i colori del mare sono molto belli e la sabbia è bianchissima. Restiamo lì per un paio d’ore abbondanti, durante le quali riusciamo a fare il bagno, ma senza snorkeling perché le onde sono piuttosto forti.



Rientriamo quindi verso Omahdoo, con abbondante tempo a disposizione per andare a salutare la bikini beach per l’ultima volta. Prima del tramonto, facciamo una piccola tappa a Stingray beach, una spiaggia così chiamata per le razze che si presentano quotidianamente prima del tramonto. Purtroppo, anche in questo caso il motivo è legato al fatto che gli autoctoni danno loro da mangiare. Molta gente si avvicina alle razze imboccandole e toccandole, ovvero facendo l’opposto di ciò che viene raccomandato, con la compiacenza degli autoctoni. In acqua si vedono arrivare anche diversi squaletti di barriera.

Terminiamo la giornata e la nostra avventura a Omahdoo con un’ultima cena al ristorante della guest house, ripartendo la mattina del giorno successivo per Malè, prima del nostro transfer per l’atollo di Baa. Il costo della speedboat da Omahdoo a Malè è di 45 USD e può essere, come sempre, prenotata tramite la propria guest house.
Conclusioni
Omahdoo è un’isola che complessivamente ci è piaciuta e che credo abbiamo fatto bene a includere nel nostro itinerario, anche per la facile raggiungibilità da Dhigurah. Effettivamente, abbiamo avuto l’impressione di un’isola che conserva ancora qualche tratto di autenticità, anche se si vedono tanti cantieri in costruzione. Pur essendo stati sull’isola per pochi giorni, abbiamo avuto modo di vedere bene quello che offre, anche perché avevamo fatto le escursioni principali con la fauna selvatica durante la nostra permanenza a Dhigurah.
Dovendo scegliere le parti più belle, direi:
- Il tramonto dalla bikini beach, fra i più belli mai visti.
- La bikini beach, medaglia d’oro fra quelle che abbiamo visto.
- L’isola deserta, colori bellissimi e sabbia di un bianco accecante.
Fra le note meno piacevoli, sicuramente l’abitudine degli autoctoni di dare da mangiare agli animali, che ancora una volta abbiamo constatato essere diffusa.
Per il resto, l’isola non è molto vivace e non ha moltissimi servizi. Non a caso, il ristorante della nostra guest house era frequentato da persone provenienti da strutture diverse, che spesso non sono attrezzate opportunamente per pranzo e cena. Nulla da aggiungere infine in merito ai costi rispetto a quanto già evidenziato.
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